Caro ragazzo ti parlo da nonno
di Corrado Augias , di Corrado Augias
Buongiorno Augias, sono un ragazzo di 25 anni che in questo momento storico ha scoperto la passione e l’importanza dell’informazione; sento che dovrei sapere di più, per poter vedere meglio intorno a me. Le scrivo perché vedo che lei cita spesso autori anche latini o greci e poi in un programma televisivo ha dibattuto in modo efficace con un uomo politico molto aggressivo, poi ha fatto il gesto di restituire un’alta decorazione, insomma mi chiedo quanta diversità di vita lei deve avere avuto rispetto a quella di noi giovani. Molti miei colleghi e anche qualche amico sembrano avere in mente soltanto un futuro fatto di menefreghismo umano e politico. Dipende solo dalla differenza tra la sua giovinezza e quella di noi che abbiamo intorno a 20 anni nel XXI secolo? Vorrei inoltre domandarle come, secondo lei, la politica oggi possa avvicinare i giovani che ormai non nutrono interesse e anzi, stanno fermi inerti a guardare, lasciandosi scorrere il futu…
Buongiorno Augias, sono un ragazzo di 25 anni che in questo momento storico ha scoperto la passione e l’importanza dell’informazione; sento che dovrei sapere di più, per poter vedere meglio intorno a me. Le scrivo perché vedo che lei cita spesso autori anche latini o greci e poi in un programma televisivo ha dibattuto in modo efficace con un uomo politico molto aggressivo, poi ha fatto il gesto di restituire un’alta decorazione, insomma mi chiedo quanta diversità di vita lei deve avere avuto rispetto a quella di noi giovani. Molti miei colleghi e anche qualche amico sembrano avere in mente soltanto un futuro fatto di menefreghismo umano e politico. Dipende solo dalla differenza tra la sua giovinezza e quella di noi che abbiamo intorno a 20 anni nel XXI secolo? Vorrei inoltre domandarle come, secondo lei, la politica oggi possa avvicinare i giovani che ormai non nutrono interesse e anzi, stanno fermi inerti a guardare, lasciandosi scorrere il futuro addosso.
Alessio Faulisi — faulisialessio4@gmail.com
Mi travesto da vecchio nonno con pipa e papalina, mi accomodo su una sedia a dondolo col gatto sulle ginocchia. Il fuoco scoppietta, fuori nevica, il giovane Alessio siede di fronte a me con un’espressione intenta aspettandosi chissà quale distillato di saggezza pronta all’uso. Invece il vecchio nonno, senza disturbare il gatto, tira fuori da sotto il plaid scozzese il Meridiano Mondadori con le poesie di Giorgio Caproni e legge: «Ah, giovinezza, / come fu fragile il vento, / fra i rami, della tua voce. / Le corse, le sassaiole, / a picco sulla specchiera / in frantumi dell’acqua — le bocche / trafelate, le risse / per amore [...] Oh, altezza /mai più raggiunta dal fuoco / del cuore». Questa poesia fa parte di un piccolo ciclo dal titolo “Ah, quanto sei lontana”. Lontananza doppia: negli anni e nella psicologia. Perché la giovinezza fugge e le fiamme del cuore si spengono. “Scusate le ceneri” intitolò la sua autobiografia la scrittrice americana Dorothy Parker (1893-1967) quasi fosse d’accordo con Caproni perché la cenere è il residuo di ogni fuoco, compresi quelli del cuore. Quali erano le fiamme quando il vecchio nonno andava a scuola? Le ragazze, naturalmente; poi la politica, aderire a uno schieramento, agitare una bandiera, leggere libri che parevano insegnare perché il mondo va così e come bisogna comportarsi e reagire. Poi la letteratura perché sembrava che il prof d’italiano sapesse tutto e leggeva Dante meglio di come si è poi ascoltato da attori famosi. Il giovane Alessio a questo punto s’è già annoiato e finge solo d’interessarsi. In realtà pensa alla meraviglia degli strumenti che l’epoca gli mette tra le mani; alla velocità delle informazioni; alla fortuna d’avere il mondo intero sotto i piedi a bordo di un aereo low cost (appena il maledetto Covid sarà andato al diavolo). Pensa ai suoi coetanei che si radunano per fare a botte al Pincio perché s’annoiano, vedono un futuro molto incerto e reagiscono come giovani leoni che non sanno come sfogare la loro immensa energia. C’è una cura per il “menefreghismo umano e politico”? Per i giovani che Alessio Faulisi descrive, c’è: tentare il più possibile di capire come sono arrivati qui, che cosa li aspetta dietro la prossima curva. La conoscenza è la cura. Vecchia ricetta funziona sempre (Inferno, XXVI).
Alessio Faulisi — faulisialessio4@gmail.com
Mi travesto da vecchio nonno con pipa e papalina, mi accomodo su una sedia a dondolo col gatto sulle ginocchia. Il fuoco scoppietta, fuori nevica, il giovane Alessio siede di fronte a me con un’espressione intenta aspettandosi chissà quale distillato di saggezza pronta all’uso. Invece il vecchio nonno, senza disturbare il gatto, tira fuori da sotto il plaid scozzese il Meridiano Mondadori con le poesie di Giorgio Caproni e legge: «Ah, giovinezza, / come fu fragile il vento, / fra i rami, della tua voce. / Le corse, le sassaiole, / a picco sulla specchiera / in frantumi dell’acqua — le bocche / trafelate, le risse / per amore [...] Oh, altezza /mai più raggiunta dal fuoco / del cuore». Questa poesia fa parte di un piccolo ciclo dal titolo “Ah, quanto sei lontana”. Lontananza doppia: negli anni e nella psicologia. Perché la giovinezza fugge e le fiamme del cuore si spengono. “Scusate le ceneri” intitolò la sua autobiografia la scrittrice americana Dorothy Parker (1893-1967) quasi fosse d’accordo con Caproni perché la cenere è il residuo di ogni fuoco, compresi quelli del cuore. Quali erano le fiamme quando il vecchio nonno andava a scuola? Le ragazze, naturalmente; poi la politica, aderire a uno schieramento, agitare una bandiera, leggere libri che parevano insegnare perché il mondo va così e come bisogna comportarsi e reagire. Poi la letteratura perché sembrava che il prof d’italiano sapesse tutto e leggeva Dante meglio di come si è poi ascoltato da attori famosi. Il giovane Alessio a questo punto s’è già annoiato e finge solo d’interessarsi. In realtà pensa alla meraviglia degli strumenti che l’epoca gli mette tra le mani; alla velocità delle informazioni; alla fortuna d’avere il mondo intero sotto i piedi a bordo di un aereo low cost (appena il maledetto Covid sarà andato al diavolo). Pensa ai suoi coetanei che si radunano per fare a botte al Pincio perché s’annoiano, vedono un futuro molto incerto e reagiscono come giovani leoni che non sanno come sfogare la loro immensa energia. C’è una cura per il “menefreghismo umano e politico”? Per i giovani che Alessio Faulisi descrive, c’è: tentare il più possibile di capire come sono arrivati qui, che cosa li aspetta dietro la prossima curva. La conoscenza è la cura. Vecchia ricetta funziona sempre (Inferno, XXVI).