Simone: “Il Como non è una favola, c’è un progetto oltre ai soldi. Fabregas un visionario”
di Andrea SereniMilano – Marco Simone, lei è cresciuto nel Como e ha giocato in Francia con Psg, Monaco e Nizza. Si aspettava di vedere la squadra del lago dominare a Lens?
«La vittoria è stata eclatante, anche perché al Bollaert-Delelis i francesi di solito sembrano leoni. Però, conoscendo i valori delle due squadre, il risultato ci sta tutto».
Cosa la colpisce del Como?
«L’ho visto dal vivo contro lo United, è un’opera d’arte. Quando è in campo speri che la partita non finisca mai, in ogni azione c’è un’idea. La differenza la fanno la società e Fabregas».
È lui la chiave del successo?
«Assolutamente sì. Cesc è un visionario, all’altezza dei vari Bielsa, Sacchi, De Zerbi, anche Guardiola. Quelli capaci di riscrivere la storia del calcio con le loro idee. Ha un modello riconoscibile, che tanti già provano a imitare. Spero resti a Como altri 4 o 5 anni. Lascerà una traccia indelebile».
Milano – Marco Simone, lei è cresciuto nel Como e ha giocato in Francia con Psg, Monaco e Nizza. Si aspettava di vedere la squadra del lago dominare a Lens?
«La vittoria è stata eclatante, anche perché al Bollaert-Delelis i francesi di solito sembrano leoni. Però, conoscendo i valori delle due squadre, il risultato ci sta tutto».
Cosa la colpisce del Como?
«L’ho visto dal vivo contro lo United, è un’opera d’arte. Quando è in campo speri che la partita non finisca mai, in ogni azione c’è un’idea. La differenza la fanno la società e Fabregas».
È lui la chiave del successo?
«Assolutamente sì. Cesc è un visionario, all’altezza dei vari Bielsa, Sacchi, De Zerbi, anche Guardiola. Quelli capaci di riscrivere la storia del calcio con le loro idee. Ha un modello riconoscibile, che tanti già provano a imitare. Spero resti a Como altri 4 o 5 anni. Lascerà una traccia indelebile».
In chi si rivede?
«In Douvikas, per alcuni gesti e certi gol. Però abbiamo caratteristiche diverse: lui è più centravanti, io giocavo pure in altri ruoli».
Tanti definiscono il Como una favola, aiutata dalle ricchezze della proprietà indonesiana.
«Questo è un errore. Così si sminuisce quanto stanno facendo. Lì c’è una società che sa quello che fa, un progetto: i soldi li spendono bene. Altri club vivono in un mondo utopico, il Como è una realtà».
Quanto è diverso rispetto a quando giocava lei?
«A quei tempi l’obiettivo era produrre giocatori di talento per rivenderli. Noi potevamo ambire alla salvezza. Andavamo a San Siro per strappare un pareggio. Eravamo una provinciale».
Si aspettava trent’anni dopo il Como ai vertici in Champions?
«E chi lo avrebbe mai immaginato. Como è una bella città, ma non aveva un peso sportivo importante. Di solito i grandi investitori cercano club blasonati. Questo è un insegnamento: se ci sono i mezzi, anche piccole realtà possono sognare».
Cosa fa Marco Simone oggi?
«Mi dedico al Monaco United, il club femminile che ho fondato l’anno scorso e di cui sono allenatore, presidente, ds, magazziniere. Voglio portarlo nella A francese e, un giorno, a trionfare in Champions».
E il Como può farcela ad arrivare fino in fondo in Europa?
«Potevamo pensare all’Atalanta campione in Europa League? La Champions non si vince con il nome, ma con quello che si produce in campo. E il Como in quanto a gioco è già una delle cinque squadre migliori in Europa. Quindi sì, può vincere la Champions».