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Meloni: “Mai nel conflitto, Rutte imprudente”. Timore di attacchi alle navi

Il ministro della Difesa Guido Crosetto alla terza edizione de Il Giorno della Verit?, Roma 23/06/2026 (agf)

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L’ira del governo verso il leader della Nato: “Parole a caso”. Tajani chiama Araghchi. Crosetto: “Rischio conseguenze serie
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ANTIBES – Le minacce di Teheran piombano su Roma di prima mattina, mentre parte del governo sta per mettersi in viaggio verso la Camera e poi, all’ora di pranzo, verso Antibes, per il vertice intergovernativo italo-francese. Giorgia Meloni è ancora irritata (eufemismo) per la sortita di Mark Rutte sui “500 voli” partiti dalle basi Usa in Italia verso l’Iran, che per l’opposizione svelerebbero il suo bluff su Sigonella, e si ritrova a dover maneggiare le possibili conseguenze pratiche di questa uscita. Non si tratta di retorica: il ministro della Difesa, Guido Crosetto, appena atterrato ad Antibes dirama una nota preoccupata. «Le parole a caso» del segretario generale della Nato, che Crosetto bolla come «inopportune e superflue, stanno generando una tempesta in un bicchiere d’acqua sul piano interno, ma rischiano di produrre conseguenze ben più serie sul piano internazionale». E queste «conseguenze serie», spingono fonti qualificate della Difesa a ipotizzare possibili ripercussioni con…

ANTIBES – Le minacce di Teheran piombano su Roma di prima mattina, mentre parte del governo sta per mettersi in viaggio verso la Camera e poi, all’ora di pranzo, verso Antibes, per il vertice intergovernativo italo-francese. Giorgia Meloni è ancora irritata (eufemismo) per la sortita di Mark Rutte sui “500 voli” partiti dalle basi Usa in Italia verso l’Iran, che per l’opposizione svelerebbero il suo bluff su Sigonella, e si ritrova a dover maneggiare le possibili conseguenze pratiche di questa uscita. Non si tratta di retorica: il ministro della Difesa, Guido Crosetto, appena atterrato ad Antibes dirama una nota preoccupata. «Le parole a caso» del segretario generale della Nato, che Crosetto bolla come «inopportune e superflue, stanno generando una tempesta in un bicchiere d’acqua sul piano interno, ma rischiano di produrre conseguenze ben più serie sul piano internazionale». E queste «conseguenze serie», spingono fonti qualificate della Difesa a ipotizzare possibili ripercussioni contro l’Italia: benzina per chi ha in testa attentati; pericolo tangibile per i mercantili italiani che navigano in zone raggiungibili dai missili del regime di Teheran o dei suoi proxy. Senza contare che due navi Msc sono nelle mani delle milizie iraniane.

Crosetto raggiunge Antibes a bordo dello stesso aereo che trasporta il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi. Possibile che i due ne abbiano discusso. Il Viminale smorza i rischi di attentati legati alle dichiarazioni che giungono da Teheran. Dalla Farnesina fanno riferimento alle navi Msc. Il clima è questo. Si muove la diplomazia. Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, prima d’imbarcarsi per la Costa azzurra, sente l’omologo iraniano, Araghchi. Gli spiega al telefono che «l’Italia non ha mai preso parte ad alcuna iniziativa militare e non ha mai autorizzato l’uso delle basi per azioni di guerra contro l’Iran, nel rispetto più rigoroso dei trattati con gli Stati Uniti». Ricorda che è stata appena riaperta l’ambasciata italiana a Teheran, un «segnale». Con annesso pressing per «la piena apertura dello stretto di Hormuz, favorendo il passaggio di tutte le navi cargo italiane».

Meloni interviene poco dopo, nella breve conferenza stampa del summit italo-francese, con sole due domande previste dall’Italia. Ironizza su Rutte ai limiti dello sberleffo, parlando della sua «entusiastica ricostruzione confusionaria» fornita nel viaggio a Washington, da Trump. «Non so dire come sia emersa, probabilmente un tentativo di preparare al meglio il prossimo vertice della Nato». La premier lo dice sorridendo, nel governo da 48 ore i più sono convinti del contrario: che sia stato un sgambetto deliberato da parte del segretario dell’Alleanza atlantica sempre più accondiscendente col tycoon. «In ogni caso credo si debba essere prudenti quando si parla di queste materie». E Rutte, fa capire Meloni, prudente non lo è stato. L’olandese si fa vivo a sera, sembra una timida retromarcia: «L’Italia ha fatto quanto previsto dai trattati bilaterali con gli Usa. E nulla di più». Crosetto a sera insiste, via social: «Il numero di voli in transito a Sigonella ed Aviano nel periodo di Epic Fury è stato inferiore di gran lunga al numero di voli in transito nel 2025, 2024, 2023…». Fino al 2019. Il ministro della Difesa, come Tajani, è disponibile a riferire in Parlamento, anche se l’opposizione l’aveva chiesto alla premier.

Per ora Meloni delle basi parla solo davanti al microfono di Antibes. Sa quanto c’è in ballo anche sul piano del consenso interno, se la narrazione su Sigonella mutasse segno. «Ho condiviso ogni parola che il ministro Crosetto ha detto, non abbiamo partecipato al conflitto in Iran. Del resto, se avessimo partecipato non si spiegherebbe la delusione reiterata del presidente americano». Il governo, insiste la premier, «ha rispettato i nostri impegni cedendo le basi per attività che non erano cinetiche», cioè di guerra, «ma di natura logistica». E quando si sono prospettate delle richieste che esulavano da quel perimetro, «noi non abbiamo concesso l’utilizzo». Meloni fuga in pubblico i timori: «Anche Teheran ha capito che c’è stata un’incomprensione». Questa, almeno, è la speranza.

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