L'Italia e il gioco dei 9, ecco i nuovi nomi di Mancini per la Nazionale
di Enrico Currò , di Enrico CurròFIRENZE. Meno di tre mesi dopo Wembley non può bastare la batosta con la Spagna nella semifinale del mini-Europeo chiamato Nations League, compromessa dall’espulsione di Bonucci, per esaurire il credito che gli azzurri si sono meritati vincendo l’Europeo vero e poi conquistando il record mondiale d’imbattibilità (37 gare): gli oltre 9 milioni di telespettatori su Raiuno testimoniano che l’affetto resiste. Però la Nazionale di Mancini, che il 12 novembre a Roma con la Svizzera può prenotare il Mondiale senza passare attraverso la rischiosa trasferta del 15 in Irlanda del Nord o attraverso gli ancora più rischiosi play-off di marzo, sembra avere bisogno di qualche volto nuovo, soprattutto in attacco.
FIRENZE. Meno di tre mesi dopo Wembley non può bastare la batosta con la Spagna nella semifinale del mini-Europeo chiamato Nations League, compromessa dall’espulsione di Bonucci, per esaurire il credito che gli azzurri si sono meritati vincendo l’Europeo vero e poi conquistando il record mondiale d’imbattibilità (37 gare): gli oltre 9 milioni di telespettatori su Raiuno testimoniano che l’affetto resiste. Però la Nazionale di Mancini, che il 12 novembre a Roma con la Svizzera può prenotare il Mondiale senza passare attraverso la rischiosa trasferta del 15 in Irlanda del Nord o attraverso gli ancora più rischiosi play-off di marzo, sembra avere bisogno di qualche volto nuovo, soprattutto in attacco.
La sensazione del post-Wembley – due pareggi con Bulgaria e Svizzera, una vittoria con la Lituania e la prima sconfitta in tre anni, con la Spagna – è che in Qatar non basteranno il sistema offensivista, lo spirito di gruppo e il perfetto utilizzo delle cinque sostituzioni. Serviranno più talento, più inventiva e possibilmente un goleador: dalle tre partite più impegnative, con Bulgaria, Svizzera e Spagna, sono arrivati solo due gol, entrambi procurati da Chiesa, in prima persona e per interposto Pellegrini. A San Siro, in assenza del criticatissimo Immobile e del suo vice Belotti, infortunati, la formula del falso nove non ha funzionato: urgono alternative.
Mancini qualche sperimentazione la sta già facendo in ogni reparto. La finale di domenica a Torino per il terzo posto della Nations League diventa occasione di verifica sui 23 per il Qatar. Con la Spagna Bastoni è stato provato al posto di Chiellini e ha dimostrato di non essere ancora un marcatore feroce come il capitano. Pellegrini, che l’Europeo lo aveva perso per infortunio come l’ancora convalescente Sensi, è ricomparso con tanto di gol. Kean e Raspadori sono i centravanti di scorta in concorrenza, in vantaggio su Scamacca. I duttili terzini Calabria e Dimarco, utilizzabili a destra, a sinistra e perfino in mediana, hanno approfittato dei contrattempi altrui, ma il milanista ha già guadagnato consensi e l’interista spera in uno spiraglio domenica, quando il turnover dovrebbe garantire spazio a Locatelli, Cristante, Berardi e appunto a Kean (che però ieri non si è allenato in gruppo) e Raspadori.
Ma il ct è rabdomante del talento: chiamò Zaniolo quando non aveva nemmeno una presenza in A, lanciò Tonali quando giocava in B nel Brescia e non si sente da meno di Luis Enrique, che ha battezzato Pedri a 18 anni e Gavi a 17. Mancini, pronto a riconvocare a novembre Zaniolo, non ne fa tanto una questione anagrafica quanto di talento puro. Oggi guarderà con particolare attenzione l’Under 21 in Bosnia, dove Nicolato ha voluto Tonali regista e leader, pur sapendo che tra un mese lo dovrà restituire alla Nazionale maggiore. In Bosnia l’attesa, dall’inizio o a partita in corso, è anche per un centravanti decisamente atipico. Lorenzo Lucca da Moncalieri, 21 anni, 2.01 di altezza eppure agile e discretamente tecnico, dopo lunga gavetta con breve tappa a Vicenza è sbocciato l’anno scorso nel Palermo in C e quest’anno in B col Pisa ha già segnato 6 gol in 7 partite, tutti di destro, esordendo anche nell’U21 col Montenegro un mese fa proprio allo stadio Menti di Vicenza, quello delle gesta giovanili di Paolo Rossi e Roberto Baggio. Se sia un predestinato lo vorrebbe scoprire presto il ct, che sta constatando l’alto livello internazionale raggiunto da Chiesa, ma anche la perdurante utilità di Immobile, in un reparto comunque più ricco di potenziali ripescaggi (Grifo, Politano, El Shaarawy) o revival (Destro) rispetto a difesa (Mancini, Darmian, Zappacosta) o centrocampo (Mandragora, Gagliardini). Per la difesa l’osservato speciale è Udogie, terzino sinistro dell’Udinese, 18 anni, nato a Verona, tutte le Under nel curriculum: il suo nome è Destiny e finora non lo ha usurpato.