Il caso Bartolozzi alla Consulta: "Fu protagonista su Almasri, va scudata", "No, non era ministro"
di Conchita SanninoFermate quel processo. Giusi Bartolozzi non poteva essere indagata e mandata a giudizio per falsa testimonianza ai pm, è la tesi della Camera, se non passando per l’autorizzazione a procedere riservata a ministri e presidente del Consiglio. Al contrario, ribatte la Procura di Roma, è il Parlamento che in questo caso usa il conflitto di attribuzione in favore di Bartolozzi che non è un’esponente dell’esecutivo, come uno “strumento atipico e surrettizio di impugnazione”. Leggi: il cavillo è la “correità” della condotta di Bartolozzi, che avrebbe agito “in concorso” con gli altri ministri, mentre si tratterebbe di un percorso di legge ad personam.
Ecco il caso Bartolozzi in scena dinanzi alla Corte Costituzionale. E’ il giorno dell’udienza di merito dopo che, lo scorso luglio, il giudice delle leggi aveva sciolto il primo nodo dell’ammissibilità formale del conflitto di attribuzione sollevato da Montecitorio. Sullo sfondo, il caso Almasri: la vicenda del torturatore libico prima arrestat…
Fermate quel processo. Giusi Bartolozzi non poteva essere indagata e mandata a giudizio per falsa testimonianza ai pm, è la tesi della Camera, se non passando per l’autorizzazione a procedere riservata a ministri e presidente del Consiglio. Al contrario, ribatte la Procura di Roma, è il Parlamento che in questo caso usa il conflitto di attribuzione in favore di Bartolozzi che non è un’esponente dell’esecutivo, come uno “strumento atipico e surrettizio di impugnazione”. Leggi: il cavillo è la “correità” della condotta di Bartolozzi, che avrebbe agito “in concorso” con gli altri ministri, mentre si tratterebbe di un percorso di legge ad personam.
Ecco il caso Bartolozzi in scena dinanzi alla Corte Costituzionale. E’ il giorno dell’udienza di merito dopo che, lo scorso luglio, il giudice delle leggi aveva sciolto il primo nodo dell’ammissibilità formale del conflitto di attribuzione sollevato da Montecitorio. Sullo sfondo, il caso Almasri: la vicenda del torturatore libico prima arrestato e contrariamente alle richieste della Corte penale internazionale rilasciato il 21 gennaio 2025 da Roma (perfino riaccompagnato a Tripoli su Falcon di Stato) per decisione del ministro e del governo. Scelta che ha comportato l’attuale deferimento dell’Italia da parte della Cpi dinanzi all’Assemblea degli Stati Parte.
Sono i vicepresidenti Francesco Viganò e Luca Antonini i relatori del caso dinanzi alla Corte, presieduta da Giovanni Amoroso. A rappresentare le ragioni della Camera, l’avvocato e professore Vittorio Manes, mentre la Procura (citata in udienza, con il procuratore Franco Lo Voi, e alle due pm Trotta e Guccione) non è presente in aula, ma ha affidato le sue osservazioni (affilate) ad una memoria di 52 pagine.
La tesi della Camera: il processo ai ministri rientra dalla finestra
“La scelta della Procura di procedere per via ordinaria in relazione alla condotta della dottoressa Bartolozzi ha menomato le prerogative” del Parlamento – sottolinea, in sintesi, il professor Manes – “provocando la lesione delle guarantigie” per i reati ministeriali previsti dall’articolo 96 della Costituzione. Non solo. L’avvocato punta molto anche sul “rilievo da protagonista assunto dalla dottoressa Bartolozzi” nella trattazione del caso Almasri e in generale nello svolgere “il suo ruolo all’interno del Ministero, come capo di gabinetto”. La zarina, il soprannome, non a caso. Ecco perché, è la tesi che torna in aula, la valutazione del reato di Bartolozzi “doveva essere attratta dagli altri reati ministeriali”, pesare come un reato “in concorso” e quindi “come tale essere disciplinato dalla procedura speciale”, e sottoposto all’autorizzazione della Camera.
Perché “sugli stessi identici fatti per i quali è stata negata l’autorizzazione a procedere per il ministro Nordio – argomenta ancora Manes - si ritene che la dottoressa Bartolozzi abbia propalato affermazioni mendaci e si procede in via ordinaria. Ma in tal modo, quell’autorizzazione a procedere già negata per la porta si ripresenta, a carico della capo di gabinetto, per la finestra”. Quindi, torna la parola d’ordine già usata per mesi dalla destra al governo: “nesso teleologico”. Nessun giudizio ordinario per la ex zarina di Via Arenula.
La Procura: richiesta esorbitante, Bartolozzi mai stata ministro
Di tutt’altro avviso ovviamente la Procura. Che ha chiesto l’inammissibilità del conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato. Secondo il pm, come si legge nella memoria appena depositata che Repubblica ha avuto modo di esaminare, la Camera “esorbita dai confini del vaglio incidentale tracciati dalla Corte”. L’Ufficio diretto da Lo Voi ricorda anzi che è stato innanzitutto “Il tribunale dei ministri con motivazione attenta e condivisa nel merito che ha escluso la sussistenza di indizi di correità a carico di Bartolozzi”. Una circostanza di assoluto rilievo, visto “la particolare competenza tecnica rivestita dal giudice che ha ordinato l’iscrizione. Non un qualsiasi rappresentante del potere diffuso, ma l’organo qualificato e costituzionalmente deputato, in prima battuta, alla valutazione tecnico-giuridica della natura ministeriale o meno dei reati”. Per i pm di piazzale Clodio è quindi “insuperabile la circostanza per cui l’odierna imputata non riveste la qualifica soggettiva richiesta (non è un ministro) e a lei è ascritto un fatto ontologicamente e cronologicamente diverso da quello a suo tempo contestato ai ministri”.