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Rafa Nadal con Dominic Thiem a fine partita (afp)

Nadal respinge il futuro, ma il tempo di Thiem è vicino

Us Open, una sfida che sembrava costare l’eliminazione come a Federer, risolta dopo 5 ore. Il sollievo di Rafa: “Ho giocato contro un grande”. Ora un Del Potro che sembra guarito
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Sul palcoscenico stava profilandosi una nuova commedia. Stavo per scrivere tragedia, se il tennis non fosse un gioco. Dopo l’uscita di Federer, stava profilandosi quella di Nadal. Ad un’ ora disadatta al tennis, non meno che al teatro, le due di notte, l’altro primattore Rafael Nadal stava per essere battuto da una nuova stella, che conduceva, dopo quattro ore e mezza, per 6-5 al quinto set.

Mentre Federer pareva essersi dimenticato l’abituale maschera di vegliardo imbattibile, Nadal aveva salvata la propria, abituale, il suo tennis mai visto, quello di un destro divenuto mancino, il diritto dall’angolo destro, il rovescio bimane liftato o monomano tagliato, le improvvise discese a rete. Tutto quell’arsenale che aveva via via assemblato insieme allo zio Toni, per ricavarne un tennis mai visto. Ma, per una volta, aveva di fronte a sé un nuovo attore, una sorta di Federer ringiovanito di dieci e più anni, capace, sui rimbalzi, di non ap…
Sul palcoscenico stava profilandosi una nuova commedia. Stavo per scrivere tragedia, se il tennis non fosse un gioco. Dopo l’uscita di Federer, stava profilandosi quella di Nadal. Ad un’ ora disadatta al tennis, non meno che al teatro, le due di notte, l’altro primattore Rafael Nadal stava per essere battuto da una nuova stella, che conduceva, dopo quattro ore e mezza, per 6-5 al quinto set.

Mentre Federer pareva essersi dimenticato l’abituale maschera di vegliardo imbattibile, Nadal aveva salvata la propria, abituale, il suo tennis mai visto, quello di un destro divenuto mancino, il diritto dall’angolo destro, il rovescio bimane liftato o monomano tagliato, le improvvise discese a rete. Tutto quell’arsenale che aveva via via assemblato insieme allo zio Toni, per ricavarne un tennis mai visto. Ma, per una volta, aveva di fronte a sé un nuovo attore, una sorta di Federer ringiovanito di dieci e più anni, capace, sui rimbalzi, di non apparire meno temibile di rovescio che di diritto, capace di attaccare con colpi liftati o piatti, capace di cercare sempre il punto vincente. Un giovanotto chiamato Tim, anche se per l’anagrafe si scrive Thiem, così come Rafael è ormai divenuto Rafa. Tim aveva iniziato quasi Rafa fosse un dilettante sprovveduto, sforacchiandolo. Rafa non è abituato a vicende simili, ma aveva saggiamente pensato soltanto a ritrovare il suo gioco, quello di costringere l’avversario a peggiorare il proprio. Simile copione è ritornato di attualità nel secondo e nel terzo set (6-4, 7-5) per Rafa, ma si è eclissato nel quarto, in cui Tim è ritornato al suo tennis di schiaffi intelligenti. Simili termini non paiono complementari, ma per qualche fenomeno lo sono, e oggi lo erano per entrambi. Nadal, che non cessava di correre non meno del giovane, ha risalito quel tiebreak da 0-3, poi da 2-5, arrestandosi sul 4-6.

Ed eccoci al quinto atto. Incollati i due fenomeni, lontani non più di un punto. Nadal 4-3, poi Tim 5-4, su una riga mancata da Rafa di un cm. E ancora Rafa con una seconda al corpo, 5 pari, 6-5 con una volée seguita da uno smash, e un definitivo smash, mancato da Tim. Così terminava uno spettacolo di 4 ore e 49 minuti, lo stadio rigurgitante di spettatori che non se n’erano andati.

Terminava con Rafa che dichiarava sinceramente agli spettatori che gli spiaceva per Tim «ma sono riuscito a dimenticare un primo set nel quale ho vinto solo sei punti». E ripeteva emozionatissimo «Ho giocato contro un grande. Uno dei migliori del tour». Un altro che dovrà ora affrontare è Del Potro, che nove anni addietro sembrò allo Scriba il futuro n.1 del mondo, quando vinse Flushing Meadows, e cominciò poi a visitare più spesso dei court la clinica di Rochester, dove sostenne quattro operazioni dal 2010 al 2014. Giunto a trent’anni, mi è parso in possesso di un rovescio che sembra normale e, gli auguro, di un polso altrettanto normalizzato. Chiederne al Signor Servizio, Isner, battuto nella sua specialità.