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Banche fredde sulla manovra: “Il nostro contributo gestibile ma non siamo certo contenti”

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Patuelli, presidente Abi: “Non è scontato che nel 2026 si riescano a replicare gli utili del ‘25”
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FIRENZE – Impatto del contributo imposto dalla manovra «gestibile» nell’immediato, ma già nel 2026 le banche potrebbero non avere una disponibilità così ampia di risorse. Gli istituti di credito sono disposti ad accettare il prelievo imposto dalla legge di Bilancio di quest’anno, che fra aumento delle tasse e minore deducibilità vale, calcola l’Abi, 9,6 miliardi. «Poi se dobbiamo dirci contenti direi di no», ammette il direttore generale Marco Elio Rottigni. Ma «non tutto quello che è avvenuto nel 2024 e 2025 è scontato che avvenga nel 2026, e bisogna attrezzarsi in anticipo per cercare di ottenere risultati positivi», avverte il presidente dell’Associazione bancaria, Antonio Patuelli.

Il seminario annuale per la stampa, a Firenze, è l’occasione per fare il punto sulle prospettive del mondo del credito. Segnali negativi arrivano dai crediti deteriorati delle imprese: si passerà dal tasso del 2,6% del 2024 al 3% nel 2026. Sui tassi si profila il probabile taglio americano, dovuto «all…

FIRENZE – Impatto del contributo imposto dalla manovra «gestibile» nell’immediato, ma già nel 2026 le banche potrebbero non avere una disponibilità così ampia di risorse. Gli istituti di credito sono disposti ad accettare il prelievo imposto dalla legge di Bilancio di quest’anno, che fra aumento delle tasse e minore deducibilità vale, calcola l’Abi, 9,6 miliardi. «Poi se dobbiamo dirci contenti direi di no», ammette il direttore generale Marco Elio Rottigni. Ma «non tutto quello che è avvenuto nel 2024 e 2025 è scontato che avvenga nel 2026, e bisogna attrezzarsi in anticipo per cercare di ottenere risultati positivi», avverte il presidente dell’Associazione bancaria, Antonio Patuelli.

Il seminario annuale per la stampa, a Firenze, è l’occasione per fare il punto sulle prospettive del mondo del credito. Segnali negativi arrivano dai crediti deteriorati delle imprese: si passerà dal tasso del 2,6% del 2024 al 3% nel 2026. Sui tassi si profila il probabile taglio americano, dovuto «alla nomina di un nuovo presidente della Federal Reserve e alle elezioni di Midterm». A condizionare in negativo il clima economico ci sono le crisi di Germania e Francia, e i dazi Usa. Sul fronte delle uscite, c’è l’aumento delle spese legate agli investimenti in cybersicurezza («adesso sono 6 miliardi, ma cresceranno», avverte Patuelli), e l’avvento dell’euro digitale, i cui costi «graveranno sulla Bce e sulle banche, non sugli Stati», almeno 880 milioni secondo le stime iniziali dell’Abi.

Sono segnali da monitorare, anche se non indicazioni di crisi, neanche incipiente: «Le banche italiane sono solide e sanissime», afferma Patuelli. Facendo notare che conviene a tutti che rimangano così: «La solidità delle banche è un presupposto perché l’Italia ottenga un buon rating». E ancora: «Il mondo bancario è un pilastro della sottoscrizione dei titoli del debito pubblico italiano», nonostante attualmente non siano i titoli più redditizi del mercato. E allora forse il messaggio è che non bisognerebbe pensare con troppa leggerezza ad attingere alle risorse bancarie. E neanche spingere le banche a fare credito a tutti i costi: Patuelli ripercorre la vicenda delle garanzie statali nella crisi innestata dal Covid, quando le banche erano state spinte ad allentare i criteri di controllo: «Quando è scemata l’emergenza è arrivata una grande paura del rischio insolvenze. Fortunatamente le banche avevano regolarmente condotto le istruttorie». Un rischio che a volte si affaccia anche adesso: «Se qualcuno non ha le carte in regola è inutile che faccia il comunicato di protesta perché gli manca il credito, se lo fa attira l’attenzione della guardia di finanza».

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