La sfida a Matteo Salvini adesso si può dire ufficiale. Il senatore lombardo Massimo Garavaglia («tra morti e feriti», aveva scherzato parlando con Repubblica) ha raggiunto il numero di sottoscrizioni necessario per presentarsi al congresso straordinario della Lega, in programma sabato e domenica alla fiera di Milano, dove verrà presentato anche il nuovo simbolo senza più la dicitura “Salvini premier”.
Quella di Garavaglia è una candidatura costruita in poco più di una settimana e ieri ha consegnato in via Bellerio le 83 firme, appena sopra la soglia minima di 80 prevista dal regolamento, su una platea totale di 706 delegati (sono gli stessi dello scorso congresso di Firenze, un anno fa). In realtà erano più di 100, poi viste le pressioni e velate minacce dei salviniani duri e puri, in diversi si sono tirati indietro. Comunque sia, quel che basta a trasformare quello che rischiava di essere un congresso dall’esito scontato in una competizione di un qualche interesse. «Nessuna sfida, s…
La sfida a Matteo Salvini adesso si può dire ufficiale. Il senatore lombardo Massimo Garavaglia («tra morti e feriti», aveva scherzato parlando con Repubblica) ha raggiunto il numero di sottoscrizioni necessario per presentarsi al congresso straordinario della Lega, in programma sabato e domenica alla fiera di Milano, dove verrà presentato anche il nuovo simbolo senza più la dicitura “Salvini premier”.
Quella di Garavaglia è una candidatura costruita in poco più di una settimana e ieri ha consegnato in via Bellerio le 83 firme, appena sopra la soglia minima di 80 prevista dal regolamento, su una platea totale di 706 delegati (sono gli stessi dello scorso congresso di Firenze, un anno fa). In realtà erano più di 100, poi viste le pressioni e velate minacce dei salviniani duri e puri, in diversi si sono tirati indietro. Comunque sia, quel che basta a trasformare quello che rischiava di essere un congresso dall’esito scontato in una competizione di un qualche interesse. «Nessuna sfida, sarà un confronto. Correnti nella Lega non ce ne sono né ce ne saranno», spiega Salvini.
È interessante la provenienza delle sottoscrizioni per Garavaglia, storicamente vicino a Giancarlo Giorgetti: 55 arrivano dalla Lombardia, a partire dal capogruppo al Senato e segretario lombardo Massimiliano Romeo, dal presidente Attilio Fontana, dagli assessori regionali Massimo Sertori e Claudia Terzi, dal segretario di Bergamo, Fabrizio Sala. Altrove, invece, la prudenza ha prevalso. In Veneto molti hanno preferito non schierarsi, in primis Luca Zaia e le persone a lui vicine, che comunque non hanno firmato neanche per Matteo Salvini; dal Friuli-Venezia Giulia e dal Piemonte sono arrivati pochi segnali di sostegno. Tra le eccezioni, la piemontese Gianna Gancia, ex eurodeputata e moglie del ministro Roberto Calderoli. Il vero obiettivo dei sostenitori di Garavaglia è misurare la reale consistenza del dissenso interno. Con due candidati il congresso dovrà esprimersi a scrutinio segreto. La speranza dei nordisti è che Garavaglia, partendo da un ipotetico 12 per cento, cioè chi ha firmato per la sua candidatura, possa superare il 30 per cento, raccogliendo il malcontento di chi non ha avuto il coraggio di sottoscrivere pubblicamente la sua candidatura.
Tra le mozioni previste ce ne sarà una dedicata alla remigrazione, firmata dall’eurodeputata Isabella Tovaglieri. Una scelta che si intreccia con la rivalità sempre più evidente con Silvia Sardone, anche lei a Bruxelles, vicesegretaria uscente, e il suo documento per il “blocco dell’immigrazione”. Le due condividono un profilo politico per molti versi sovrapponibile: giovani, combattive, molto presenti nella comunicazione social, una somiglianza che le mette in concorrenza. Una mozione sarà dedicata alla questione settentriontale, firmata dai presidenti di regione e da Riccardo Molinari, ma in chiave unitaria. Poi c’è chi ne farà una dalla Lega meridionale (il campano Giampaolo Zinzi) sul rilancio del sud; un’altra per Salvini al Viminale nel prossimo governo (da Nicola Molteni), storia ritrita che era già stata rilanciata all’assise di Firenze, senza successo. Il vero tema di fondo è un altro: la composizione delle liste per le prossime Politiche. Per il Carroccio si prevede un tracollo in termini di eletti, questione che spiega i nervosismi diffusi. Leggermente stemperati, negli ultimi giorni, dal fenomeno Vannacci che sembra essersi sgonfiato.