Doccia fredda nel centrosinistra, Schlein: “Resteremo uniti e competitivi per le politiche”
di Serena RiformatoROMA – A sera, la segretaria del Pd Elly Schlein cerca di vedere il bicchiere mezzo pieno: «Il risultato, nel suo insieme, pur con tutte le specifiche del voto locale, conferma che quando siamo uniti come campo progressista siamo competitivi e lo saremo anche alle prossime elezioni politiche». Certo, ammette la leader dem, a Venezia, unico capoluogo di regione in palio, «sapevamo che non sarebbe stato facile dopo undici anni di governo della destra».
In verità la delusione è più acre di quanto si possa dire in chiaro. In Laguna, il centrosinistra in versione extralarge – da Rifondazione comunista al Pd, passando per i centristi di Iv – ci aveva creduto. La speranza viaggiava sulle vele di un generoso 55% al referendum di marzo sulla giustizia (e positivi erano anche i dati delle Europee 2024). Invece il senatore dem Andrea Martella, ex sottosegretario all’Editoria, si è fermato al 38%. Sconfitto al primo turno dal 38enne Simone Venturini. Rispetto al 2020 il Pd ha guadagnato cin…
ROMA – A sera, la segretaria del Pd Elly Schlein cerca di vedere il bicchiere mezzo pieno: «Il risultato, nel suo insieme, pur con tutte le specifiche del voto locale, conferma che quando siamo uniti come campo progressista siamo competitivi e lo saremo anche alle prossime elezioni politiche». Certo, ammette la leader dem, a Venezia, unico capoluogo di regione in palio, «sapevamo che non sarebbe stato facile dopo undici anni di governo della destra».
In verità la delusione è più acre di quanto si possa dire in chiaro. In Laguna, il centrosinistra in versione extralarge – da Rifondazione comunista al Pd, passando per i centristi di Iv – ci aveva creduto. La speranza viaggiava sulle vele di un generoso 55% al referendum di marzo sulla giustizia (e positivi erano anche i dati delle Europee 2024). Invece il senatore dem Andrea Martella, ex sottosegretario all’Editoria, si è fermato al 38%. Sconfitto al primo turno dal 38enne Simone Venturini. Rispetto al 2020 il Pd ha guadagnato cinque punti, oggi vale un buon 25%: ma non è bastato a trainare la coalizione. Troppo modesti i risultati degli alleati: verso la fine dello spoglio, Avs sfiora il 5%, ma il M5s non tocca il 3%. Una delle percentuali che fanno dire a Paola Taverna, vicepresidente M5S e delegata ai Territori, che «questa tornata offre risultati in chiaroscuro: alcuni ci rallegrano altri non ci soddisfano». Poi il caveat d’obbligo: «È improprio ricavarne valutazioni di ordine generale, ancor più proiettate sul nazionale».
Eppure anche il Sud, questa volta, per il centrosinistra è dolceamaro. Il centrodestra si è ripreso Reggio Calabria. Ma soprattutto, sotto Roma, il trionfo più netto di un anti-meloniano – nessuna sorpresa – ha il volto familiare dell’ex presidente campano Vincenzo De Luca, vicino al 59%: senza il simbolo Pd e contro M5S e Avs. Un campo in frantumi. Così com’è avvenuto a Enna, dove ha vinto il barone rosso Mirello Crisafulli, 75enne ex dirigente Pci-Pds, che torna a fare il sindaco della sua città. La consolazione è Avellino: Nello Pizza, 59 anni, avvocato penalista, già segretario provinciale Pd, va verso la vittoria al primo turno. Poi la gioia di Andria: confermata la sindaca uscente di centrosinistra Giovanna Bruno.
Nomi da aggiungere a qualche certezza storica e desiderato ritorno in Toscana: Pistoia torna ai progressisti dopo i nove anni di Alessandro Tomasi, il primo sindaco di centrodestra nella storia della città: l’ha riconquistata il professore universitario Giovanni Capecchi, un comodo 54,6% al primo turno. Venti minuti di macchina più in là c’è Prato, che per la terza volta ha incoronato il dem Matteo Biffoni. Che con meno reticenza di altri riassume l’avviso ai naviganti di questo piccolo voto amministrativo: «Le condizioni per vincere ci sono, ma dare per acquisito un risultato» alle Politiche 2027 «sarebbe un errore mortale».
Calma e gesso. E poi c’è sempre il secondo tempo: «Per capire chi avrà vinto e perso questo turno di amministrative occorrerà aspettare i ballottaggi tra 15 giorni», prevede il leader di Italia viva Matteo Renzi. Che tuttavia riconosce: «Peccato per Venezia, era la sfida più importante». «Non cambia nulla», rassicura il responsabile Organizzazione del Pd Igor Taruffi: «La partita per le elezioni politiche del prossimo anno resta aperta».