Attacchi hacker alla Camera: lette le mail di Meloni, Delmastro e del leghista Formentini
di Giuliano FoschiniSono entrati nella posta elettronica della Camera e hanno letto le mail di almeno tre deputati: la premier Giorgia Meloni, Andrea Delmastro di Fratelli d’Italia e Paolo Formentini della Lega. È quanto hanno accertato i tecnici dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, intervenuti a Montecitorio per mettere in sicurezza la rete e ricostruire l’origine di uno degli attacchi informatici più clamorosi, almeno per il segnale che rappresenta, mai avvenuti in Italia. Un gruppo di hacker è infatti riuscito ad accedere alla corrispondenza dei parlamentari e a leggerne il contenuto. Tra le caselle violate anche quella della premier, sebbene, fanno sapere fonti di Palazzo Chigi, non si tratti dell’indirizzo istituzionale abitualmente utilizzato dalla premier ma quello da parlamentare sostanzialmente inutilizzato.
Ma la gravità di quanto accaduto rimane. La procura di Roma attende una prima informativa della Polizia postale, sulla base della quale aprirà un fascicolo per accesso abusivo a sis…
Sono entrati nella posta elettronica della Camera e hanno letto le mail di almeno tre deputati: la premier Giorgia Meloni, Andrea Delmastro di Fratelli d’Italia e Paolo Formentini della Lega. È quanto hanno accertato i tecnici dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, intervenuti a Montecitorio per mettere in sicurezza la rete e ricostruire l’origine di uno degli attacchi informatici più clamorosi, almeno per il segnale che rappresenta, mai avvenuti in Italia. Un gruppo di hacker è infatti riuscito ad accedere alla corrispondenza dei parlamentari e a leggerne il contenuto. Tra le caselle violate anche quella della premier, sebbene, fanno sapere fonti di Palazzo Chigi, non si tratti dell’indirizzo istituzionale abitualmente utilizzato dalla premier ma quello da parlamentare sostanzialmente inutilizzato.
Ma la gravità di quanto accaduto rimane. La procura di Roma attende una prima informativa della Polizia postale, sulla base della quale aprirà un fascicolo per accesso abusivo a sistema informatico. Gli investigatori stanno cercando di individuare gli autori dell’intrusione e soprattutto di capire se l’operazione sia collegata ad altri attacchi che da settimane starebbero interessando le infrastrutture informatiche di diverse istituzioni italiane. Il sospetto è che possa trattarsi di un nuovo episodio di guerra ibrida.
Da Montecitorio assicurano che il sistema ha retto e che sono state adottate «tutte le misure di protezione». I tecnici hanno isolato i sistemi compromessi e avviato gli interventi per eliminare le vulnerabilità. Nel pomeriggio l’allarme è rientrato con gli uffici della Camera che hanno assicurato che anche grazie all’intervento dell’Acn la situazione delle reti interne è tornata in assoluta sicurezza.
È un fatto però che l’attacco arriva mentre gli esperti di sicurezza informatica segnalano due gravi vulnerabilità di PHP, il linguaggio utilizzato per realizzare una parte consistente dei siti internet, compresi molti portali pubblici e aziendali. Se sfruttate, possono consentire agli hacker di accedere ai server, sottrarre dati, modificare contenuti e installare software malevoli. Non ci sono elementi per collegarle all’intrusione di Montecitorio, ma la loro scoperta riporta l’attenzione sulla sicurezza delle infrastrutture digitali. Proprio su questo il Partito democratico, con Filippo Sensi, ha annunciato un’interrogazione parlamentare per capire se e cosa il governo sta facendo per contrastare una falla che rischia di avere conseguenze gravissime.
Il dossier potrebbe arrivare anche sul tavolo del Copasir, che da tempo segue il tema della guerra ibrida: negli ultimi mesi gruppi filorussi hanno rivendicato attacchi contro siti istituzionali occidentali, utilizzando soprattutto la tecnica Ddos, che consiste nel sommergere i server di richieste fino a renderli inservibili e irraggiungibili. È accaduto anche al Parlamento norvegese e, in Italia, a diversi siti istituzionali, ultimo il ministero degli Esteri. Ma l’operazione di Montecitorio appare diversa. Non punta a interrompere un servizio, bensì ad acquisire informazioni. Cosa non è ancora chiaro: gli investigatori stanno cercando di capire chi sia entrato nella rete della Camera, quanto a lungo vi sia rimasto e soprattutto che cosa abbia letto. Certo è che lo hanno fatto. E questa non è una buona notizia.