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Marocco, Regragui: "Conosciamo i punti deboli del Portogallo, giocheremo per l'Africa e per il mondo arabo"

Il ct della squadra che ha eliminato la Spagna: "Affronteremo campioni che giocano nei grandi club e uno dei più grandi calciatori della storia. Ma siamo pronti e preparati, il nostro cammino fino a qui l'ha dimostrato"
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DOHA — Il nuovo appuntamento con la storia, per il Marocco, è ormai decisamente carico di tutti quei significati, dal patriottismo al ruolo di portabandiera dell’Africa e del mondo arabo, che nessuno più maschera. Lo sa perfettamente Walid Regragui, forse il meno noto tra i ct meno noti alla vigilia del torneo e adesso scoperto proprio da tutti, non solo dagli appassionati di calcio o dalla nicchia di esperti del pallone nordafricano: “Non camminiamo sulle nuvole, possiamo ancora dare molto in questo Mondiale. Siamo la piccola pulce che vuole dare fastidio. Il nostro stato d'animo è quello di chi vuole dare il massimo per il suo Paese. Una squadra nazionale deve dare emozioni al suo popolo. In più siamo la prima squadra araba a raggiungere i quarti di finale e penso che i tifosi ci possano aiutare a fare la storia. Tanta gente sta pregando per noi”. Sintetizza il concetto il terzo portiere, Tagnaouti, perché anche la …

DOHA — Il nuovo appuntamento con la storia, per il Marocco, è ormai decisamente carico di tutti quei significati, dal patriottismo al ruolo di portabandiera dell’Africa e del mondo arabo, che nessuno più maschera. Lo sa perfettamente Walid Regragui, forse il meno noto tra i ct meno noti alla vigilia del torneo e adesso scoperto proprio da tutti, non solo dagli appassionati di calcio o dalla nicchia di esperti del pallone nordafricano: “Non camminiamo sulle nuvole, possiamo ancora dare molto in questo Mondiale. Siamo la piccola pulce che vuole dare fastidio. Il nostro stato d'animo è quello di chi vuole dare il massimo per il suo Paese. Una squadra nazionale deve dare emozioni al suo popolo. In più siamo la prima squadra araba a raggiungere i quarti di finale e penso che i tifosi ci possano aiutare a fare la storia. Tanta gente sta pregando per noi”. Sintetizza il concetto il terzo portiere, Tagnaouti, perché anche la consuetudine che il ct si presenti a parlare prima della partita con un portiere sta diventando un portafortuna: “Giocheremo come sempre per i marocchini, per gli africani e per gli arabi”.

Marocco-Portogallo, Amrabat in dubbio

A Regragui, però, premono soprattutto i concetti tecnici, per spiegare che la convinzione di potere entrare in semifinale non poggia su un fideismo cieco o soltanto sulla situazione ambientale (“lo stadio col tifo a favore potrebbe essere un vantaggio”), ma appunto su basi tecniche e tattiche: “Più si va avanti, più le difficoltà aumentano. Sarà una partita contro campioni, quelli del Portogallo, che giocano nei migliori club del mondo e contro uno dei più grandi della storia. Ma sarà un duello equilibrato, come lo sono stati gli altri: nessuno si aspettava che potessimo arrivare agli ottavi e tanto meno ai quarti, invece siamo qui. E non ci vogliamo assolutamente accontentare. Nessuno è sconosciuto, a questi livelli. Loro come tutti gli avversari sanno quali sono i nostri punti deboli. Ma li hanno anche loro, i punti deboli”. Ci sono alcuni giocatori in dubbio per ragioni fisiche: quello più in bilico è il difensore Aguerd, quello più importante è il pilastro Amrabat: “Decido solo il giorno della partita insieme allo staff medico, ma non sarà comunque un problema: la compattezza sul campo sarà fondamentale, chiunque giochi”.

Regragui: "Il Marocco segna poco, ma subisce anche poco"

La squadra non cambierà fisionomia, anche perché il Portogallo, infarcito di attaccanti di talento a prescindere dalla presenza di Cristiano Ronaldo dall’inizio, si presta alla ripetizione della tattica riuscita contro la Spagna: chiudere ogni spazio e col passare dei minuti fare innervosire gli avversari: “Non siamo una squadra che segna facilmente, è difficile per noi segnare, ma è anche difficile farci gol. E loro si potrebbero innervosire, se non ci dovessero riuscire”. Regragui attacca infine il calcio delle statistiche: “Credo che le squadre con più intensità di ritmo siano Brasile e Inghilterra, ma anche noi non siamo male. E comunque si vede che tutte queste statistiche sul possesso palla valgono fino a un certo punto e noi siamo qui per smentirle: perché le squadre africane dovrebbero cercare il possesso palla? Il calcio è uno sport in cui tutto è possibile. È una pressione positiva, quella che ci circonda. Ci sono educazione, costumi, mentalità da cambiare. Ad esempio la percentuale dice che ormai ci sono sempre più allenatori africani, che il nuovo calcio mondiale si è sempre più internazionalizzato. C’è tanta competenza anche in Africa, non c’è bisogno di importare per forza gli allenatori stranieri. Noi siamo contenti di essere la squadra simpatia, ma non ci basta di sicuro. Siamo la quarta nazionale africana a raggiungere i quarti di finale del Mondiale, ma credo che nessuna abbia mai avuto un percorso complicato come il nostro: Belgio, Croazia, Canada che è la più forte del Nordamerica, poi Spagna e adesso Portogallo”.