Libera lancia il suo appello dopo la decisione del governo di procedere alla nuova nomina del presidente Anac, dopo le rivelazioni di Repubblica sulla possibile incompatibilità dell’ex deputato leghista Nuccio Altieri con l’incarico e il suo passo indietro. "Si ritorna sul luogo del delitto, dopo l'autogol dei giorni scorsi sulla tentata nomina del presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione. Occorre ribadire che ci troviamo di fronte a una scelta cruciale, che non può in alcun modo essere trattata come una semplice casella partitica da riempire. Non si tratta di una nomina come le altre, ma della selezione della figura istituzionale che avrà il compito di vigilare sugli appalti, sui conflitti di interesse e sulla trasparenza delle scelte pubbliche, prevenendo sprechi e corruzione. Secondo tutti indicatori disponibili la corruzione in Italia sta continuando a correre, anziché arretrare”, spiega Libera, la nota associazione presieduta da don Luigi Ciotti e che dal 1995 coordina realtà, gruppi e scuole per promuovere la legalità e il contrasto alle mafie e alla corruzione.
“Le Autorità indipendenti devono tutelare l'interesse collettivo – spiega ancora la nota – se anche l'Anac dovesse ridursi a terreno di lottizzazione partitica, a pagarne il prezzo saranno i cittadini in termini di diritti fondamentali negati, servizi scadenti, appalti truccati, voragini nei bilanci pubblici, ulteriore perdita di fiducia nelle istituzioni e nella politica”. La nuova nomina, dunque secondo Libera, “deve seguire i criteri già indicati dalla legge, ossia reale competenza e indipendenza, individuando figure altamente qualificate e svincolate da logiche di fedeltà ed appartenenza partitica. Non si tratta di una rivendicazione velleitaria, ma della ragionevole richiesta che le regole della trasparenza e del merito valgano prima di tutto nella selezione di chi, chiamato a guidare quell'Autorità, sarà poi chiamato poi farle rispettare".
"A dimostrazione che la corruzione in Italia rappresenta un problema sistemico e non un'emergenza passeggera" si legge in una nota, Libera ha scattato una fotografia delle principali inchieste sulla corruzione nel nostro Paese nei primi sei mesi del 2026 in cui sono emerse notizie di stampa. "Dal 1° gennaio al 1° giugno 2026, sono 38 inchieste con 386 persone indagate di cui 14 politici (sindaci, consiglieri regionali, comunali, assessori) - viene spiegato - La regione con maggior numero di indagati è la Sicilia con 107 persone indagati con 9 inchieste e 3 procure attivate, seguita dal Lazio con 85 persone indagate con 9 inchieste e 3 procure coinvolte e chiude il podio la Campania con 6 inchieste, 65 persone indagate e 2 procure. Segue la Puglia con 48 persone indagate e il record di politici coinvolti ben 7. A conferma di questo quadro preoccupante, da tre anni ormai l'Italia perde posizioni nelle classifiche internazionali di percezione della diffusione della corruzione".
"Purtroppo, non deve sorprenderci - conclude Libera - che attorno a opere di enorme rilevanza economica, politica e strategica possano addensarsi grumi di interessi opachi. È evidente il rischio che si cerchi di mettere un silenziatore a chi, come Anac, negli ultimi anni ha espresso un ruolo critico nei confronti dei meccanismi adottati per realizzare grandi opere e rinnovare concessioni. Facile ipotizzare tentativi di condizionamento improprio, pressioni indebite e opacità in processi decisionali che mettono sul tavolo miliardi di fondi pubblici. Proprio in questi contesti occorrerebbe il massimo livello di trasparenza, controllo pubblico e indipendenza degli organismi di vigilanza. La completa trasparenza delle scelte, la responsabilità dei decisori, la piena accessibilità alle informazioni, un'efficace protezione per chi segnala illeciti, l'autonomia e l'efficacia degli organi di garanzia non rappresentano un fardello, bensì condizioni essenziali per la tutela degli interessi pubblici in gioco".