La carezza
Una recensione senza malizia su opere e personaggi, eventi e oggetti (anche tecnologici) della nostra cultura. Ogni lunedì il podcast di Francesco Merlo su Repubblica

La tentazione misura la distanza più del metro

Arriccino pure il naso, i matematici: la distanza tra gli uomini non si misura con il metro. È più preciso il sentimento: la diffidenza che allontana, la confidenza che avvicina, il colpo di fulmine di Anna e Marco che «si guardano e si scambiano la pelle». Non solo Lucio Dalla, ma anche la Fisica quantistica prevede l’entanglement (aggrovigliamento), vale a dire l’abbraccio a distanza tra due particelle lontane, misterioso fenomeno che spinse Einstein a mettere in dubbio il concetto stesso di distanza. Ebbene, con un quantum di ironia, in pandemia si può immaginare che le particelle lontane siano due persone che, pur mantenendo la distanza d’obbligo, si passino di mano un mazzo di chiavi. Come? Allungando le braccia, che misurano “circa” 70 centimetri l’una (dove l’unità di misura non è il centimetro, ma il “circa”).

Italo Calvino immaginò che in certi luoghi sul mare la Luna fosse così vicina alla Terra che, andandoci con una barchetta a remi e salendo su una scala a pioli, «s’arrivava giusto a toccarla tendendo le braccia, ritti in equilibrio sull’ultimo piolo». Ma nulla ci disse della distanza della Mezza Luna di cui si occupa un vecchio libro di Astronomia che racconta il romanzo delle misurazioni scientifiche dell’universo, dalla circonferenza della Terra al diametro della Via Lattea (Kitty Ferguson, Dalla terra alle galassie, Longanesi). In religione, la distanza si misura con la fede che, con l’ascesi e il monachesimo, garantisce la severità di un totale lockdown che però eccita la tentazione. Famosa è la storia del monaco Simon (Simon del deserto è il classico di Buñuel) che aveva scelto di vivere sopra una colonna in mezzo al deserto, ma dopo otto anni di quarantena all’improvviso salì su un aereo per New York dove, in un night club, si lasciò coinvolgere in un ballo indiavolato. E vuol dire che la tentazione misura la distanza meglio del metro. Ma anche che la distanza esiste per essere colmata.

Brecht impose agli attori la distanza di sé da sé (estraniamento) che Pirandello misurava con la follia delle mille identità. Di sicuro, la distanza è sempre in movimento, mai uguale a se stessa e non solo perché può essere truffata dai soliti italiani che tendono ad allungarsi di almeno due centimetri e ad alleggerirsi di almeno due chili, e figuriamoci dunque quanto sarà variabile la lunghezza del metro salendo per esempio i 414 gradini che portano alla cima del Campanile di Giotto con, al collo, il distanziometro che vibra. Chi misurerà il misuratore? Dal 1952 ad oggi, ogni volta che provano a misurarla, l’altezza dell’Everest risulta diversa (sino a 40 centimetri). E nell’abbigliamento sono moltissime le differenze individuali dentro la stessa taglia (comprese le “misure” inventate dai maschi per le donne sexy). Neppure negli obitori gli uomini diventano i punti della geometria che solo sul quaderno sono uniti da una linea retta: nella vita, almeno in Italia, non ci si congiunge per linee rette, ma per aggiramento.

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