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Campo largo sul palco Cgil: “Passi in avanti sui temi”. Resta il nodo patrimoniale

Magi, Fratoianni, Schlein, Conte, Bonelli, Boschi e Landini durante l’Assemblea di programma della Cgil 

 (lapresse)

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Ospiti da Landini i leader, più Boschi e Magi. Conte: “Sento un clima diverso”. Accordo su salario minimo e sanità. Schlein: “Tassa sui super ricchi”. No di M5S
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ROMA – Aggiungi un posto a tavola che c’è un’amica in più. E che amica. Chez Landini, l’oste supremo della Cgil apparecchia al teatro Brancaccio il debutto ufficiale di Italia viva nel campo progressista riunito per la prima volta su un palco nella sua massima estensione, a parlare di programma e di futuro. Con buona pace del resto dei centrini, che forse arriveranno prima o poi.

Maria Elena Boschi, vestale del renzismo in purezza, siede fra il verde Angelo Bonelli e il padrone di casa, costretto ad avvicinarsi di una poltroncina a causa del ritardo — si sospetta tattico — di Giuseppe Conte. Schierato sull’altro lato, il tridente del centrosinistra: Elly Schlein, Nicola Fratoianni e Riccardo Magi. Eccola la squadra chiamata dal sindacato “rosso” a raccontare che proposte hanno, se davvero sono pronti per l’alternativa. Attenti tutti — salvo un paio di frecciate — a smussare gli angoli, sovrapporre i rispettivi punti di vista, creare convergenze talvolta sorprendenti. Come sulla patrim…

ROMA – Aggiungi un posto a tavola che c’è un’amica in più. E che amica. Chez Landini, l’oste supremo della Cgil apparecchia al teatro Brancaccio il debutto ufficiale di Italia viva nel campo progressista riunito per la prima volta su un palco nella sua massima estensione, a parlare di programma e di futuro. Con buona pace del resto dei centrini, che forse arriveranno prima o poi.

Maria Elena Boschi, vestale del renzismo in purezza, siede fra il verde Angelo Bonelli e il padrone di casa, costretto ad avvicinarsi di una poltroncina a causa del ritardo — si sospetta tattico — di Giuseppe Conte. Schierato sull’altro lato, il tridente del centrosinistra: Elly Schlein, Nicola Fratoianni e Riccardo Magi. Eccola la squadra chiamata dal sindacato “rosso” a raccontare che proposte hanno, se davvero sono pronti per l’alternativa. Attenti tutti — salvo un paio di frecciate — a smussare gli angoli, sovrapporre i rispettivi punti di vista, creare convergenze talvolta sorprendenti. Come sulla patrimoniale: bocciata all’unisono dal leader 5S e dalla deputata di Iv, mentre gli altri la tassa sui super ricchi (sponsorizzata anche da Landini) la vorrebbero eccome. Ma «oggi c’è un clima diverso, ci stiamo confrontando sui contenuti», annota soddisfatto Conte sul finale. E non è poco, alla vigilia del tavolo programmatico che si aprirà domani.

La fotografia di una coalizione che prova ad accreditarsi come forza di governo. Con qualche accortezza, però. Suggerita dalle Midterm Usa: «I democratici hanno vinto perché hanno saputo valorizzare le differenze, non cancellarle», avverte Boschi. «Si sono affermati candidati con storie, sensibilità e proposte molto diverse, ma capaci di convincere gli elettori proprio perché hanno saputo tenere insieme quelle differenze in un progetto comune per far crescere il Paese. È una lezione importante, non serve essere tutti uguali per vincere, ma uniti e capaci di offrire risposte concrete ai problemi dei cittadini». Chiaro il messaggio: ci vuole rispetto per lavorare insieme. Schlein tuttavia non ha dubbi: «Le cose su cui siamo d’accordo sono più di quelle che ci dividono».

La sintonia registrata sul palco sta lì a dimostrarlo. A iniziare dalle ricette per contrastare la crisi socio-economica. Salario minimo, progressività fiscale, lotta al carovita, investimenti in sanità e scuola: il terreno comune è largo. Come sulla sicurezza, tradizionale terreno di caccia della destra. Un sondaggio Cgil spiega che il 64% degli italiani si sente meno sicuro rispetto a quattro anni fa, nonostante gli otto decreti varati dal governo Meloni. Bonelli chiede un impegno: «Aboliamoli al nostro primo cdm». Fratoianni e Boschi dicono quasi la stessa cosa: più forze dell’ordine, ma anche più cultura, integrazione e presidi sociali. Schlein allarga il concetto di protezione e torna all’attacco dei centri in Albania: riportiamo in Italia gli agenti messi a guardia di prigioni inumane e impieghiamo gli 800 milioni per assumere. E pure sull’immigrazione il fronte è compatto, con Magi e Landini che chiedono di archiviare la Bossi-Fini.

Poi arriva la patrimoniale. Fratoianni insiste sulla tassa per i super ricchi che riguarderebbe lo 0,1% dei contribuenti, circa 50 mila persone, e potrebbe liberare risorse per ospedali e scuole. Schlein gli dà manforte: «Siamo favorevoli, è la battaglia che abbiamo portato avanti in Europa». Ma Conte si mette di traverso, e con lui Boschi. Non è una questione ideologica, precisa Conte, ma di efficacia: in altri Paesi non ha funzionato. E c’è il rischio che i capitali fuggano all’estero. «Falso» lo stoppa Fratoianni, badando tuttavia a non allargare il solco: «Non commetteremo più il suicido politico di dividerci come nel ‘22». Il capo 5S annuisce, ma mette le mani avanti: serve un governo di legislatura, non un’intesa a tempo. Il riferimento al Conte2 e alla crisi aperta da Renzi non è casuale. Perché sì le convergenze, ma le diffidenze sono dure a morire.

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