Inter, Inzaghi re di Supercoppa come Lippi e Capello. Nonostante la profezia di Sacchi
dal nostro inviato Franco Vanni , dal nostro inviato Franco VanniRIAD — La coppa piacentina Dop è un salume italiano a base di carne suina a denominazione di origine protetta, tipico della provincia di Piacenza. Questo dice Wikipedia del più noto prodotto della città dove quarantasei anni e nove mesi fa è nato Simone Inzaghi, allenatore dell’Internazionale Football club di Milano. Con ogni evidenza, che sia proprio la coppa la prelibatezza piacentina per eccellenza non può essere un caso. Simone di coppe in carriera ne ha vinte sei, solo da allenatore. Due Coppa Italia, una con la Lazio e una con l’Inter, e quattro Supercoppa, anche queste equamente divise fra club biancoceleste e nerazzurro. Due le ha alzate in Italia, dove la coppa piacentina è un orgoglio nazionale, le altre due in Arabia Saudita, dove invece l’insaccato è vietato dalle norme alimentari religiose.
Inzaghi come Lippi e Capello, nonostante Sacchi
“Conosco questo posto, ci sono affezionato, qui ci ho v…
RIAD — La coppa piacentina Dop è un salume italiano a base di carne suina a denominazione di origine protetta, tipico della provincia di Piacenza. Questo dice Wikipedia del più noto prodotto della città dove quarantasei anni e nove mesi fa è nato Simone Inzaghi, allenatore dell’Internazionale Football club di Milano. Con ogni evidenza, che sia proprio la coppa la prelibatezza piacentina per eccellenza non può essere un caso. Simone di coppe in carriera ne ha vinte sei, solo da allenatore. Due Coppa Italia, una con la Lazio e una con l’Inter, e quattro Supercoppa, anche queste equamente divise fra club biancoceleste e nerazzurro. Due le ha alzate in Italia, dove la coppa piacentina è un orgoglio nazionale, le altre due in Arabia Saudita, dove invece l’insaccato è vietato dalle norme alimentari religiose.
Inzaghi come Lippi e Capello, nonostante Sacchi
“Conosco questo posto, ci sono affezionato, qui ci ho vinto due trofei”, ha detto il tecnico interista a cose fatte, dopo avere surclassato il Milan in una partita completamente sbilanciata, con una squadra in campo che gioca e l’altra che non lo fa. E così in terra araba, alzando il trofeo per la quarta volta, Inzaghi ha eguagliato il record di Marcello Lippi e Fabio Capello, due mostri sacri della panchina, anche loro prodotti Dop della scuola italiana degli allenatori. E poco male se un altro guru, Arrigo Sacchi, perseveri nello scrivere e nel dire che non apprezza il gioco di Inzaghi. Nel calcio parla il campo e a Riad ha parlato forte e chiaro, come un araldo di corte: nel regno di Salman d’Arabia Saudita, il campo ha incoronato re di coppe Simone da Piacenza, che entra così nella cerchia ristretta degli allenatori davvero vincenti. Gli manca lo scudetto, certo, ma vista l’età c’è tutto il tempo.
Inzaghi, le partite secche e la Via Emilia di Ancelotti
“Preferisco la coppa”, si chiama la bellissima autobiografia scritta con Alessandro Alciato da Carlo Ancelotti e forse non è un caso neanche quello. La Reggiolo di Carletto dista 113 chilometri di strada dalla Piacenza di Simone. Un’ora e mezza se si prende l’autostrada, qualcosa di più se la si fa a cento all’ora seguendo la via Emilia, strada antica lungo cui sono nate negli anni una fiorente industria alimentare e almeno due allenatori esperti nel vincere le partite secche, che mettono in palio trofei. La coppa del titolo è ovviamente la Champions. E Ancelotti la prima l’ha alzata col Milan. Altra epoca, altra Serie A, altro calcio. Carletto il primo campionato lo ha vinto da allenatore a 45 anni. Inzaghi lo avrebbe eguagliato se avesse centrato lo scorso anno il ventesimo tricolore della storia nerazzurra. Ma l’ha vinto il Milan. E a vedere in campo i rossoneri, un po’ di rimpianto all’Inter non può non venire. Ma non è questo il giorno per i pensieri tristi: visto dalla Pinetina, oggi, il mondo è un posto bellissimo.
L'Inter di Inzaghi e quella di Antonio Conte
Nel calcio non è possibile mettere tutti d’accordo. Inzaghi, che pure ha sempre più estimatori, deve convivere con una fronda di tifosi interisti che rimpiangono l’Inter di Conte, che con gli stadi vuoti e la difesa bassa infilava le avversarie in contropiede, che si chiamassero Juve o Crotone, e così ha vinto uno scudetto. Lo ha fatto soprattutto grazie a Lukaku, che allora era in forma strepitosa e che invece oggi è sempre rotto. Quella di Conte, a ben vedere, era una squadra incapace di superare un girone Champions League, nonostante giustamente una parte della tifoseria interista la ricordi come fosse stata il Real Madrid di Di Stefano. Ma c’è da scommettere che quegli stessi tifosi non saranno dispiaciuti del fatto che l’Inter di Inzaghi, che segna una valanga di gol spesso bellissimi, andrà a giocarsi l’accesso ai quarti di Champions nella doppia sfida col porto. E che, chissà, in caso di passi falsi del Napoli (ce ne vogliono un bel po’, visti i 10 punti di distacco), potrebbe addirittura tornare a sognare lo scudetto.