È stata la Giornata del riciclo della carta a far saltare la mosca al naso al presidente Mattarella. La scorsa settimana si era visto arrivare sul tavolo la Giornata nazionale della Meraviglia. Le ha promulgate entrambe, beninteso, perché non sussistono «profili evidenti di incostituzionalità», ma l’ha fatto, si intuisce, con disagio. Infatti ha scritto una lettera ai presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, pregandoli di vigilare sul varo di queste giornate. Sono troppe. «Desidero far presente che il numero delle leggi che istituiscono giornate per segnalare valori, eventi, propositi, emozioni o aspetti della vita sta vertiginosamente aumentando, senza che siano emersi in proposito criteri omogenei: nelle ultime tre legislature ne sono state approvate trentasei, di cui venti nel corso di questa legislatura».
In questi ultimi anni il loro numero complessivo è lievitato a 51, e Fratelli d’Italia vorrebbe pure la Giornata del panettone. «La maggior parte di ess…
È stata la Giornata del riciclo della carta a far saltare la mosca al naso al presidente Mattarella. La scorsa settimana si era visto arrivare sul tavolo la Giornata nazionale della Meraviglia. Le ha promulgate entrambe, beninteso, perché non sussistono «profili evidenti di incostituzionalità», ma l’ha fatto, si intuisce, con disagio. Infatti ha scritto una lettera ai presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, pregandoli di vigilare sul varo di queste giornate. Sono troppe. «Desidero far presente che il numero delle leggi che istituiscono giornate per segnalare valori, eventi, propositi, emozioni o aspetti della vita sta vertiginosamente aumentando, senza che siano emersi in proposito criteri omogenei: nelle ultime tre legislature ne sono state approvate trentasei, di cui venti nel corso di questa legislatura».
In questi ultimi anni il loro numero complessivo è lievitato a 51, e Fratelli d’Italia vorrebbe pure la Giornata del panettone. «La maggior parte di esse – con formula standardizzata – prevede la promozione di iniziative ad opera di uffici ed enti pubblici, particolarmente delle scuole, e talvolta anche delle università, prevedendo che svolgano attività didattiche o divulgative sul tema della singola legge. Tra questo alto numero ve ne sono alcune che svolgono un compito significativo di ricordo o di messaggio valoriale, ma non tutte appaiono avere la stessa levatura. Diventa inoltre sempre più difficile, addirittura inverosimile, richiedere che le scuole possano assolvere tutti i compiti che vengono loro affidati da queste numerose e diverse disposizioni di legge, salvo che si pensi di incidere, riducendolo, sul tempo effettivamente destinato all’insegnamento delle materie scolastiche».
Insomma, manco le scuole ci stanno dietro. Se dovessero celebrarle tutte, una alla settimana, non si studierebbe più. Da qui il monito a farne di meno, e solo se davvero significative. La Russa ha fatto sapere di essere d’accordo. «Ma purtroppo gli strumenti a disposizione per limitare l’istituzione di tali ricorrenze sono solo di moral suasion».
La destra ha varato la Giornata contro il body shaming, proposta da Noi Moderati, quella degli abiti storici, grazie alla senatrice Anna Maria Fallucchi, di Fratelli d’Italia, le giornate contro il bullismo, l’ascolto dei minori, la prevenzione veterinaria; c’è pure la giornata dell’agricoltore. Nell’elenco troviamo la Giornata degli alberi, si festeggia il 21 novembre. Quella contro lo spreco alimentare, il 5 febbraio. E nei cassetti del Parlamento ne giacciono altre, in attesa del varo, tra cui quella dell’ecospiritualità, suggerita dal Movimento 5Stelle, mentre la Lega invece vuole la Giornata dei dialetti. E ancora la Giornata del silenzio, delle botteghe storiche, del patrimonio caseario, della sartoria tradizionale italiana. «Le Giornate di qualsiasi cosa», le ha definite l’onorevole Calenda.
Non sono festivi. Sono momenti di sensibilizzazione, che coinvolgono scuole, università, amministrazioni pubbliche. Alcune hanno una loro solida tradizione, vengono celebrate al Quirinale, come la Giornata della Memoria (27 gennaio) che ricorda l’infamia del nazifascismo, la Giornata della donna (8 marzo), quella in memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi (9 maggio). A volte le giornate raddoppiano, perché il 9 maggio è deputata all’Europa. E a questo proposito, giusto un anno fa, Mattarella aveva già segnalato un pasticciaccio combinato dalla maggioranza di centrodestra, che aveva istituito il 4 ottobre San Francesco d’Assisi festa nazionale, dimenticando che il 4 ottobre è anche la festa di Santa Caterina da Siena. Con questo paradosso: per San Francesco promosso festivo si chiudevano scuole e uffici, per Santa Caterina, solennità civile, no. Ora la norma prevede che se ne parli nelle scuole. Ma come fare se saranno chiuse? «Non posso non sottolineare l’esigenza che i testi legislativi presentino contenuti chiari e inequivoci», aveva ammonito il presidente. Quest’anno il calendario ha tratto d’impaccio il legislatore: il 4 ottobre era domenica.