Juventus-Torino 1-1: più Belotti che Vlahovic, granata in rimonta
di Maurizio Crosetti , di Maurizio CrosettiTORINO — La nuova Juve invecchia un po', torna indietro di qualche passo, s'imbruttisce di colpo. Non perde un derby che i granata non giocano meglio di lei ma giocano di più, però perde Dybala (è in dubbio per la Champions) e l'estro d'area del ragazzo Vlahovic, sostituito dopo una settantina di minuti opachi ("è normale che sia un po' appannato - ha spiegato Allegri - qui gioca ogni tre giorni"). La sua peggior partita tra le poche ma buone che aveva giocato fin qui. S'inceppa la rimonta bianconera in classifica, s'ingolfa qualche sicurezza. Sorprende la passività in un duello che il Toro ha vissuto come se in casa giocasse lui che, viceversa, in casa della Juve non vince da 27 anni, vale a dire tre Papi fa. Un ragazzo nato il giorno di quel gol di Rizzitelli, oggi è quasi un trentenne, forse con uno o due figli, chissà se tifosi granata.
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TORINO — La nuova Juve invecchia un po', torna indietro di qualche passo, s'imbruttisce di colpo. Non perde un derby che i granata non giocano meglio di lei ma giocano di più, però perde Dybala (è in dubbio per la Champions) e l'estro d'area del ragazzo Vlahovic, sostituito dopo una settantina di minuti opachi ("è normale che sia un po' appannato - ha spiegato Allegri - qui gioca ogni tre giorni"). La sua peggior partita tra le poche ma buone che aveva giocato fin qui. S'inceppa la rimonta bianconera in classifica, s'ingolfa qualche sicurezza. Sorprende la passività in un duello che il Toro ha vissuto come se in casa giocasse lui che, viceversa, in casa della Juve non vince da 27 anni, vale a dire tre Papi fa. Un ragazzo nato il giorno di quel gol di Rizzitelli, oggi è quasi un trentenne, forse con uno o due figli, chissà se tifosi granata.
Il ritorno al gol di Belotti
La Juve esce dal campo tra i fischi, non oceanici ma nitidi. E abbastanza meritati. Perché questo passo del gambero non era mica prevedibile, dopo lo slancio delle ultime settimane."Ma per entrare nelle prime 4 il pari non è da buttare via", sorride Allegri. In vantaggio presto e bene con la capocciata di De Ligt, non nuovo nel ferire nel derby, i bianconeri si sono rintanati sapendo che il Toro ama più il pallone della porta, e la larghezza del campo più della sua profondità. Un errore di valutazione e un poco di presunzione, perché la squadra di Juric ha masticato il pane che aveva in bocca, pareggiando con Belotti in acrobatico sinistro volante, un gol davvero da derby e un poco d'altri tempi, qualcosa che si può avvicinare ai colpi dei draghi del passato. Un attimo prima, Juric aveva mandato a scaldare Sanabria per sostituire il capitano esausto. E invece. "Nella mia esultanza c'è tutto l'orgoglio del derby e del Toro, peccato non avere vinto: non avremmo rubato niente" ha detto il centravanti, di nuovo titolare dopo un'eternità.
Juve, assenze pesanti in difesa
La Juve ha improvvisato, gestito male e pasticciato. Le assenze in difesa (Chiellini, Bonucci, pochi minuti prima di cominciare anche Rugani) l'hanno sgangherata, obbligando Allegri a inventare Alex Sandro centrale, lui che da un paio di stagioni è abbastanza irriconoscibile pure sull'amato binario laterale. Nell'azione del pareggio di Belotti, l'asimmetria del reparto è apparsa palese. Il palio dei cambi forzati e degli spostamenti obbligati non è sembrato, per la Juve, lineare. Dapprima è stato scelto Pellegrini come laterale, poi un infortunio ha portato all'ingresso di De Sciglio. In ogni reparto, in definitiva, Allegri ha provato a mescolare la sostanza della sua creatura, non riuscendo tuttavia a indovinarne una buona forma. Sul terreno, la Juve è stata molto, troppo lunga: la tendenza a isolare Vlahovic si era già intravista in qualche momento delle precedenti gare, ma stavolta il serbo è rimasto proprio solo. Per innescarlo, Dybala torna sempre più indietro e nella circostanza lo blocca anche un guaio muscolare: la trasferta spagnola di martedì è molto vicina, ma forse l'argentino si è fermato in tempo (uscendo dal campo ha alzato il pollice, per rassicurare tutti).
Nel finale il cuore del Torino
La partita l'ha fatta il Torino, stremato nel finale e con qualche gladiatore zoppicante, specialmente l'erculeo Bremer. La Juve ha provato con Kean e con McKennie, che in passato già li aveva fatti soffrire. È sembrato che Allegri buttasse giocatori nella mischia per prendersi comunque una serata sporca, non facile e ancor meno ispirata. Il comando del gioco, affidato inizialmente a Locatelli e poi dirottato su Arthur, continua a essere il problema: c'è spinta, non sempre ci sono ordine e disegno. Il deficit tecnico del Toro non si è notato, sebbene i granata avessero conquistato solo un punto nelle ultime tre gare. Un altro l'hanno preso a una Juve assai poco da derby. Forse, anche molto poco da Champions.
Juventus-Torino 1-1 (1-0)
Juventus (4-3-3): Szczesny; Cuadrado, De Ligt, Alex Sandro, Pellegrini (1' st De Sciglio); Zakaria, Locatelli (29' st Arthur), Rabiot; Dybala (9' st McKennie), Vlahovic (29' st Kean), Morata. All. Allegri.
Torino (3-4-2-1): Milinkovic-Savic; Djidji, Bremer (44' st Buongiorno), Rodriguez; Singo (34' st Ansaldi), Lukic, Mandragora, Vojvoda; Pobega, Brekalo (30' st Pjaca); Belotti (34' st Sanabria) All.: Juric.
Arbitro: Massa di Imperia.
Reti: nel pt 13' De Ligt; nel st 17' Belotti.
Angoli: 9 a 7 per il Torino.
Recupero: 1' e 4'.
Ammoniti: Lukic e Mandragora per gioco falloso, Cuadrado per comportamento non regolamentare.
Spettatori: 20.132 per un incasso di 1.186.841 euro.