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La bestemmia sì, l'insulto razzista no: l'orecchio sordo della giustizia sportiva

Paolo Zanetti, allenatore del Venezia (fotogramma)
Paolo Zanetti, tecnico del Venezia, è stato fermato per un turno dal giudice sportivo per espressione blasfema. Non è il primo e non sarà l'ultimo, ma stona con l'atteggiamento permissivo adottato quando l'insulto riguarda il colore della pelle
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Non che in altri tempi calciatori e allenatori intonassero lodi e salmi al Signore, ma va detto - vedi ugola di Paolo Zanetti - che oggi la bestemmia in campo viene punita perché - banalmente - risulta amplificata dalla presenze delle telecamere. Più dell'occhio di Dio, poté il sonoro di Dazn. Il tecnico del Venezia è stato squalificato - come da comunicato del Giudice Sportivo - "mentre proferiva un'espressione blasfema, individuabile ed udibile senza margini di ragionevole dubbio". Articolo 37, comma 1, lettera "a"-gli apostoli, verrebbe da dire.

Primo comandamento: non nominare il nome di Dio invano. Postilla: anche se prendi un gol assurdo, anche se un tuo giocatore fa pastrocchi, anche se gira tutto storto. Ogni tanto - considerata la lunghezza della blasfemia - siamo dalle parti di "Ti mando un vocale di dieci minuti"; più spesso si tratta di esclamazione estemporanea, tanto che nel sottopancia (che non c&…

Non che in altri tempi calciatori e allenatori intonassero lodi e salmi al Signore, ma va detto - vedi ugola di Paolo Zanetti - che oggi la bestemmia in campo viene punita perché - banalmente - risulta amplificata dalla presenze delle telecamere. Più dell'occhio di Dio, poté il sonoro di Dazn. Il tecnico del Venezia è stato squalificato - come da comunicato del Giudice Sportivo - "mentre proferiva un'espressione blasfema, individuabile ed udibile senza margini di ragionevole dubbio". Articolo 37, comma 1, lettera "a"-gli apostoli, verrebbe da dire.

Primo comandamento: non nominare il nome di Dio invano. Postilla: anche se prendi un gol assurdo, anche se un tuo giocatore fa pastrocchi, anche se gira tutto storto. Ogni tanto - considerata la lunghezza della blasfemia - siamo dalle parti di "Ti mando un vocale di dieci minuti"; più spesso si tratta di esclamazione estemporanea, tanto che nel sottopancia (che non c'è) dovrebbe comparire il punto esclamativo, come nei fumetti.

Como-Juve, la prima volta

Lungo e accidentato è stato il cammino della bestemmia in Serie A. L'inizio di tutto va fatto risalire all'anno di grazia 1975. A Como si gioca Como-Juventus, padroni di casa in vantaggio quando - a due minuti dalla fine - il capitano Claudio Correnti se la prende con il compagno di squadra Scanziani per aver sbagliato un passaggio e tira in ballo Dio con una bestemmia che fa rabbrividire il pio arbitro Gianfranco Menegali di Roma, che prontamente ferma il gioco e assegna un calcio di punizione alla Juve. Caso vuole che la Juve pareggia, alzando - tra l'altro - a livelli inenarrabili lo share delle blasfemie sul ramo del Lago di Como. L'allenatore Cancian con involontaria ironia disse che "non sta né in cielo e né in terra che un arbitro ci fischia una punizione a sfavore per un sacrosanto moccolo". La regola - mai applicata - era: chi bestemmia viene punito con un calcio di punizione indiretto e un cartellino rosso. A Correnti andò di lusso: venne solo ammonito, il suo giallo fece giurisprudenza.

Conti, Del Piero e il Trap

Ma fino agli anni 90 di microfoni in campo non ce n'erano, per cui sulle bestemmie si sorvolava bellamente. La bestemmia era "blowing in the wind". L'unico giudice supremo non era Dio, ma l'arbitro. Bruno Conti - metà anni 80 - venne beccato in fallo e si impuntò: "Così fan tutti". Per poco non gliene scappò un'altra, di eresia. Ale Del Piero dopo il gol più importante della sua vita - quello che nel 1996 a Tokyo regalò la Coppa Intercontinentale alla Juventus - esultò in mondovisione lodando - diciamo così - svariati santi del Paradiso. Negli anni 70 e 80 il Trap si faceva perdonare dalle zie suore qualche giaculatoria irriverente, mentre qualcuno asseriva che l'oggetto delle sue contumelie era lo stopper Brio, che però ha la colpa di fare rima. Gigi Buffon, dopo la squalifica per bestemmia in Parma-Juventus del dicembre 2020, si giustificò così alla Procura Federale, tentando la più improbabile delle parate. "Ogni tanto camuffo le mie esclamazioni con uno zio". Com'è? Mi gioco una consonante.

Le 67 volte di Baldini

Il fatto è che quello del calcio è un mondo adulto, si punisce da professionisti. Ipocrisia vuole che a fronte dell'insulto razzista si sia tutti - giudici in campo e fuori - un po' sordi: sul colore della pelle dei nostri simili ci si può sbizzarrire, tanto la giustizia sportiva è elastica assai. La bestemmia invece viene considerata un atto di irriverenza, un attentato all'onore divino. In un referto arbitrale di vent'anni fa si faceva notare che Silvio Baldini aveva bestemmiato - nel corso di una sola partita - addirittura sessantasette (67!) volte, il che costituisce un record difficilmente battibile. Baldini la prese con classe, rispondendo che certamente aveva esagerato e che comunque "è una discriminazione, perché il mio collega Terim bestemmia in turco e nessuno capisce cosa stia dicendo".

Di Carlo da record

Tra gli allenatori rei di blasfemia - che Dante avrebbe piazzato nel Terzo girone, in compagnia di sodomiti e usurai, costretti a stare chinati sulla sabbia infuocata - ci sono Marcello Lippi, Beppe Iachini, Walter Novellino, Serse Cosmi, Rolando Maran e - soprattutto - Mimmo Di Carlo, che nella specialità è un recordman. Vanta infatti tre squalifiche per bestemmie e viene il dubbio che il nostro usi l'ingiuria come punteggiatura, una sorte di ode blasfema tra un'indicazione tattica e l'altra. Punto, virgola. E moccolo. Torna, copri. E moccolo. Lungooooooo, uomooooooo. E moccolo.