Internazionali, la voglia matta di Sinner: "Tanta gente, che bello: mi darà la spinta"
di Paolo Rossi , di Paolo RossiROMA - Terra rossa, capelli rossi. "Devo tagliarmeli ancora, ma sono sempre lo stesso come persona". Jannik Sinner è il tennista italiano più atteso al Foro Italico, per l'edizione 2002 degli Internazionali Bnl d'Italia. Il Masters 1000 che gli appassionati italiani (ma non solo) aspettavano da un paio d'anni, e già la domenica, primo giorno di partite, ha confermato la 'fame' del pubblico.
L'esordio di Sinner è tra un paio di giorni: a Roma non ha mai superato il terzo turno. Ma il suo progetto è un altro. Ormai sappiamo a memoria che ha cambiato coach. Perché (c'è ancora gente che lo chiede)? Semplice: c'è un protagonista - Sinner - che è alla ricerca della propria identità (e se sarà affannosa o no lo vedremo solo nel tempo) per cui la rottura del rapporto va letta, va investigata nel mondo dell'impalpabile, del non detto, del mis…
ROMA - Terra rossa, capelli rossi. "Devo tagliarmeli ancora, ma sono sempre lo stesso come persona". Jannik Sinner è il tennista italiano più atteso al Foro Italico, per l'edizione 2002 degli Internazionali Bnl d'Italia. Il Masters 1000 che gli appassionati italiani (ma non solo) aspettavano da un paio d'anni, e già la domenica, primo giorno di partite, ha confermato la 'fame' del pubblico.
L'esordio di Sinner è tra un paio di giorni: a Roma non ha mai superato il terzo turno. Ma il suo progetto è un altro. Ormai sappiamo a memoria che ha cambiato coach. Perché (c'è ancora gente che lo chiede)? Semplice: c'è un protagonista - Sinner - che è alla ricerca della propria identità (e se sarà affannosa o no lo vedremo solo nel tempo) per cui la rottura del rapporto va letta, va investigata nel mondo dell'impalpabile, del non detto, del mistero. Nel senso: conosciamo davvero un'altra persona? Come possiamo conoscerla, scoprirla? Ecco, Sinner si è evoluto. Forse Piatti non si è adeguato.
E ora? Il problema, per il nuovo coach Vagnozzi, è come quello di uno scrittore davanti a un libro nuovo e a un nuovo progetto: non è ancora scritto, quindi si deve imparare ad affrontarlo nel momento stesso in cui si sta operando. In fondo è questa l'avventura ed è anche interessante. Ecco allora le parole della vigilia di Jannik. "Ho un obiettivo in testa, servono tanti sacrifici, bisogna passare attraverso momenti difficili. Poi quando sei tra i primi 15 o 10, ogni dettaglio può fare la differenza. Mi dispiace che Berrettini e Musetti non ci siano. Certo che c'è pressione, ma la devi gestire, fa parte del gioco. Ognuno ha la sua strada, l'importante è concentrarsi su se stessi".
"Vagnozzi ha un metodo diverso da Riccardo Piatti, stiamo lavorando bene. So fare più cose se mi dovesse servire in campo, l'importante è non perdere quel che sono, ovvero un giocatore che entra in campo e spinge. Ma il tennis non è solo questo, è anche variare, capire i momenti della partita. Stiamo lavorando sul trasformare il gioco, possiamo migliorare tanto dalla parte del rovescio. Siamo sulla buona strada".
"Non mi era mai successa una sconfitta così, come a Madrid contro Auger-Aliassime. Sarei andato subito dopo in campo ad allenarmi, ma la partita è finita tardi. A mezzanotte eravamo con Simone a guardare i video del match. C'erano tante cose che avrei dovuto fare, e devo provare a farle, anche se poi magari perdo lo stesso. Proviamo a dimenticare quello che è successo e ad andare bene qui".
"La terra di Roma mi piace di più. Qui mi sento sempre un po' meglio. Ho sempre giocato bene qui e al Roland Garros. Il Centrale è un po' diverso rispetto al Pietrangeli, più veloce. Con tanta gente, poi, l'atmosfera sarà ancora più bella".