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'Aracataca', Jovanotti a Macondo: la bellezza di essere fuori dal canto

(ansa)

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Dal 24 aprile su RaiPlay la nuova avventura dell'artista: un viaggio in bicicletta in Colombia, nelle atmosfere che ispirarono Garcia Marquez
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Pedala, pedala, canta, viaggia, ulula insieme ai cani che lo inseguono nelle strade sterrate, affronta salite, di nuovo salite, e poi canta ancora, pensando a Macondo, che fa rima con mondo, la cittadina di Cent’anni di solitudine (“per me un libro sacro, sapienziale”) che nella realtà esiste e si chiama Aracataca, si trova in Colombia, ed è diventata la meta reale e allo stesso tempo altamente simbolica del nuovo viaggio in bicicletta di Lorenzo Jovanotti, 22 puntate, tante quante sono gli arcani maggiori dei tarocchi, autofilmate, autoprodotte, autosonorizzate, ben 70 ore di materiale girato con cellulare e una piccola action camera, affidate alle esperte mani di Federico Taddia e Michele Lugaresi e infine consegnate a RaiPlay che le metterà a disposizione dal 24 aprile.

Aracataca, rimugina Jovanotti, per darsi ritmo e fantasia, mentre pedala i suoi 3500 chilometri, i suoi 50.000 metri di dislivelli. «In Colombia in realtà non han…

Pedala, pedala, canta, viaggia, ulula insieme ai cani che lo inseguono nelle strade sterrate, affronta salite, di nuovo salite, e poi canta ancora, pensando a Macondo, che fa rima con mondo, la cittadina di Cent’anni di solitudine (“per me un libro sacro, sapienziale”) che nella realtà esiste e si chiama Aracataca, si trova in Colombia, ed è diventata la meta reale e allo stesso tempo altamente simbolica del nuovo viaggio in bicicletta di Lorenzo Jovanotti, 22 puntate, tante quante sono gli arcani maggiori dei tarocchi, autofilmate, autoprodotte, autosonorizzate, ben 70 ore di materiale girato con cellulare e una piccola action camera, affidate alle esperte mani di Federico Taddia e Michele Lugaresi e infine consegnate a RaiPlay che le metterà a disposizione dal 24 aprile.

Aracataca, rimugina Jovanotti, per darsi ritmo e fantasia, mentre pedala i suoi 3500 chilometri, i suoi 50.000 metri di dislivelli. «In Colombia in realtà non hanno fatto le discese» racconta con l’orgoglio del giovane eroico esploratore che ogni volta si dà un compito almeno un poco più ambizioso del precedente, «finisci una salita e… ce n’è un’altra». A vederle, le puntate sembrano un gioco infinito, la visualizzazione realistica e cruda, con tanto di sudore, polvere, colori, incontri casuali, di una magnifica ossessione, un racconto di viaggio in fin dei conti («è un genere antichissimo, dall’Odissea in poi, e mai passato di moda…») dovuto al successo del precedente, Non voglio cambiare pianeta, che diventò un caso mediatico tre anni fa, sempre su RaiPlay, ottimo incoraggiamento per ritentare e soddisfare l’inestinguibile brama di ricerca di Jovanotti, che dunque è ripartito, e guai a fermarlo… «Tu pensa a cantare, è quello che ti dicono appena fai un passo fuori, ma per me cantare significa proprio il contrario, andare sempre fuori dal canto, seguire le mie passioni, andare oltre, e questa volta ho pensato ad Aracataca, la città dove è nato Garcia Marquez».

(ansa)
Il viaggio è totalmente in soggettiva grazie ai supporti tecnologici oggi disponibili, ed è una modalità che solo pochi anni fa sarebbe stata impossibile. Quindi il viaggio di Lorenzo nella sua classica universalità da racconto di genere antichissimo prende una sua modernità nel linguaggio, così sfacciatamente diretto, senza filtri, con i respiri veri, i sobbalzi delle buche, la fatica filmata nei suoi reali protocolli muscolari, in totale solitudine, anzi cent’anni di solitudine risolti in un mese di pedalate, con una sigla da cantastorie e un po’ di musiche sgangherate e senza pretese formali incise al volo una volta tornato a casa come fosse un jam, o meglio un’altra pedalata ma questa volta di musica. «Il viaggio per me rimane una delle esperienze fondamentali della vita» racconta Jovanotti con orgoglio e fierezza da combattente. L’importante è non fermarsi mai perché il regno della fantasia è sempre qualche metro più avanti.