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Mattarella firma la riforma, il Melonellum diventa legge: ultima parola alla Consulta

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Dopo il via libera di giovedì a Montecitorio, arriva anche quello del Quirinale. Durante l’iter alle Camere introdotti correttivi grazie alla moral suasion del Colle
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ll presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha promulgato la legge elettorale, il Melonellum approvato giovedì mattina alla Camera. È bastato un giorno per esaminare il provvedimento, anche perché l’intera riforma era stata attentamente esaminata in corso d’opera, con almeno tre modifiche suggerite nelle varie interlocuzioni: il premio di maggioranza per la coalizione vincente alzato al 42 per cento, e non più al 40 come inizialmente voleva Giorgia Meloni; la specificazione del «fatte salve le prerogative del presidente della Repubblica» nell’indicazione del candidato premier; e quello sul destino dei voti ai partiti che non raggiungevano il tre per cento. In una prima versione i voti per i partiti che non superavano la soglia non concorrevano infatti a far scattare il premio di maggioranza, fatta eccezione per il miglior perdente: l’intervento del Quirinale ha fatto sì che questi voti non andassero persi.

La legge è già stata pubblicata in Gazzetta ufficiale. A quel punto potran…

ll presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha promulgato la legge elettorale, il Melonellum approvato giovedì mattina alla Camera. È bastato un giorno per esaminare il provvedimento, anche perché l’intera riforma era stata attentamente esaminata in corso d’opera, con almeno tre modifiche suggerite nelle varie interlocuzioni: il premio di maggioranza per la coalizione vincente alzato al 42 per cento, e non più al 40 come inizialmente voleva Giorgia Meloni; la specificazione del «fatte salve le prerogative del presidente della Repubblica» nell’indicazione del candidato premier; e quello sul destino dei voti ai partiti che non raggiungevano il tre per cento. In una prima versione i voti per i partiti che non superavano la soglia non concorrevano infatti a far scattare il premio di maggioranza, fatta eccezione per il miglior perdente: l’intervento del Quirinale ha fatto sì che questi voti non andassero persi.

La legge è già stata pubblicata in Gazzetta ufficiale. A quel punto potranno partire i ricorsi dinanzi alla Consulta. Mattarella avrebbe potuto rimandare indietro la riforma, con un messaggio motivato, in linea ipotetica, ma è prevalsa la linea della moral suasion.

Tra i punti critici c’è il premio di maggioranza, in particolare quello al Senato, e il mancato equilibrio di genere per i capilista: le candidate donne rischiano una pesante penalizzazione. Molti giuristi sostengono inoltre che altre parti, a cominciare dal numero di firme che servono per presentare le liste di partiti non presenti in Parlamento, siano incostituzionali. Il fatto che il via libera del Quirinale sia arrivato a tempo record (Mattarella aveva un mese di tempo) concede un margine più ampio ai ricorrenti per presentare i ricorsi. La macchina delle contestazioni può quindi riscaldare i motori.

Secondo indiscrezioni la Corte entrerà in scena a febbraio. Non si sa ancora quando si voterà. Forse già a maggio. Il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari ha indicato in un’intervista al Foglio il mese di giugno. La legislatura finisce nel settembre 2027. Se si arriva fino in fondo le elezioni si terranno a ottobre.

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