✕

Le vibrazioni di Spalletti: “Troppo comodi sotto porta”

La partita del ct: “In avvio una leggerezza, ma apprezzo la voglia di costruire sempre. Le cose buone che abbiamo fatto devono portarci a segnare di più”
2 minuti di lettura

DORTMUND — "Se vuoi dare un senso alla tua vita devi fare delle scelte e sfidare le opportunità che ti passano davanti", e Luciano Spalletti il senso l’ha trovato nelle vibrazioni (al cuore, alla spina dorsale, allo stomaco, probabilmente all’anima) della sua prima partita in una grande competizione per nazionali.

Lui, un sessantacinquenne all’esordio. D’altronde, è diventato campione d’Italia a 64 anni. Sta cominciando a godersela. "Non c’è situazione più bella di quella di oggi", aveva detto prima di iniziare, immaginando però che potrebbero pure essercene di migliori, un domani.

L'abbraccio a Bastoni 

La prima partita del girone, e se vogliamo di questa sua nuova opportunità di vita, intanto l’ha vinta, benché non ne sia rimasto troppo soddisfatto: "Si sono viste tante cose buone, ma che devono portare da qualche parte. Abbiamo costruito bene, però non abbiamo finalizzato. Troppo spe…

DORTMUND — "Se vuoi dare un senso alla tua vita devi fare delle scelte e sfidare le opportunità che ti passano davanti", e Luciano Spalletti il senso l’ha trovato nelle vibrazioni (al cuore, alla spina dorsale, allo stomaco, probabilmente all’anima) della sua prima partita in una grande competizione per nazionali.

Lui, un sessantacinquenne all’esordio. D’altronde, è diventato campione d’Italia a 64 anni. Sta cominciando a godersela. "Non c’è situazione più bella di quella di oggi", aveva detto prima di iniziare, immaginando però che potrebbero pure essercene di migliori, un domani.

L'abbraccio a Bastoni 

La prima partita del girone, e se vogliamo di questa sua nuova opportunità di vita, intanto l’ha vinta, benché non ne sia rimasto troppo soddisfatto: "Si sono viste tante cose buone, ma che devono portare da qualche parte. Abbiamo costruito bene, però non abbiamo finalizzato. Troppo spesso siamo tornati indietro con la palla anziché affondare. Abbiamo rinunciato troppe volte all’idea di far male". Sarà anche per questo che molte volte il ct ha passeggiato davanti alla panchina ciondolando il capo, quasi con un accenno di perplessità. Ma poi è passata, anche grazie al gol di Barella, il giocatore chiave di questa Italia, anche se "la squadra può fare a meno di tutti, compreso lui", perché è il senso collettivo quello che conta.

Spalletti: “A volte siamo comodi”

Tornando all’analisi della partita, Spalletti ha continuato a battere sul tasto sul quale di sicuro insisterà anche oggi, quando parlerà alla squadra. "Nel secondo tempo loro hanno provato a farci male e quindi dovevamo fargli male noi, approfittando degli spazi che ci lasciavano. A volte ci viene di essere un po’ “comodi” nel fare le cose, non ci mettiamo la cattiveria che servirebbe".

In effetti ieri non s’è capito se Spalletti fosse teso o tranquillo, poi abbiamo compreso che a tenerlo freddo era quel sottofondo d’insoddisfazione che andava maturando. Di sicuro non s’è mai scomposto, ha tenuto spesso le mani in tasca, ha sovente abbassato il capo a fissare il terreno, come fa quando deve riflettere, ha urlato ordini a Dimarco e Chiesa ("Stai di là, non venire di qua!") e a tutti di pressare forsennatamente. Più che i gol, ha applaudito con gusto le due o tre volte in cui i suoi ragazzi si sono cavati dall’impiccio di situazioni complicate con l’eleganza lucida del palleggio: deve aver pensato "bravi, proprio come vi ho insegnato io", e per un istruttore non c’è niente di più bello di quando gli allievi applicano con piacere, e non con pedissequa ripetitività o senso dell’obbedienza, le lezioni che è stato chiesto loro di imparare, anche se poi il ct si è spazientito quando, soprattutto nel secondo tempo, la squadra non ha saputo affondare i colpi e in certi frangenti è stata più barocca che pratica.

Spalletti: “Apprezzare la voglia di andare a giocare”

Nel frattempo, però, la sua Nazionale contribuiva comunque al cambiamento climatico dentro lo stadio di Dortmund, tre muri e mezzo stavolta non gialli ma rossi e neri con qualche chiazza azzurra che dopo 23 secondi è sbiancata, assordata dal frastuono albanese. In conferenza Spalletti sarà molto chiaro: "Sono cose che possono capitare, è stata una nostra leggerezza ma va apprezzata la voglia di andare a giocare, a costruire l’azione, anche in una situazione difficile. Bisogna però riconoscere quando si diventa incoscienti a fare una certa scelta, perché in quel momento siamo in prigione, nell’angolino del campo, e la palla andava soltanto levata da lì. Siamo stati bravi in tante altre situazioni nel gioco perimetrale: se i giocatori se la sentono e sono convinti di poterlo fare va bene, ma quando nasce un dubbio devono essere bravi a fare inversione di corsia e cercare una palla sporca senza andare a costruire gioco da quella situazione".

Poi l’Italia ha preso colore e imposto il suo rumore. Spalletti si è agitato un poco solamente negli ultimissimi secondi, con gli ultimissimi brividi che l’Albania ci ha fatto correre. Poi, non appena l’arbitro ha fischiato la fine, si è subito diretto verso la panchina albanese per abbracciare Sylvinho e salutare gli altri collaboratori. Quindi è andato a stringere la mano agli arbitri e infine dai giocatori albanesi, abbracciati uno a uno, con estrema e non forzata sportività. I suoi azzurri ha invece lasciato che festeggiassero tra di loro, e con la gente.

Leggi i commenti