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Regione Marche: capo di gabinetto, direttore turismo e presidente Svem. Gli inciampi di Acquaroli

Francesco Acquaroli, presidente della Regione Marche 

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Il suo uomo di fiducia, Fabio Pistarelli, è in carcere per corruzione sulla ricostruzione. Ma il governatore nel corso dei due mandati ha già dovuto allontanare altri due stretti collaboratori imbarazzanti
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ANCONA – “Mi sento tradito, e ho colpa per avergli dato fiducia. In quel ruolo ce l’ho messo io”. L’ex capo di gabinetto Fabio Pistarelli è in carcere da due settimane, per corruzione. Su appalti pubblici, in particolare la ricostruzione che ha seguito il terremoto nell’Italia centrale. Il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, è pentito, e preoccupato, per la sua scelta: l’avvocato Pistarelli nel 2020 lo aiutò a vincere le prime elezioni regionali, fu il suo primo suggeritore, ne condivise la strategia.

Le accuse per il tre volte consigliere regionale sono pesanti. Ha scritto la Gip del tribunale di Ancona, Sonia Piermartini: l’ex capo di gabinetto era centrale “in un comitato d’affari che ha realizzato una struttura stabile di intermediazione illecita negli appalti pubblici, capace di sfruttare relazioni qualificate con pubblici ufficiali e centri decisionali per orientare gare, veicolare finanziamenti e ottenere utilità economiche”.

ANCONA – “Mi sento tradito, e ho colpa per avergli dato fiducia. In quel ruolo ce l’ho messo io”. L’ex capo di gabinetto Fabio Pistarelli è in carcere da due settimane, per corruzione. Su appalti pubblici, in particolare la ricostruzione che ha seguito il terremoto nell’Italia centrale. Il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, è pentito, e preoccupato, per la sua scelta: l’avvocato Pistarelli nel 2020 lo aiutò a vincere le prime elezioni regionali, fu il suo primo suggeritore, ne condivise la strategia.

Le accuse per il tre volte consigliere regionale sono pesanti. Ha scritto la Gip del tribunale di Ancona, Sonia Piermartini: l’ex capo di gabinetto era centrale “in un comitato d’affari che ha realizzato una struttura stabile di intermediazione illecita negli appalti pubblici, capace di sfruttare relazioni qualificate con pubblici ufficiali e centri decisionali per orientare gare, veicolare finanziamenti e ottenere utilità economiche”.

Acquaroli aveva allontanato l’amico da cui si è sentito tradito - erano cresciuti insieme nell’Alleanza nazionale post-missina - tre mesi dopo il secondo mandato. Si era tutelato, dopo aver ricevuto informazioni nel corso dei primi cinque anni: gli aveva fatto firmare un contratto, come capo di gabinetto, di tre mesi, appunto, “poi ti cerchi altro da fare”, gli aveva detto. Pistarelli aveva pubblicamente spiegato il suo “addio” al prestigioso ruolo come un trasferimento sul territorio, un nuovo incarico regionale, ma Acquaroli lo aveva smentito: è un addio. “Su di lui c’erano voci, ma senza riscontri, per questo lo avevamo allontanato”, ha detto il presidente il giorno dell’arresto dell’ex collaboratore. Ora si indaga su una fuga di notizie a proposito dell’inchiesta Ricostruzione.

Il modello Marche s’incrina

Martedì prossimo il Tribunale del riesame deciderà se Pistarelli, come ha richiesto il suo avvocato Gabriele Cofanelli, potrà uscire dal carcere, e il passaggio offrirà la prima messa alla prova dell’impianto accusatorio. Di certo, il governatore Acquaroli ha fin qui mostrato scarsa lungimiranza nella scelta dei collaboratori. In una regione che la destra spesso propone come un modello, il presidente di Fratelli d’Italia ha dovuto allontanare prima della fine del loro mandato altri due uomini di fiducia, sommersi da critiche e, in un caso, da denunce.

Dimissioni Bruschini dopo due anni

Ecco. Marco Bruschini è stato il direttore dell'Agenzia per il turismo e l'internazionalizzazione delle Marche dal luglio 2022 al luglio 2024, prima Giunta Acquaroli, e dopo sole due stagioni ha dovuto lasciare l’incarico, depotenziato dalle polemiche sul caso dei voli Aeroitalia: uno scontro legale e finanziario nato attorno a un contratto di promozione turistica e marketing del valore di 750.000 euro, contratto che non ha mai funzionato. Bruschini è stato subito reimpiegato al ministero dell’Agricoltura, guidato da Francesco Lollobrigida.

Il contratto con il ct Mancini sponsor

L’ex presidente dell’agenzia per il turismo, oggi, rivendica gli aumenti dei flussi di visitatori nelle Marche e li attribuisce alle sue iniziative, ma una commissione d’inchiesta regionale nell’aprile 2025 ha raccontato in 48 pagine le imprese dell'Atim, un’agenzia voluta da Acquaroli e che nel periodo interessato ha gestito 12 milioni di euro. Dei 362 atti controllati, il 40 per cento presentava irregolarità. Per esempio, il contratto da 600.000 euro con l’attuale commissario tecnico della nazionale italiana, Roberto Mancini, testimonial turistico della Regione Marche, non aveva conosciuto le verifiche necessarie per le pubbliche amministrazioni e mancava persino una firma. Carenze simili sono state registrate con il testimonial successivo, il saltatore Gianmarco Tamberi, e il suo contratto.

Marco Bruschini, ex presidente Atim 

La commissione d’inchiesta ha messo in evidenza, ancora, l’assenza dei contributi versati all'Autorità anticorruzione, che dalle pubbliche amministrazioni dovrebbe ricevere il pagamento di un'imposta per tutti gli affidamenti sopra i 40.000 euro. Sono diversi i casi, poi, in cui le commesse Atim sono state spacchettate per non superare i limiti della procedura negoziata ed esser obbligati a fare una gara. Ne è un esempio l'allestimento per la fiera del turismo Ttg di Rimini dove, a un primo affidamento di 213.000 euro, ne è seguito un secondo da 10.000 con causale simile.

"Una diffusa approssimazione”

Contestazioni sono arrivate all’Agenzia per l’affidamento a un unico operatore della gestione delle mostre realizzate a Roma sulle Marche e sui Papi marchigiani: 300.000 euro l'una il costo. Nelle sue considerazioni finali, la commissione parla di "atti spesso carenti o mancanti di elementi" e di "una diffusa approssimazione della gestione amministrativa delle procedure". La relazione è stata trasmessa all'Autorità anticorruzione e alla Corte dei conti.

Nel salutarlo, dopo aver resistito a lungo alla richiesta di allontanamento, a giugno 2024 Acquaroli ha definito le intuizioni di Bruschini “geniali”. Il 31 luglio sono arrivate le sue dimissioni.

Il caso di Andrea Santori, presidente della società pubblica Svem (Sviluppo Europa Marche), è un’altra storia di grossolani pasticci e imbarazzati addii. Questo è avvenuto il 27 ottobre 2025, un mese dopo l’insediamento della seconda giunta del centrodestra nelle Marche.

Santori è un imprenditore delle pelli di Fermo, di area leghista, che il governatore nel primo mandato mise a capo della società in house della Regione Marche che gestisce un miliardo di euro di fondi europei. Per missione, deve trovare i finanziamenti Ue necessari allo sviluppo del territorio e rendicontarli.

Dopo una lunga serie di spese pubbliche discutibili, documentate dalla giornalista Sandra Amurri, il presidente Svem è stato costretto alle dimissioni da Confindustria Fermo, di cui era stato alla guida. L’ex sottosegretaria Alessia Morani, oggi alla direzione nazionale del Partito democratico, a settembre 2025 ha quindi consegnato un esposto alla Procura di Ancona e alla Corte dei conti sui modi pubblici di Santori.

L’imprenditore ha gestito la società pubblica come cosa propria, e lo ha anche dichiarato: “La Svem sono io”. Con la pennetta elettronica, ha firmato spese che poi non sono state ritrovate agli atti e ha dato affidamenti diretti sempre sotto la soglia della gara d’appalto, che è di 140.000 euro.

Tutte le spese di Santori

Il presidente Svem ha fatto approvare al consiglio di amministrazione contributi legali per 1,4 milioni di euro, di cui 438.000 euro sono andati all'avvocata della sua azienda di pellami: la legale ha scritto relazioni e difese sia per la società pubblica che per quella privata. L’imprenditore, si è poi ricostruito, ha fatto spendere 157.000 euro per mettere a norma i bagni della società che guidava e, quindi, 750.000 euro per una ristrutturazione complessiva. Secondo le accuse, raccolte nell’esposto della Morani, che è stata ascoltata in procura lo scorso dicembre, per questi lavori sono state utilizzate le stesse aziende edili che hanno ammodernato la sua azienda di Fermo.

Andrea Santori, ex presidente Svem 

Le inchieste giornalistiche hanno documentato Audi in leasing per 1.000 euro il mese a carico della società Its, una fondazione del Made in Italy controllata dalla Prefettura di Fermo e inaugurata con il ministro dell’istruzione Giuseppe Valditara. La fondazione non è mai partita. L’auto sarebbe stata utilizzata dal figlio di Sartori e dopo un misterioso sinistro è stata riparata da un carrozziere, poi pagato dall’Its. Nel frattempo, la Fondazione ha acquistato una 500 ibrida per il presidente (18.050 euro, il costo).

Per promuovere il "green and digital corridor" regionale, Svem si è rivolta a una società milanese nata per promuovere gli interessi del Portogallo. La Santori pellami ha rapporti commerciali avviati con quel Paese e Santori in Portogallo possiede una casa. In due anni la Svem – che per natura deve solo trovare bandi e rendicontarli – ha speso 833.000 euro in comunicazione. E’ stato rintracciato un appalto che prevede la fornitura di cento agende settimanali personalizzate per 5.135 euro, appunto, settimanali,

"Un conflitto di interessi gigantesco”

Nell’esposto della Morani si parla di “un conflitto di interessi gigantesco” e si specifica una serie di sovrapprezzi per consulenze date a professionisti che lavorano per le aziende del’ex presidente Svem o sono vicini alla maggioranza. Santori ha affidato ad amici la fattura delle buste paga: ognuna è costata 260 euro quando il prezzo di mercato è di 20-25 euro. A fronte di queste onerose fuoriuscite, l’ex presidente ha mandato a casa 52 dipendenti.

Il governatore Acquaroli nel corso del primo mandato ha sostenuto che le dimissioni di Andrea Santoni non dipendevano da lui, ma con l’inizio del nuovo il presidente della società pubblica se ne è autonomamente andato. Acquaroli, allora, ha varato una commissione d’inchiesta sulla Svem, e le abitudini di chi la presiedeva. Sono emerse tutte le contestazioni. Santoni si è difeso tirando dentro lo stesso governatore: “In almeno due casi, i contratti di consulenza sottoscritti dall’azienda pubblica sono stati conseguenza di pressioni ricevute dai partiti, in primis Fratelli d’Italia, su mandato di Acquaroli”. Ha messo per iscritto queste dichiarazioni, a cui il governatore ha risposto con una querela.

Il governo: “Respinte 102 infiltrazioni”

Questa mattina alla Camera la sottosegretaria per i rapporti con il Parlamento, Matilde Siracusano, ha risposto a un’interpellanza del Pd sulla criminalità organizzata nella ricostruzione rivendicando le 102 interdittive anti-mafia che fino a ottobre scorso avevano allontanato aziende sospette dal più grande cantiere d’Europa.

Il Pd ha replicato: “Cinquantun indagati, 17 società coinvolte, 57 milioni di euro sequestrati, otto misure cautelari. E l’ipotesi che la criminalità organizzata si sia infiltrata in modo sistematico nella ricostruzione post-sisma. Di fronte a un quadro così grave la destra, dalla presidente Meloni alla presidente dell’Antimafia Colosimo, tace. ActionAid e il rapporto Sisma 10, promosso dalla Cgil, avevano denunciato la scarsa trasparenza e accessibilità dei dati prima che esplodesse lo scandalo. Perché nessuno è intervenuto? Il commissario straordinario Guido Castelli non può limitarsi a dettare risposte burocratiche o fornire giustificazioni evasive, ma, prestando fede al suo mandato, deve spiegare perché si sia aperta una tragica falla nel sistema di prevenzione”".

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