Campo largo, i leader accelerano: programma a novembre, primarie a febbraio
di Giovanna VitaleROMA – Gli “impazienti” erano stati chiari. Non si esce da qui senza aver prima definito le tre P: perimetro della coalizione, tavolo del programma, timing delle primarie per individuare il candidato premier. Hanno discusso dalle undici del mattino fino alle due del pomeriggio, “in un clima di grande collaborazione”, racconteranno poi ai rispettivi staff, “senza neppure un’ombra di tensioni”, giurano. Tre ore spese a esaminare punto per punto le diverse opzioni in pista; valutare i pro e i contro; accorciare le distanze per raggiungere un’intesa che potesse soddisfare tutti.
E alla fine ci sono riusciti: il cantiere progressista è avviato, ha una road map e pure tutte le gambe al loro posto. “Ora si fa sul serio, Giorgia Meloni non può più stare serena”, scherzano le truppe parlamentari, declinando – ma al contrario - una vecchia battuta renziana. Dopo mesi di stallo e punture di spillo, la prima riunione operativa dei principali azionisti del campo largo produce un cambio di passo ev…
ROMA – Gli “impazienti” erano stati chiari. Non si esce da qui senza aver prima definito le tre P: perimetro della coalizione, tavolo del programma, timing delle primarie per individuare il candidato premier. Hanno discusso dalle undici del mattino fino alle due del pomeriggio, “in un clima di grande collaborazione”, racconteranno poi ai rispettivi staff, “senza neppure un’ombra di tensioni”, giurano. Tre ore spese a esaminare punto per punto le diverse opzioni in pista; valutare i pro e i contro; accorciare le distanze per raggiungere un’intesa che potesse soddisfare tutti.
E alla fine ci sono riusciti: il cantiere progressista è avviato, ha una road map e pure tutte le gambe al loro posto. “Ora si fa sul serio, Giorgia Meloni non può più stare serena”, scherzano le truppe parlamentari, declinando – ma al contrario - una vecchia battuta renziana. Dopo mesi di stallo e punture di spillo, la prima riunione operativa dei principali azionisti del campo largo produce un cambio di passo evidente. Collegati da remoto, Elly Schlein, Giuseppe Conte e il tandem Bonelli-Fratoianni, vero motore dell’operazione, hanno chiuso l'accordo sulle tappe per costruire l’alternativa alle destre. Stabilendo, oltre al percorso allargato ai centristi, una tabella di marcia inderogabile.
Dalla prossima settimana inizia infatti il lavoro sul programma, da chiudere entro novembre. Al quale saranno chiamati a partecipare, ed è questa la vera novità, tutte le forze d’opposizione che hanno una rappresentanza in Parlamento e “condividono la stessa urgenza” di cambiare il Paese: non solo Italia viva, quindi, ma anche Progetto civico di Onorato che in Senato si è appena associato al Psi di Enzo Maraio e Rifondazione di Maurizio Acerbo, in attesa che +Europa, Cd di Bruno Tabacci, PiùUno di Ruffini-Gabrielli e Primavera di Vincenzo Spadafora riescano a costituire una componente autonoma alla Camera.
E non finisce qui. Prima di Natale, si terrà una grande mobilitazione nazionale e unitaria “contro la pessima manovra del governo, aperta alle forze sociali e alla società civile ", pensata sia per segnare il debutto del centrosinistra nel suo formato definitivo sia per lanciare le proposte messe a punto dalla coalizione.
Mentre le primarie che dovranno scegliere lo (o la) sfidante di Meloni alle politiche si svolgeranno a febbraio. Una data di mediazione fra il capo dei 5Stelle che chiedeva di farle entro gennaio, per dare il tempo alle rispettive comunità di amalgamarsi, e la segretaria del Pd che avrebbe invece preferito aspettare la sentenza della Consulta sulla legge elettorale e allestire i gazebo a marzo. Decisivo l’intervento di Bonelli e Fratoianni, che hanno esortato i due contendenti a non impuntarsi sul calendario. Come una decina di giorni fa aveva consigliato pure Dario Franceschini, impegnato da settimane dietro le quinte nel ruolo di regista per sbloccare la partita.
Naturalmente non tutto è ancora risolto. Al tavolo del programma, dove in una prima fase sederanno gli sherpa delle diverse forze progressiste, bisognerà affrontare il nodo politica estera – in particolare le modalità del sostegno all’Ucraina – su cui permangono notevoli distinguo e una buona dose di diffidenza reciproca. La lista unica dei centristi resta un sogno difficile da tradurre in realtà, anche se a giorni dovrebbero vedersi tutti per provare a stringere. Senza parlare del rebus primarie: sgombrato il campo da terzi nomi o cessioni di scettro senza gara, si pone il problema delle regole di ingaggio, come cioè organizzarle, con quanti turni e quali candidati. Ma lo sapremo, forse, alla prossima puntata.