Savona indagato, imbarazzo grillino
Marco Ruffolo , di MARCO RUFFOLOIl ministro per gli Affari europei sotto accusa per usura bancaria insieme ai vertici Unicredit. La sua difesa: "Non competente sui tassi di interesse". Di Maio garantista: "Si va avanti". Ma nei casi di Alfano e Boschi chiese dimissioni immediate
Paolo Savona indagato, e tra i ministri e i parlamentari della maggioranza scatta una gara di genuino garantismo. Gli stessi politici che fino a poco tempo fa reclamavano le dimissioni dell'ex ministro Alfano ("in cinque minuti") per un avviso di garanzia in arrivo, o l'allontanamento della Boschi senza neppure l'avviso, gli stessi che cavalcavano tutte le inchieste giudiziarie più barricadere chiedendo la testa dell'indagato di turno, ora difendono il ministro per gli Affari europei, o invitano ad aspettare che l'inchiesta faccia il suo corso.
Lo stesso invito alla prudenza viene dai magistrati inquirenti. "Un atto dovuto, c'è bisogno di tempo", dice il capo della Procura di Campobasso, Nicola D'Angelo, commentando l'iscrizione sul registro degli indagati del ministro per gli Affari europei insieme ad altre 22 persone - in pratica tutto il vertice di Unicredit dal 2005 al 2013 - per presunta usura bancaria.
Il caso p…
Lo stesso invito alla prudenza viene dai magistrati inquirenti. "Un atto dovuto, c'è bisogno di tempo", dice il capo della Procura di Campobasso, Nicola D'Angelo, commentando l'iscrizione sul registro degli indagati del ministro per gli Affari europei insieme ad altre 22 persone - in pratica tutto il vertice di Unicredit dal 2005 al 2013 - per presunta usura bancaria.
Il caso p…
Paolo Savona indagato, e tra i ministri e i parlamentari della maggioranza scatta una gara di genuino garantismo. Gli stessi politici che fino a poco tempo fa reclamavano le dimissioni dell'ex ministro Alfano ("in cinque minuti") per un avviso di garanzia in arrivo, o l'allontanamento della Boschi senza neppure l'avviso, gli stessi che cavalcavano tutte le inchieste giudiziarie più barricadere chiedendo la testa dell'indagato di turno, ora difendono il ministro per gli Affari europei, o invitano ad aspettare che l'inchiesta faccia il suo corso.
Lo stesso invito alla prudenza viene dai magistrati inquirenti. "Un atto dovuto, c'è bisogno di tempo", dice il capo della Procura di Campobasso, Nicola D'Angelo, commentando l'iscrizione sul registro degli indagati del ministro per gli Affari europei insieme ad altre 22 persone - in pratica tutto il vertice di Unicredit dal 2005 al 2013 - per presunta usura bancaria.
Il caso per il quale la Procura ha chiesto la proroga indagini è quello della società Engineering srl, presunta vittima di usura negli anni in cui Savona era al vertice di Unicredit. Al vertice sì, ma "non competente in materia di tassi di interesse", fanno sapere fonti vicine al suo ministero. E, del resto, la nostra storia giudiziaria è piena di casi come questo dove, come dice il presidente di Assopopolari, Corrado Sforza Fogliani, si pensa erroneamente "che un amministratore sappia quale tasso la sua banca debba applicare ogni mattina".
Savona non vuole aggiungere altro ma, nel corso della sua lunga carriera, tra lui e la magistratura si è aperta una faglia difficilmente rimarginabile. Da quando, in qualità di presidente di Impregilo, fu coinvolto nel 2009 dall'accusa di aggiotaggio - finita in prescrizione, dice lui, non come effetto della sua strategia ma di quella del procuratore - il suo giudizio sui magistrati si è radicalizzato. "Non ho mai ricevuto un gesto di riparazione - scrive nella sua autobiografia - avrò eterna disistima della nostra magistratura come categoria, pur riconoscendo l'esistenza di eccezioni".
Il ministro ricorda bene l'ondata giustizialista dei decenni scorsi. Ma da qualche mese quell'ondata non sembra eccitare più il mondo politico. La dichiarazione di ieri del vicepremier Luigi Di Maio è una delle più comprensive e allo stesso tempo imbarazzate: "L'indagine è pubblica, se noi conosciamo già un'indagine e abbiamo scelto Savona, si va avanti". La Lega difende il "suo" ministro. Salvini: "Savona è una delle persone più corrette e oneste, vi sembra che abbia la faccia da usuraio?" Centinaio: "Penso che qualcuno dovrà chiedergli scusa, ho visto troppa gente finire massacrata sui giornali".
Prudenza, dunque, come prescrive il contratto di governo: i ministri coinvolti devono darne informazione in modo da consentire valutazioni di merito. Bella retromarcia. "Sono un garantista e dunque per me Savona non deve dimettersi - commenta Matteo Renzi - ma Di Maio e i suoi devono vergognarsi. Per anni hanno massacrato persone e famiglie in nome di un giustizialismo vergognoso".
Lo stesso invito alla prudenza viene dai magistrati inquirenti. "Un atto dovuto, c'è bisogno di tempo", dice il capo della Procura di Campobasso, Nicola D'Angelo, commentando l'iscrizione sul registro degli indagati del ministro per gli Affari europei insieme ad altre 22 persone - in pratica tutto il vertice di Unicredit dal 2005 al 2013 - per presunta usura bancaria.
Il caso per il quale la Procura ha chiesto la proroga indagini è quello della società Engineering srl, presunta vittima di usura negli anni in cui Savona era al vertice di Unicredit. Al vertice sì, ma "non competente in materia di tassi di interesse", fanno sapere fonti vicine al suo ministero. E, del resto, la nostra storia giudiziaria è piena di casi come questo dove, come dice il presidente di Assopopolari, Corrado Sforza Fogliani, si pensa erroneamente "che un amministratore sappia quale tasso la sua banca debba applicare ogni mattina".
Savona non vuole aggiungere altro ma, nel corso della sua lunga carriera, tra lui e la magistratura si è aperta una faglia difficilmente rimarginabile. Da quando, in qualità di presidente di Impregilo, fu coinvolto nel 2009 dall'accusa di aggiotaggio - finita in prescrizione, dice lui, non come effetto della sua strategia ma di quella del procuratore - il suo giudizio sui magistrati si è radicalizzato. "Non ho mai ricevuto un gesto di riparazione - scrive nella sua autobiografia - avrò eterna disistima della nostra magistratura come categoria, pur riconoscendo l'esistenza di eccezioni".
Il ministro ricorda bene l'ondata giustizialista dei decenni scorsi. Ma da qualche mese quell'ondata non sembra eccitare più il mondo politico. La dichiarazione di ieri del vicepremier Luigi Di Maio è una delle più comprensive e allo stesso tempo imbarazzate: "L'indagine è pubblica, se noi conosciamo già un'indagine e abbiamo scelto Savona, si va avanti". La Lega difende il "suo" ministro. Salvini: "Savona è una delle persone più corrette e oneste, vi sembra che abbia la faccia da usuraio?" Centinaio: "Penso che qualcuno dovrà chiedergli scusa, ho visto troppa gente finire massacrata sui giornali".
Prudenza, dunque, come prescrive il contratto di governo: i ministri coinvolti devono darne informazione in modo da consentire valutazioni di merito. Bella retromarcia. "Sono un garantista e dunque per me Savona non deve dimettersi - commenta Matteo Renzi - ma Di Maio e i suoi devono vergognarsi. Per anni hanno massacrato persone e famiglie in nome di un giustizialismo vergognoso".