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Dipiazza: “Se lanciano bombe carta a Trieste, io gli sparo in testa”. Le opposizioni: “Si dimetta”

Roberto Dipiazza, sindaco di Trieste

Roberto Dipiazza, sindaco di Trieste

 

È polemica per le parole del sindaco di Forza Italia sugli incidenti avvenuti in città. La dem Serracchiani: “È gravissimo che un'istituzione evochi l'esecuzione. Ritiri le sue dichiarazioni”

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Contro i violenti, il sindaco di Trieste si comporterà di conseguenza. Scoppia la polemica per le parole del primo cittadino di Forza Italia, Roberto Dipiazza, sugli incidenti di due sere fa durante la protesta per i due giovani morti nell'Hangar 18, a Porto Vecchio, in cui sono stati feriti tre agenti a Trieste. "La Costituzione prevede il diritto a manifestare, ma le manifestazioni devono essere pacifiche, se questi continuano a usare la violenza allora ci comporteremo di conseguenza: non possono pensare di occupare casa mia e se lanciano bombe carta nella mia città, allora io gli sparo in testa". Dichiarazioni, rilasciate al quotidiano Il Piccolo, a cui hanno reagito le opposizioni, dal Pd al M5s, chiedendo le due dimissioni.

La deputata dem Debora Serracchiani commenta: "A Trieste c'è un sindaco che istiga a 'sparare in testa' e tanto basta per chiedergli di fare un passo indietro. È gravissimo che un'istituzione evochi l'esecuzione sommaria contro chiunque, fossero pure gli antagonisti in piazza. Un sindaco quando dice 'io' dà l'esempio ai suoi cittadini, e non vorremmo mai che qualcuno gli desse ascolto. A ridosso di scontri di piazza le autorità devono essere ferme ma non incoscienti e non devono parlare con disprezzo della vita, forse pensando di essere un piccolo Trump. Dipiazza ritiri pubblicamente le parole sciagurate che ha dato alla stampa, lo facciano le destre che lo sostengono, altrimenti sarà chiaro che c'è una volontà premeditata di far salire alle stelle la tensione", conclude Serracchiani. Dal Pd interviene anche Sandro Ruotolo, componente della segreteria nazionale ed europarlamentare: “Se confermate, sarebbero parole gravissime, che alimenterebbero odio e violenza. Trieste non è una sua proprietà. Un sindaco deve far rispettare la legge e tutelare tutti, non minacciare di sparare in testa alle persone. Le violenze e il lancio di bombe carta vanno condannati. Chi commette reati deve risponderne davanti alla giustizia. Ma nessuno, tanto meno un sindaco, può evocare esecuzioni sommarie - sottolinea - Dipiazza smentisca quelle dichiarazioni oppure ritiri subito quelle parole e se ne assuma la responsabilità davanti ai cittadini. Non siamo in un western. Siamo in una Repubblica democratica, fondata sulla Costituzione”.

Per Stefano Patuanelli, vicepresidente del Movimento 5 stelle, le parole di Dipiazza “sono di una gravità inaudita. La violenza va sempre condannata, senza ambiguità, e agli agenti feriti negli scontri va tutta la nostra solidarietà. Ma un rappresentante delle istituzioni non può rispondere alla violenza evocandone altra, addirittura letale. Tanto più in un clima di tensione seguito alla tragica morte di due giovani nel Porto Vecchio. Servono responsabilità, umanità e rispetto delle istituzioni. Chi ricopre incarichi pubblici ha il dovere di abbassare i toni, non di alimentare ulteriormente l'odio”. Chiede le dimissioni di Dipiazza anche Carlo calenda, leader di Azione: “Spero bene che il sindaco ritiri queste parole ridicole e insieme gravissime o si dimetta. Le istituzioni non possono in nessun caso evocare uccisioni".

A dicembre 2025 Dipiazza era stato protagonista di un altro episodio. Nell'aula del Comune di Trieste, dove si doveva discutere di un'ovovia, il primo cittadino rivolgendosi alla consigliera del Movimento 5 stelle Alessandra Richetti le aveva gridato: “Non mi sono mai fatto comandare da una donna, tanto meno da te”. Anche in quel caso, non sono mancate le proteste dell’opposizione per lo “scivolone sessista” del sindaco forzista.

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