Noi villan...
E sempre allegri bisogna stare
ché il nostro piangere fa male al re
Ho visto un re (1968)
Dario Fo e Paolo Ciarchi
Diciamolo: il nostro Gioco sui nuovi cantanti politici langue. Vuol dire che il genere non attrae più nessuno (o quasi?) oppure che la qualità delle nuove composizioni è particolarmente mediocre? O ancora, come ipotizza Camilla Camillucci, che buona parte del politico oggi prodotto in campo musicale è quello della musica rap e trap? Questo è un invito a rispondere al dilemma, partendo magari proprio da segnalazioni relative a quest’ultimo genere. Intanto Stefano Della Scala scrive: “una tra le più belle canzoni sociali è certamente Ho visto un re, interpretata da Jannacci, Fo, Cochi e Renato”. Non si tratta propriamente di una nuova canzone politica (risale a oltre mezzo secolo fa), ma la citazione è formidabile. Ho visto un re è un esempio magistrale di “politicità”, espressa in parole e musica. Come ben si sa, il testo è, verrebbe da dire, un’analisi…
Noi villan...
E sempre allegri bisogna stare
ché il nostro piangere fa male al re
Ho visto un re (1968)
Dario Fo e Paolo Ciarchi
Diciamolo: il nostro Gioco sui nuovi cantanti politici langue. Vuol dire che il genere non attrae più nessuno (o quasi?) oppure che la qualità delle nuove composizioni è particolarmente mediocre? O ancora, come ipotizza Camilla Camillucci, che buona parte del politico oggi prodotto in campo musicale è quello della musica rap e trap? Questo è un invito a rispondere al dilemma, partendo magari proprio da segnalazioni relative a quest’ultimo genere. Intanto Stefano Della Scala scrive: “una tra le più belle canzoni sociali è certamente Ho visto un re, interpretata da Jannacci, Fo, Cochi e Renato”. Non si tratta propriamente di una nuova canzone politica (risale a oltre mezzo secolo fa), ma la citazione è formidabile. Ho visto un re è un esempio magistrale di “politicità”, espressa in parole e musica. Come ben si sa, il testo è, verrebbe da dire, un’analisi scientifica della organizzazione sociale di natura gerarchica e autoritaria, corroborata da una ideologia corporativa, che impone di “stare sempre allegri”. L’interpretazione la rende pazzesca (su youtube trovate una versione inaudita e inenarrabile con Celentano, Albanese, Gaber, Fo e Jannacci).
Addio a Dario Fo, "Ho visto un re" in tv nel 2001 con Celentano, Jannacci e Gaber
A questo punto irrompe Filippo Ghirardi, il quale sciorina quanto segue: “Chi non si tira indietro rispetto a temi politici, in particolare immigrazione e integrazione, sono Ghali (Cara Italia, Afroitaliano) e Dargen D’Amico (Onda alta). Rispetto alle disuguaglianze sociali penso a Marracash (Loro, Bastavano le briciole, Laurea ad honorem). Un esempio di satira politica il Willie Peyote di Io non sono razzista ma”.
Scrivere a canzoniereitaliano@gmail.com
Ho visto un re. Si apre con il solo coro che declama: «Dai dai, sì beh, ah beh», che ritorna nelle risposte al solista durante le strofe. È una marcetta in 4/4, in Re maggiore, con basso, chitarra e batteria leggera, dal ritmo quasi da polka. Tutto il brano si basa su soli due accordi, Re maggiore e La maggiore. Le strofe sono arricchite dagli interventi ironici del coro e dalle risposte strumentali di tromba, clarinetto e violino. L’arrangiamento diventa progressivamente più ricco, fino al finale, affidato al solo coro, con un andamento popolare e un’accelerazione conclusiva.