Nessuno stop alla pubblica accusa. Può continuare il processo a Giusi Bartolozzi, l’ex capa di gabinetto del Ministero della giustizia, che resta imputata per false dichiarazioni ai pm in relazione al caso Almasri, il generale libico accusato di crimini contro l’umanità e mai consegnato da Roma alla Corte penale internazionale. Né la procura di piazzale Clodio aveva l’obbligo di chiedere un’autorizzazione a procedere, essendo il reato “connesso” ma non “in concorso” con quello attribuito al ministro Carlo Nordio. Tuttavia, afferma la Corte Costituzionale, la procura dovrà prima inviare le sue comunicazioni – in merito alla scelta adottata – alla Camera. Così come avrebbe dovuto fare anche il tribunale dei ministri, a cui si erano rivolti i pm romani per una valutazione approfondita della condotta. Ed è solo in relazione a queste nuove informazioni, che il Parlamento potrebbe nuovamente firmare un ricorso per congelare ancora il processo all’ex zarina.
È un verdetto di complesso equili…
Nessuno stop alla pubblica accusa. Può continuare il processo a Giusi Bartolozzi, l’ex capa di gabinetto del Ministero della giustizia, che resta imputata per false dichiarazioni ai pm in relazione al caso Almasri, il generale libico accusato di crimini contro l’umanità e mai consegnato da Roma alla Corte penale internazionale. Né la procura di piazzale Clodio aveva l’obbligo di chiedere un’autorizzazione a procedere, essendo il reato “connesso” ma non “in concorso” con quello attribuito al ministro Carlo Nordio. Tuttavia, afferma la Corte Costituzionale, la procura dovrà prima inviare le sue comunicazioni – in merito alla scelta adottata – alla Camera. Così come avrebbe dovuto fare anche il tribunale dei ministri, a cui si erano rivolti i pm romani per una valutazione approfondita della condotta. Ed è solo in relazione a queste nuove informazioni, che il Parlamento potrebbe nuovamente firmare un ricorso per congelare ancora il processo all’ex zarina.
È un verdetto di complesso equilibrio su un caso unico, quello che la Consulta – sentenza 190, presidente Amoroso e relatori Viganò e Antonini – deposita ieri sulla vicenda di cui è protagonista Bartolozzi, “l’alter ego del ministro Nordio”. In estrema sintesi. Ha ragione il procuratore Lo Voi che vedeva nell’impugnazione uno strumento atipico e surrettizio di estendere ad una figura “laica” le guarantigie che spettano ai ministri. Ma ha ragione anche la Camera che ha ritenuto “lese” le sue prerogative. Ecco perché il ricorso del Parlamento è «parzialmente accolto». E la partita – quanto ai tempi e agli ulteriori possibili conflitti che possono germogliare – non esattamente prevedibile.
Tanto che da un lato il professor Vittorio Manes, la difesa del Parlamento, può rivendicare il risultato sulla linea dei principi: «La pronuncia riconosce la violazione di una prerogativa della Camera, quella di essere informata circa la valutazione effettuata dal tribunale dei ministri sulla natura ministeriale o meno del reato contestato. Comunicazione mai inoltrata: e che avrebbe invece consentito alla Camera una propria valutazione a tutela delle tutele costituzionalmente riconosciute». Sul piano concreto, e più politico, esulta l’opposizione. «Non era necessaria alcuna autorizzazione parlamentare per procedere per false dichiarazioni. La posizione di Bartolozzi dovrà quindi seguire l’ordinario iter giudiziario. E il caso Almasri si conferma un grave scivolone, reso più preoccupante dall’opacità che ha accompagnato la vicenda», è la fotografia che ne consegnano i dem Debora Serracchiani, Federico Gianassi e Antonella Forattini. «Una sentenza che smonta la tesi dello scudo» anche per Devis Dori (Avs), presidente della giunta per le autorizzazioni: «La Corte conferma che la posizione di Bartolozzi nel caso Almasri per false informazioni al pm non potesse essere trascinata dinanzi al Tribunale dei Ministri».
Un mese esatto dal match andato in scena dinanzi alla Consulta. Bartolozzi, come sosteneva la Camera, doveva essere eventualmente indagata come concorrente dei reati con Nordio (favoreggiamento e omissione d’atti d’ufficio) e quindi avvantaggiarsi dello stesso scudo offerto dal no del Parlamento all’autorizzazione a procedere? La Consulta consegna un peso, di diversa densità, a ciascuna delle parti. Partendo da questo dato: i pm avevano «espressamente invitato il Tribunale a qualificare la condotta di Bartolozzi come concorso nei reati ascritti al ministro Nordio, o, alternativamente, a ipotizzare il reato di false dichiarazioni durante le indagini». Il Tribunale, e successivamente la procura – sottolinea la Corte – avrebbero «dovuto esplicitare le ragioni» per cui fu scelta quella strada. Una correzione di rotta che – salvo prossime battaglie – non cancella però né l’accusa, né il processo.