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Castellucci e il vento di Manzoni. Mesina, “bandito” sino alla fine

Genova, 26 marzo: Giovanni Castellucci, ex ad di Autostrade, dopo l'udienza del processo per il crollo del ponte Morandi (ansa)

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Posta e risposta di martedì 15 aprile 2025
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Caro Merlo, doverosamente premesso che non conosco le carte, e che potrei avere una “deformazione professionale” derivante dal mio cognome, devo dire che mi ha turbato la condanna alla reclusione dell’a.d. di Autostrade Giovanni Castellucci. Mi pare assurdo che in una società cosiddetta civile si mandi in galera (qui non si parla di interdizione, sanzioni, arresti domiciliari tutt’al più) un amministratore per responsabilità oggettiva — culpa in vigilando. Come poteva controllare personalmente? Non esistevano preposti/responsabili? Di questo passo fare l’amministratore di azienda diventa una professione a rischio.

Luigi Antonio Beccaria, Milano

Per la verità il processo ha confermato la fama di accentratore di Giovanni Castellucci che decideva anche i costi e i tempi delle manutenzioni. E non c’è dubbio che l’autobus (che aveva una revisione falsa) sia precipitato (40 morti) dal viadotto dell’Acqualonga anche per le negligenze della manutenzione e per l’inadeguatezza delle barriere …

Caro Merlo, doverosamente premesso che non conosco le carte, e che potrei avere una “deformazione professionale” derivante dal mio cognome, devo dire che mi ha turbato la condanna alla reclusione dell’a.d. di Autostrade Giovanni Castellucci. Mi pare assurdo che in una società cosiddetta civile si mandi in galera (qui non si parla di interdizione, sanzioni, arresti domiciliari tutt’al più) un amministratore per responsabilità oggettiva — culpa in vigilando. Come poteva controllare personalmente? Non esistevano preposti/responsabili? Di questo passo fare l’amministratore di azienda diventa una professione a rischio.

Luigi Antonio Beccaria, Milano

Per la verità il processo ha confermato la fama di accentratore di Giovanni Castellucci che decideva anche i costi e i tempi delle manutenzioni. E non c’è dubbio che l’autobus (che aveva una revisione falsa) sia precipitato (40 morti) dal viadotto dell’Acqualonga anche per le negligenze della manutenzione e per l’inadeguatezza delle barriere laterali che non hanno retto. E però sino a che punto arriva la responsabilità personale di un amministratore così “capo”, di un comandante così meticoloso? Oppure: quando la prova di colpevolezza diventa “diabolica”? Tanto più che nella tragedia di Avellino si specchia la tragedia del ponte Morandi (43 morti), per la quale Castellucci è sotto processo a Genova. Sul processo di Avellino pesava dunque “l’aspettativa generale”. Soffiava quel “vento delle moltitudini” al quale — secondo Manzoni, che di Beccaria era il nipote — i giudici spesso non resistono. E invece la forza della Giustizia è il distacco; ha sempre bisogno di una distanza e di non confondersi con il legittimo dolore dei familiari e con la rabbia di un Paese, che sono comprensibili ma non possono ispirare il codice penale né consentire che il castigo diventi delitto.

Caro Merlo, S&P promuove l’Italia. Siamo pieni di debiti ma i nostri creditori ci ritengono affidabili. In pratica, se stiamo a galla è perché il governo non ha attuato il programma elettorale. Era pieno di bugie. Dobbiamo ringraziarli per questo?

Pasquale Regano, Andria

La bugia, che è un’astuzia politica, è prevista in tutti i programmi elettorali.

Caro Merlo, siamo passati dallo scopone di Zoff e Causio, vincitori del mundial 1982, al poker online di Fagioli e Tonali, centrocampisti di una Nazionale che non riesce nemmeno a qualificarsi. È retrotopia o è la decadenza della nazione?

Damiano Signò, Lainate (Milano)

È solo la patologia italiana di surrogare la politica con le vittorie e le sconfitte della Nazionale.

Caro Merlo, non voglio entrare nel merito né dei reati né delle pene di Graziano Mesina, ma credo che concedere il differimento della pena a un uomo di 83 anni malato terminale di cancro solo ventiquattr’ore prima della morte sia un atto di barbarie.

Lia Righi

Più che duro, con il bandito Mesina, lo Stato si è rivelato goffo. Mesina al contrario è morto senza la goffaggine italiana del pentimento.


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