Nazionale, servono Scamacca e Berardi per aumentare il peso offensivo
di Paolo CondòMattia Zaccagni
(reuters)La maledizione macedone è ancora attiva e, in combinazione con l’eccellente punto ottenuto dall’Ucraina con gli inglesi, spinge l’Italia verso gli spareggi per guadagnarsi il puro diritto di difendere il proprio titolo europeo. Un disastro al quale le dimissioni improvvise di Roberto Mancini non sono estranee, perché costringere un nuovo ct a giocarsi una gara subito decisiva con quattro soli giorni di lavoro alle spalle è crudele, e sul quale Luciano Spalletti deve meditare con grande fretta. Gli infortuni di Chiesa e Pellegrini, già tornati a casa, gli consentono di chiamare in corsa Scamacca e Berardi — esclusi perché poco impiegati fino alle convocazioni, ma in forma spettacolare nell’ultima gara di campionato — senza che la cosa suoni a bocciatura per nessuno. È un’idea per aumentare il potenziale offensivo in vista di martedì, quando l’Ucraina a San Siro si giocherà il primo match point: se non perde, è praticamente qualificata in scia all’Inghilterra. Mai dimenticare che l’Ucra…
La maledizione macedone è ancora attiva e, in combinazione con l’eccellente punto ottenuto dall’Ucraina con gli inglesi, spinge l’Italia verso gli spareggi per guadagnarsi il puro diritto di difendere il proprio titolo europeo. Un disastro al quale le dimissioni improvvise di Roberto Mancini non sono estranee, perché costringere un nuovo ct a giocarsi una gara subito decisiva con quattro soli giorni di lavoro alle spalle è crudele, e sul quale Luciano Spalletti deve meditare con grande fretta. Gli infortuni di Chiesa e Pellegrini, già tornati a casa, gli consentono di chiamare in corsa Scamacca e Berardi — esclusi perché poco impiegati fino alle convocazioni, ma in forma spettacolare nell’ultima gara di campionato — senza che la cosa suoni a bocciatura per nessuno. È un’idea per aumentare il potenziale offensivo in vista di martedì, quando l’Ucraina a San Siro si giocherà il primo match point: se non perde, è praticamente qualificata in scia all’Inghilterra. Mai dimenticare che l’Ucraina gioca per qualcosa di più della gloria sportiva: una grande rivale, oltre che un’avversaria cui rendere il massimo rispetto.
Penalizzata da un campo infame — Spalletti correttamente non vuole alibi, ma il suo fraseggio era impossibile — l’Italia ha mancato una quantità di palle-gol nel primo tempo e, trovato in qualche modo il vantaggio a inizio ripresa, ha rallentato i colpi illudendosi di controllare la gara e non riuscendo viceversa a gestirla. È stata subita la riscossa della modesta Macedonia, fino al pareggio. Molto deludente quel che si è visto nel quarto d’ora abbondante che mancava: scarsa iniziativa, lunghi periodi passati nell’area avversaria senza che nessuno si prendesse la responsabilità di tentare la conclusione, attesa di un fischio finale apparso subito dopo l’1-1 come una sentenza annunciata. E sì che le impressioni del primo tempo, con tutte quelle occasioni fallite, erano state in maggioranza positive, con Barella e Tonali ben disposti a giocare verticali con l’appoggio continuo di Cristante, i terzini più a fuoco delle ali, e Mancini discreto in apertura d’azione una volta che i macedoni avevano chiuso la strada a Bastoni. Un primo tempo da due gol di scarto, il che aumenta lo sconcerto per la scena muta della ripresa.
Naturalmente restano molte le perplessità su un sorteggio che ha infilato nello stesso girone le finaliste dell’ultimo Europeo, mentre in altri la Finlandia duella con danesi e sloveni oppure Repubblica Ceca, Albania, Polonia e Moldova sprintano a fatica contro le isole Far Oer. Amen. È così, e aumenta l’ansia di aggiungerci alle altre grandi del calcio europeo, per le quali la ricreazione è finita: Francia e Portogallo filano a punteggio pieno (con la sorprendente Scozia), la Spagna ha segnato sette gol a casa Kvaratskhelia, l’Olanda ha rimesso la barra verso la Germania, Croazia e Belgio hanno vinto le gare che dovevano vincere. Settembre sorride a tutti, tranne che a noi.