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Vincenzo Salemme: "Noi napoletani siamo fatti d'arte"

L'attore pubblica un nuovo libro, 'Napoletano? E famme ’na pizza! Guida ironica per sfuggire ai luoghi comuni partenopei'
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"A volte corrispondere ai modelli sembra quasi un obbligo: pizza, pastiera, caffè, il buonumore. Ma essere napoletani è più complesso, non fermiamoci alle apparenze". Vincenzo Salemme, 62 anni, Napoli l'ha raccontata e messa in scena, la ama - come si fa a non amarla? - e nel nuovo libro Napoletano? E famme 'na pizza! Guida ironica per sfuggire ai luoghi comuni partenopei (Baldini+Castoldi), esplora con humour le banalità. "Il Napoletano Verace non è come le scimmiette dello Zoosafari" scrive, "non ruba per accontentare il turista (...) Lasciamo che chi ci guarda non veda in noi un napoletano, ma un essere umano".

Salemme, com'è nato questo saggio condito d'ironia?
"A luglio sono andato alla Milanesiana di Elisabetta Sgarbi, mi ha spiegato che c'erano altri scrittori e le avrebbe fatto piacere che parlassi di Napoli e della speranza. Ho scritto un pezzo e l'ho letto".

Grandi ris…
"A volte corrispondere ai modelli sembra quasi un obbligo: pizza, pastiera, caffè, il buonumore. Ma essere napoletani è più complesso, non fermiamoci alle apparenze". Vincenzo Salemme, 62 anni, Napoli l'ha raccontata e messa in scena, la ama - come si fa a non amarla? - e nel nuovo libro Napoletano? E famme 'na pizza! Guida ironica per sfuggire ai luoghi comuni partenopei (Baldini+Castoldi), esplora con humour le banalità. "Il Napoletano Verace non è come le scimmiette dello Zoosafari" scrive, "non ruba per accontentare il turista (...) Lasciamo che chi ci guarda non veda in noi un napoletano, ma un essere umano".

Salemme, com'è nato questo saggio condito d'ironia?
"A luglio sono andato alla Milanesiana di Elisabetta Sgarbi, mi ha spiegato che c'erano altri scrittori e le avrebbe fatto piacere che parlassi di Napoli e della speranza. Ho scritto un pezzo e l'ho letto".

Grandi risate.
"Sì, perché ironizzavo sui luoghi comuni. Allora mi ha proposto di fare un libro tipo pamphlet".

Lo ha scritto di getto?
"Buttavo giù le idee, anche di notte. Mi tornavano in mente le situazioni. Mi sono divertito".

Il testo, dalle discussioni sulla pastiera a quelle sulla mozzarella di bufala, è perfetto per una commedia.
"Direi di sì, potrei farci uno spettacolo".

Scrive di non aver mai visto la serie "Gomorra": possibile?
"Davvero non l'ho mai vista, solo spezzoni. Non sono un amante dei telefilm, ne vedo tutta la finzione per cui non capisco come una fiction possa incrementare la delinquenza".

Considera Napoli un mondo a parte?
"In effetti è una repubblica a sé, anche se io sento che siamo quasi monarchici. Ci piace cercare una figura rappresentativa, siamo un popolo paradossalmente individualista. Nell'arte ognuno percorre la propria strada".

Non crede che ci sia orgoglio e vittimismo?
"Abbiamo paura noi stessi di non di essere degni, temiamo che gli altri ci vedano come noi ci vediamo: incapaci di una costituzione civile. Invece siamo un popolo bello".

Gli stereotipi hanno un fondo di verità?
"Sempre. Dire che Napoli è un teatro a cielo aperto in fondo è vero, per la conformazione della città e le contaminazioni culturali che fanno di quello napoletano un popolo ricco. Noi effondiamo le nostre emozioni".

A proposito di teatro, ha portato i suoi spettacoli in diretta su Rai 2, esperimento di successo.
"È stato bellissimo vedere la risposta del pubblico, non era teatro ripreso in tv, ma teatro in diretta. Un artista ha il dovere di sperimentare, si è sempre detto che non può funzonare. Non è così".

In tv, sia da Fabio Fazio che a "Tale e quale", il suo ruolo era quello della vittima.
"Vittima e carnefice sono ruoli da commedia, il gioco mi viene naturale. La gente ride, Fazio e Panariello facevano a gara a tormentarmi. Ma il primo a divertirsi ero io".