Diaz a rischio, De Ketelaere depresso: Milan in Champions senza fantasia
di Enrico Currò , di Enrico CurròMILANO - Pioli ha ammesso esplicitamente che il Milan, a Zagabria, sta per giocare una partita determinante per la sua stagione. Lo potrebbe fare con animo sollevato e grande ottimismo, date la classifica in campionato e l'ottava vittoria in undici giornate, se non fosse per un guaio, che si aggiunge alle assenze per infortunio di Maignan e Calabria e alla squalifica di Tomori. Il guaio è che tutti e due i fantasisti in carica, Brahim Diaz e Charles De Ketelaere, a poche ore dal duello in casa della Dinamo che deciderà buona parte del destino milanista in Champions, sono usciti dal campo a testa bassa, in anticipo sui compagni. Brahim Diaz lo ha fatto all'inizio del secondo tempo della partita col Monza, che lui stesso aveva indirizzato nel primo con due formidabili gol, abbastanza alla Maradona o alla Messi, per impegnativo che sia il paragone e con la certezza che giocate del genere lo possono portare alla convocazione in extremis per il Mondiale con la Spagna.…
MILANO - Pioli ha ammesso esplicitamente che il Milan, a Zagabria, sta per giocare una partita determinante per la sua stagione. Lo potrebbe fare con animo sollevato e grande ottimismo, date la classifica in campionato e l'ottava vittoria in undici giornate, se non fosse per un guaio, che si aggiunge alle assenze per infortunio di Maignan e Calabria e alla squalifica di Tomori. Il guaio è che tutti e due i fantasisti in carica, Brahim Diaz e Charles De Ketelaere, a poche ore dal duello in casa della Dinamo che deciderà buona parte del destino milanista in Champions, sono usciti dal campo a testa bassa, in anticipo sui compagni. Brahim Diaz lo ha fatto all'inizio del secondo tempo della partita col Monza, che lui stesso aveva indirizzato nel primo con due formidabili gol, abbastanza alla Maradona o alla Messi, per impegnativo che sia il paragone e con la certezza che giocate del genere lo possono portare alla convocazione in extremis per il Mondiale con la Spagna.
Pioli in apprensione per Brahim
Brahim, che il sogno di andare in Qatar lo ha appena dichiarato a Cadena Ser, si è fermato, si è tastato più volte la coscia sinistra e poi si è accasciato sul prato, in attesa del medico. La sua smorfia, al momento della staffetta forzata con De Ketelaere, è sembrata un misto tra il dolore e il disappunto, che alla luce della prima diagnosi - contrattura al gluteo -potrebbe anche essere l'aspetto prevalente. Questo sperano Pioli e i milanisti: che, se proprio deve saltare una partita, sia al massimo la prossima in Croazia.
La crisi di Charles
Invece De Ketelaere si è infilato negli spogliatoi prima dei compagni per ragioni psicologiche, non fisiche, il che è almeno in parte consolante, perché significa che a Zagabria lui sarà a disposizione di Pioli. Però la sua smorfia, mentre la squadra correva sotto la curva sud a prendersi gli applausi, era triste: di scoramento, quasi di vergogna. Da campione annunciato a riserva, per di più col peso di un gol sulla coscienza, goffamente divorato proprio sotto la sud: il tocco al volo di Messias e il pallone da spingere semplicemente nella porta vuota, di testa o di piede non importa, e invece il giovane Charles si è attorcigliato in un bizzarro contorsionismo inutile e la palla non l'ha presa. Sarebbe stato un comodo approccio alla Champions, che è poi il palcoscenico per il quale il Milan ha deciso di ingaggiarlo pagando 35 milioni di euro al Bruges. È diventata la certificazione della crisi personale in atto. Pioli lo ha difeso, ricordandone il talento, però ha anche detto pubblicamente che tutti si aspettano di più.
La reazione del numero 10
La capacità di reagire alle difficoltà, il carattere, è ciò che distingue il campione. Brahim Diaz ha attraversato più di qualche momento complicato, nella sua carriera, che non è ancora nella fase cruciale e tuttavia a 23 anni include già tappe non banali. Il giocoliere andaluso ha assaggiato la Premier League nel Manchester City di Guardiola e la Liga col Real Madrid di Solari e di Zidane. L'anno scorso, quando il Milan di Pioli ha affrontato la Champions, era uno dei pochi non neofiti della squadra. Eppure, dopo essere stato fondamentale soprattutto nella prima parte della corsa verso lo scudetto, era scivolato un po' indietro nelle gerarchie, vivendo il finale del campionato quasi da titolare aggiunto, col posto di trequartista talvolta appaltato al transfuga annunciato Kessié. Pareva così anche in questa stagione: Kessié è finito al Barcellona, però è arrivato De Ketelaere e il ruolo di fantasista sembrava destinato al belga. Brahim non si è demoralizzato, anzi. Alle critiche legate per lo più alla sua taglia di brevilineo (1,71), che gli precluderebbe il salto tra i campioni nel calcio fisico attuale, ha risposto sul campo.
Il sogno del Mondiale
Col gol alla Juventus, una volata di cinquanta metri in slalom, e col bis contro il Monza, ha potuto confermare che la maglia numero 10 non è usurpata. Lo aveva detto con orgoglio, ma senza boria, ai microfoni spagnoli di Cadena Ser: "Essere ambidestro aiuta, gli avversari non sanno mai da che parte puoi andare. Io vedo lo spazio, mi infilo nel corridoio e parto. Non c'è nulla di studiato". Il tentativo dell'impegnativo paragone con Maradona e Messi è caduto nel vuoto ("Non mi piacciono questi confronti"), ma quello di parlare del Qatar ha centrato il bersaglio: "La speranza c'è. Sarebbe qualcosa di unico per me e per la mia famiglia, è uno dei miei obiettivi. Io posso solo continuare a impegnarmi al massimo. Poi, se andassi in Qatar, sarebbe incredibile". L'ipotesi è più concreta di quanto possa lasciare pensare il curriculum con la Roja, una sola presenza (e un gol) nell'amichevole del giugno 2021 con la Lituania, quando la Nazionale spagnola era falcidiata dal Covid. Tuttavia Luis Enrique non ha mai smesso di seguirlo. Lo ha convocato e portato in panchina lo scorso novembre, nelle partite di qualificazione al Mondiale con Grecia e Svezia. Era quasi un anno fa. Poi, più nulla. Ma le antenne del ct hanno captato i segnali da Milano e l'ipotesi che tra i ventisei del Mondiale possa esserci anche Diaz si è affacciata nelle ultime due settimane.
Zagabria determinante per tutti
I due gol col Monza, il primo quasi in fotocopia di quello con la Juventus e il secondo in girata fulminea in mezzo all'area affollata, hanno rinsaldato la candidatura. L'intoppo dell'infortunio, però, tiene in apprensione tutti, a cominciare dal diretto interessato. Per De Ketelaere il contrattempo è di natura diversa. Lui il biglietto per il Qatar lo ha prenotato da tempo, anche se il ct Roberto Martinez in questo momento farebbe fatica a trovarli un posto tra i primi undici del Belgio. Il problema è l'impatto con la serie A. Con un marcatore quasi sempre ad hoc, l'allampanato trequartista si ritrova in una situazione tattica per lui inedita. Eppure il fisico e la statura (1,92) gli permettono di vincere i contrasti e di resistere anche alle cariche degli avversari più rudi. In effetti, all'inizio della stagione, li superava con facilità, lasciando presagire sfracelli, al punto che Pioli lo ha ogni tanto utilizzato da centravanti, ruolo già ricoperto anche nel Bruges, dove ha giocato ben 16 partite di Champions. Siccome però col Milan non ha fatto la famosa differenza nemmeno in Europa, è evidente che la questione è di insicurezza, probabilmente di carattere: Brahim alle difficoltà reagisce, Charles in panchina si intristisce. Lo ha lasciato intuire qualche suo compagno, mentre Pioli ricordava che il talento resta indiscutibile e Maldini che un po' di tempi di maturazione, a 21 anni, gli va concesso. Zagabria, di sicuro, è determinante per tutti: per il Milan e per il principale rinforzo del mercato estivo.