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Morto Lino Capolicchio, Pupi Avati: "Generoso, mi salvò con "La casa dalle finestre che ridono", giravamo in 12, si cambiava nei bar"

Il ricordo di Pupi Avanti, con cui l'attore ha girato moltissimi film, dall'horror culto fino a "Il signor diavolo", che era stata la sua ultima apparizione, "ci eravamo sentiti due giorni fa, aveva scritto un libro di ricordi e sentimenti"
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Piange, Pupi Avati, ricordando l'amico Lino Capolicchio morto a Roma all'età di 87 anni, il suo racconto è commosso e vitale allo stesso tempo. Insieme hanno girato tanti film, da La casa dalle finestre che ridono, "fino a quello che è stato l'ultimo film di Lino, Il signor Diavolo. L'ultima telefonata che ci siamo fatti e di ieri l'altro. Era contentissimo perchè i fratelli Sgarbi gli avevano detto che avrebbero pubblicato il suo libro di memorie "guarda Pupi che tu ci sei sempre, ho raccontato molto bene il nostro rapporto (Avati si commuove alle lacrime ndr), mi aveva detto. Spero che lo pubblichino, lui ci teneva tantissimo, è un libro personale, profondo".

Piange, Pupi Avati, ricordando l'amico Lino Capolicchio morto a Roma all'età di 87 anni, il suo racconto è commosso e vitale allo stesso tempo. Insieme hanno girato tanti film, da La casa dalle finestre che ridono, "fino a quello che è stato l'ultimo film di Lino, Il signor Diavolo. L'ultima telefonata che ci siamo fatti e di ieri l'altro. Era contentissimo perchè i fratelli Sgarbi gli avevano detto che avrebbero pubblicato il suo libro di memorie "guarda Pupi che tu ci sei sempre, ho raccontato molto bene il nostro rapporto (Avati si commuove alle lacrime ndr), mi aveva detto. Spero che lo pubblichino, lui ci teneva tantissimo, è un libro personale, profondo".

 

Come vi siete conosciuti?

"Ricordo benissimo, lui era una star, aveva fatto Metti una sera a cena e Il giardino dei Finzi Contini, aveva vinto l'Oscar. Io ero in grande difficoltà, avevo fatto un film che era stato sequestrato, Bordella, non riuscivo a farne altri. La fortuna ha voluto che io che ero un frequentatore di librerie usate, compro libri di tutti i generi, avevo preso un libretto di Alfred Kubin, pittore austriaco. Incontro Lino in Piazza di Spagna, lo conoscevo poco, due parole: Cosa fai? Mi dice che cerca proprio questo libro che era fuori catalogo. Io ho la sensazione di averlo, torno a casa, frugo tra i migliaia di volumi, lo trovo, lo chiamo: "L'ho io!". "Non è possibile", dice lui, felice. Dopo un'ora era a casa mia, ha considerato la cosa come un segno del destino, da quel momento dovevamo procedere insieme. E così è stato. Dopo poche settimane Bordella è stato sequestrato, nessuno mi faceva lavorare. Quando io e mio fratello con il copione di La casa dalle finestre che ridono dicemmo che Capolicchio lo avrebbe fatto, trovammo i finanziamenti".

 

Avete condiviso molti set.

"Con lui i ricordi sono innumerevoli. Ad un certo punto divenne me. Faceva tutti i miei film autobiografici e mia madre era molto felice perchè lui era più bello di me. E avere questo figlio così piacente le faceva molto piacere. Avemmo un successo enorme con Jazz Band, diciotto milioni di spettatori al cinema, venne in America per Fratelli e sorelle. S'era creato un bel gruppo con Gianni Cavina e Carlo delle Piane. Erano attori che stranamente poi il cinema aveva un po' dimenticato, non possiamo non dirlo, no?"

L'ultimo film insieme, come sono state le riprese?

"Era stanco. In Il signor diavolo gli feci fare un sacerdote, fu bravissimo. ma era stanco e preoccupato, aveva negli occhi la paura che hanno le persone quando hanno problemi di salute. Era funzionale al personaggio, certo. Ma mi dava un dolore vedere che dai suoi occhi ormai mancava l'allegria che aveva contrassegnato tanti anni assieme. Abbiamo vissuto un periodo della nostra vita veramente meraviglioso, difficile descriverlo a parole, chi era lì con noi su quei set può capire di cosa parlo. La cosa fondamentale, al di là della qualità delle cose che abbiamo fatto è il rapporto umano. Non credo, oggi, di aver più la possibilità di avere rapporti umani di quella profondità. Avevamo maturato assieme delle aspettative nei riguardi della vita, l'illusione che saremmo riusciti a fare insieme qualcosa di nostro e molto personale. Io sono convinto che ci siamo riusciti, anche se non ci viene riconosciuto."

Il tratto caratteriale più divertente di Lino?

"Aveva la peculiarità di ridere fuori sincrono, Capolicchio era fantastico perchè rideva per cose per cui non rideva nessun altro. Improvvisamente scoppiava nella sua risata buffa. E non rideva, invece, per le battute che facevano sganasciare gli altri. Aveva un suo gusto particolare per le cose spiritose e non".

Il vostro film che lei ama di più?

"Quello per il quale ancora adesso, dopo 50 anni e passa, mi fermano, mi portano da firmare il dvd è stato La casa dalle finestre che ridono, diventato un cult, senza gara. Ma i film in cui Capolicchio ha dato di più per me sono le tre puntate di Jazz band, in cui lui era me stesso in quel che diceva, faceva, suonava. Ha colto, guardandomi, tutte le mie peculiarità e i miei limiti".

Quale era la qualità attoriale di Capolicchio?

"Chi oggi, guardando alla supponenza oggi di certi ragazzetti, che dopo due film poi faticano a salutarti, penso a uno come Capolicchio. Veniva da due successi enormi e ha accettato di lavorare con un regista come me che veniva solo da insuccessi. La qualità umana si sintetizza così. Lesse il copione di La casa dalle finestre che ridono e disse: "Lo faccio". Eravamo in dodici persone a girare, lui si cambiava costume nelle toilette dei bar. Sullo schermo la sua qualità era la sottomisura, la capacità di recitazione interiore. I personaggi migliori erano quelli con i quali lui riusciva a farti identificare profondamente. Coglieva la semplicità, la quotidianità. Rendeva semplice e naturale la recitazione, ed è quello che ho sempre cercato nei miei film. Si sta creando un grande vuoto, intorno a me".