La notizia che il docufilm “Naza” mette a fuoco è che le pratiche di sterminio possono contare su un salto di qualità tecnologico e al tempo stesso psicologico. Il carnefice non solo uccide a distanza, comodamente adagiato nel suo bozzolo digitale. Ma può anche sostenere, con qualche ragione, che non è lui, ma l’algoritmo a selezionare il bersaglio, a calcolare quante sono le vittime collaterali …