Dio esiste e vive a Caracas
Marco Mensurati , dal nostro inviato MARCO MENSURATIIn ginocchio per la crisi economica e politica, il Venezuela assiste al boom delle religioni (stregoneria inclusa). Perché forniscono un aiuto spirituale. E materiale. Reportage
CARACAS. Nella notte senza fine di Caracas l'ultima speranza ha i volti di Gesù Cristo, di Maometto e di Changò, il dio della virilità e del fuoco. E pure quello di Josefa, la spiritista del 23 de Enero, il barrio più a ovest della città, roccaforte del chavismo, che prima di iniziare a leggere il destino nel fumo del suo sigaro avvolge i capelli in un panno azzurro e spiega che in fondo è normale che sia così, che quando la politica smette di dare risposte, quando il cibo, l'acqua e la luce finiscono, lasciano il posto alla disperazione, e allora la gente che cosa fa? Si rivolge a dio. E ognuno ha il suo, di dio.
Succede così che il Venezuela ai tempi di Maduro, il Venezuela conteso tra i russi e gli americani, sospeso nel nulla politico tra chavismo e capitalismo, si ritrovi improvvisamente in ginocchio, con lo sguardo rivolto verso l'alto, a pregare, preda di un unico collettivo afflato spirituale. A Caracas e nel…
Succede così che il Venezuela ai tempi di Maduro, il Venezuela conteso tra i russi e gli americani, sospeso nel nulla politico tra chavismo e capitalismo, si ritrovi improvvisamente in ginocchio, con lo sguardo rivolto verso l'alto, a pregare, preda di un unico collettivo afflato spirituale. A Caracas e nel…
CARACAS. Nella notte senza fine di Caracas l'ultima speranza ha i volti di Gesù Cristo, di Maometto e di Changò, il dio della virilità e del fuoco. E pure quello di Josefa, la spiritista del 23 de Enero, il barrio più a ovest della città, roccaforte del chavismo, che prima di iniziare a leggere il destino nel fumo del suo sigaro avvolge i capelli in un panno azzurro e spiega che in fondo è normale che sia così, che quando la politica smette di dare risposte, quando il cibo, l'acqua e la luce finiscono, lasciano il posto alla disperazione, e allora la gente che cosa fa? Si rivolge a dio. E ognuno ha il suo, di dio.
Succede così che il Venezuela ai tempi di Maduro, il Venezuela conteso tra i russi e gli americani, sospeso nel nulla politico tra chavismo e capitalismo, si ritrovi improvvisamente in ginocchio, con lo sguardo rivolto verso l'alto, a pregare, preda di un unico collettivo afflato spirituale. A Caracas e nelle altre province del Paese, ogni giorno, chiese, moschee, sinagoghe, ma anche teatri, templi e case private, si riempiono di fedeli in cerca di risposte, di indicazioni, di una qualsiasi parola che possa dar loro anche un minimo di conforto. In mancanza di dati, secondo una stima ufficiosa dell'associazione umanitaria Wola (Washington Office on Latin America), nei primi mesi del 2019 l'aumento dell'afflusso alle principali cerimonie religiose nel Paese - indipendentemente dal credo - si aggirerebbe attorno al 30 per cento.
Un'onda anomala, che le varie confessioni stanno cercando di cavalcare in qualunque modo. Per dire, lunedì 6 maggio - neppure una settimana dopo la sollevazione popolare alla base dell'aviazione La Carlotta, quando il capo dell'Assemblea nazionale e presidente autoproclamato Juan Guaidó dichiarò imminente la caduta del presidente Nicolás Maduro - la chiesa evangelica su Bulevar de Sabana Grande ha organizzato per i suoi fedeli una grande preghiera "contro la crisi". E l'evento ha riscosso un tale successo che ne sono state organizzate repliche per tutta la settimana. Il pastore Felipe sul foglio di invito, a cui era legato un simbolico braccialetto rosso, si era raccomandato: "Porta la tua famiglia perché dio la liberi dalla miseria e dalla crisi; così che non venga distrutta dai mali della povertà e della carestia". Un'ora prima dell'inizio della cerimonia, c'era già talmente tanta gente che non si riusciva nemmeno a respirare. Sedute lì, sulle loro poltroncine imbottite, c'erano non meno di duemila persone, sguardo estatico e Nuovo Testamento stretto tra le mani, con l'indice a tenere il segno sul capitolo 12 degli Atti degli apostoli, la liberazione di Pietro.
Il rito della liberazione
"Vengono qui da tutta la città" spiegava una signorina gentile all'ingresso: "Arrivano con largo anticipo, così dopo aver fatto la fila per la benedizione con l'olio sacro possono incontrare il pastore per il rito di liberazione". Il rito di liberazione è una specie di "esorcismo leggero", durante il quale il pastore impone le mani sulla testa del fedele, affrontando direttamente il suo male, invitandolo ad "uscire" dal corpo e dalla vita dell'afflitto. Nel caso in questione l'afflitto era José, un neonato di tre mesi con gli occhi creoli, evidentemente malnutrito, talmente piccolo che potrebbe stare in una mano.
Anche la Chiesa cattolica, di gran lunga la più seguita nel Paese, si è organizzata. In maniera più concreta. Da mesi, ormai, in ogni parrocchia vengono organizzati dei "programmi pastorali sociali", meccanismi perfettamente oleati di raccolta e distribuzione di cibo e alimenti. "La gente ha bisogno di un aiuto spirituale, ma spesso non se ne rende conto. Noi offriamo un'assistenza materiale, poi quando vengono qui ci parliamo, li ascoltiamo e, insomma, facciamo il nostro lavoro" spiegano dalla sagrestia della chiesa cattolica Good Shepherd di Chacao.
La cosa più impressionante, stando ai racconti, sono i bambini. "Ascoltando le loro preghiere" dice il reverendo gesuita Alfredo Infante, "noi sacerdoti siamo abituati a sentire richieste logicamente infantili, qualche giocattolo, qualche vittoria a calcio... Invece oggi in Venezuela i bambini pregano Dio di riuscire a trovare qualcosa da mangiare, o di non essere costretti a fare come i loro parenti più stretti ed emigrare in Colombia o negli Stati Uniti". "Ogni weekend" spiega il parroco de La Coromoto, a El Paraiso, "incontriamo e assistiamo circa tremila persone. Ci chiedono aiuti di tutti i tipi, ma è evidente che, a parte cibo e acqua, la cosa più importante che possiamo fare per loro è dare un'assistenza spirituale, cercare di rinforzare la loro fede, dar loro la speranza concreta che presto tutto questo possa finire".
Tutti dai brujos
Ancor più delle confessioni tradizionali, il vero boom l'hanno però conosciuto santeria e spiritismo, entrambi culti molto popolari nel Paese, la cui pratica spesso convive con quella della religione cattolica. "Gli affari vanno piuttosto bene" spiega la signora Rosa, titolare di un negozio in zona Santa Teresa che vende oggetti sacri e prodotti per riti magici: "La gente non si fida più dei politici e tanto meno dei funzionari di banca. Quindi per prendere le decisioni sulla propria vita interroga le divinità". Si riversa nelle case e negli studi dei brujos, gli stregoni, e si sottopone a sedute interminabili. Come quelle che Carlos tiene a Petare, uno dei barrios più malmessi della città, nel callejón de los brujos (il vicolo degli stregoni), dove questo 45enne carismatico cura malattie di vario genere con erbe e preghiere. Ogni settimana, dice, assiste 300-400 persone. "Le persone arrivano qui disperate, in preda a disturbi di evidente natura psicologica, squilibri mentali e ansie dovute alle condizioni di povertà assoluta in cui versano". Lui ascolta, parla con i suoi spiriti, poi dà le risposte.
La stessa cosa fa Josefa, che riceve in casa sua al 12esimo piano del blocco 47 del barrio 23 de Enero. In camera da letto, sotto le foto dei suoi avi, grazie al fumo dei sigari riesce a consultare los hermanos e a consigliare al meglio i fedeli (il costo della seduta dipende dal numero di sigari fumati, di solito tre, 2000 bolivares a sigaro, un dollaro in tutto). "Quelli che vengono qui" dice "non vogliono altro che incontrare qualcuno che dica loro le cose come stanno. E che gli dia un qualche rimedio". Di solito, nel suo caso, si tratta di qualche formula magica, qualche preghiera rivolta a los hermanos ("Apritemi il camino, apritemi tutte le porte, procuratemi buoni affari, abbondanza, progresso, denaro, argento, oro. E liberatemi dal male") e qualche rito purificatore, un bagno - ma vista la carenza di acqua va bene anche una doccia - con delle essenze da comprare a buon mercato sempre dalla signora Rosa.
Matrimonio di convenienza
L'aumento dell'attività religioso-spirituale è vissuto come una grande occasione non solo dagli operatori del settore, ma anche dai politici, cioè dagli stessi che lo hanno causato. La tentazione di "strumentalizzare" la fede a fini propagandistici è sempre stata forte in Venezuela, sin dai tempi in cui l'ex presidente Hugo Chávez, uomo superstizioso al punto di riempire gli apparati statali di santeros (salvo poi scoprire che erano spie cubane), intuì che la Chiesa cattolica era un perfetto strumento di propaganda politica. Quanto Chávez avesse ragione è stato chiaro sia al governo sia all'opposizione l'anno scorso, quando Javier Bertucci, pastore pentecostale, si è candidato contro Maduro alle contestatissime elezioni politiche (quelle che furono disconosciute da tutta la comunità internazionale). Vinse l'erede di Chávez, ma Bertucci - che in campagna elettorale si era detto indisponibile a governare sia con i chavisti sia con l'opposizione - portò a casa quasi un milione di voti: un risultato incredibile, viste le condizioni in cui si era votato.
Da allora sia Maduro sia Guaidó nelle loro apparizioni pubbliche non disdegnano di associare la propria figura a quella di qualche immagine sacra. "Sono un leader autenticamente cristiano" dice di sé Maduro (in realtà anche lui incredibilmente superstizioso e suggestionato dalla santeria); a cui risponde Guaidó dicendo ufficialmente di essere sposato (cosa non vera) e sorvolando il più possibile sulla sua appartenenza alla massoneria.
Per lo stesso motivo, entrambi cercano in questi drammatici giorni di tirare i sacerdoti per la tonaca. "Vengono qui spesso rappresentanti del governo o dell'opposizione" racconta il pastore della Chiesa evangelica di fronte al centro commerciale Sambil, "chiedendoci di veicolare qualche loro messaggio nei nostri discorsi. Ma noi non possiamo farlo. Non saremmo più credibili e sarebbe pericoloso per tutti: in questo momento siamo l'ultimo punto fermo per molta gente, le persone non hanno da mangiare, hanno acqua una volta alla settimana e fanno fatica a capire che cosa sta succedendo. Se li tradiamo anche noi è la fine".
Sul Venerdì del 24 maggio 2019
Succede così che il Venezuela ai tempi di Maduro, il Venezuela conteso tra i russi e gli americani, sospeso nel nulla politico tra chavismo e capitalismo, si ritrovi improvvisamente in ginocchio, con lo sguardo rivolto verso l'alto, a pregare, preda di un unico collettivo afflato spirituale. A Caracas e nelle altre province del Paese, ogni giorno, chiese, moschee, sinagoghe, ma anche teatri, templi e case private, si riempiono di fedeli in cerca di risposte, di indicazioni, di una qualsiasi parola che possa dar loro anche un minimo di conforto. In mancanza di dati, secondo una stima ufficiosa dell'associazione umanitaria Wola (Washington Office on Latin America), nei primi mesi del 2019 l'aumento dell'afflusso alle principali cerimonie religiose nel Paese - indipendentemente dal credo - si aggirerebbe attorno al 30 per cento.
Un'onda anomala, che le varie confessioni stanno cercando di cavalcare in qualunque modo. Per dire, lunedì 6 maggio - neppure una settimana dopo la sollevazione popolare alla base dell'aviazione La Carlotta, quando il capo dell'Assemblea nazionale e presidente autoproclamato Juan Guaidó dichiarò imminente la caduta del presidente Nicolás Maduro - la chiesa evangelica su Bulevar de Sabana Grande ha organizzato per i suoi fedeli una grande preghiera "contro la crisi". E l'evento ha riscosso un tale successo che ne sono state organizzate repliche per tutta la settimana. Il pastore Felipe sul foglio di invito, a cui era legato un simbolico braccialetto rosso, si era raccomandato: "Porta la tua famiglia perché dio la liberi dalla miseria e dalla crisi; così che non venga distrutta dai mali della povertà e della carestia". Un'ora prima dell'inizio della cerimonia, c'era già talmente tanta gente che non si riusciva nemmeno a respirare. Sedute lì, sulle loro poltroncine imbottite, c'erano non meno di duemila persone, sguardo estatico e Nuovo Testamento stretto tra le mani, con l'indice a tenere il segno sul capitolo 12 degli Atti degli apostoli, la liberazione di Pietro.
Il rito della liberazione
"Vengono qui da tutta la città" spiegava una signorina gentile all'ingresso: "Arrivano con largo anticipo, così dopo aver fatto la fila per la benedizione con l'olio sacro possono incontrare il pastore per il rito di liberazione". Il rito di liberazione è una specie di "esorcismo leggero", durante il quale il pastore impone le mani sulla testa del fedele, affrontando direttamente il suo male, invitandolo ad "uscire" dal corpo e dalla vita dell'afflitto. Nel caso in questione l'afflitto era José, un neonato di tre mesi con gli occhi creoli, evidentemente malnutrito, talmente piccolo che potrebbe stare in una mano.
Anche la Chiesa cattolica, di gran lunga la più seguita nel Paese, si è organizzata. In maniera più concreta. Da mesi, ormai, in ogni parrocchia vengono organizzati dei "programmi pastorali sociali", meccanismi perfettamente oleati di raccolta e distribuzione di cibo e alimenti. "La gente ha bisogno di un aiuto spirituale, ma spesso non se ne rende conto. Noi offriamo un'assistenza materiale, poi quando vengono qui ci parliamo, li ascoltiamo e, insomma, facciamo il nostro lavoro" spiegano dalla sagrestia della chiesa cattolica Good Shepherd di Chacao.
La cosa più impressionante, stando ai racconti, sono i bambini. "Ascoltando le loro preghiere" dice il reverendo gesuita Alfredo Infante, "noi sacerdoti siamo abituati a sentire richieste logicamente infantili, qualche giocattolo, qualche vittoria a calcio... Invece oggi in Venezuela i bambini pregano Dio di riuscire a trovare qualcosa da mangiare, o di non essere costretti a fare come i loro parenti più stretti ed emigrare in Colombia o negli Stati Uniti". "Ogni weekend" spiega il parroco de La Coromoto, a El Paraiso, "incontriamo e assistiamo circa tremila persone. Ci chiedono aiuti di tutti i tipi, ma è evidente che, a parte cibo e acqua, la cosa più importante che possiamo fare per loro è dare un'assistenza spirituale, cercare di rinforzare la loro fede, dar loro la speranza concreta che presto tutto questo possa finire".
Tutti dai brujos
Ancor più delle confessioni tradizionali, il vero boom l'hanno però conosciuto santeria e spiritismo, entrambi culti molto popolari nel Paese, la cui pratica spesso convive con quella della religione cattolica. "Gli affari vanno piuttosto bene" spiega la signora Rosa, titolare di un negozio in zona Santa Teresa che vende oggetti sacri e prodotti per riti magici: "La gente non si fida più dei politici e tanto meno dei funzionari di banca. Quindi per prendere le decisioni sulla propria vita interroga le divinità". Si riversa nelle case e negli studi dei brujos, gli stregoni, e si sottopone a sedute interminabili. Come quelle che Carlos tiene a Petare, uno dei barrios più malmessi della città, nel callejón de los brujos (il vicolo degli stregoni), dove questo 45enne carismatico cura malattie di vario genere con erbe e preghiere. Ogni settimana, dice, assiste 300-400 persone. "Le persone arrivano qui disperate, in preda a disturbi di evidente natura psicologica, squilibri mentali e ansie dovute alle condizioni di povertà assoluta in cui versano". Lui ascolta, parla con i suoi spiriti, poi dà le risposte.
La stessa cosa fa Josefa, che riceve in casa sua al 12esimo piano del blocco 47 del barrio 23 de Enero. In camera da letto, sotto le foto dei suoi avi, grazie al fumo dei sigari riesce a consultare los hermanos e a consigliare al meglio i fedeli (il costo della seduta dipende dal numero di sigari fumati, di solito tre, 2000 bolivares a sigaro, un dollaro in tutto). "Quelli che vengono qui" dice "non vogliono altro che incontrare qualcuno che dica loro le cose come stanno. E che gli dia un qualche rimedio". Di solito, nel suo caso, si tratta di qualche formula magica, qualche preghiera rivolta a los hermanos ("Apritemi il camino, apritemi tutte le porte, procuratemi buoni affari, abbondanza, progresso, denaro, argento, oro. E liberatemi dal male") e qualche rito purificatore, un bagno - ma vista la carenza di acqua va bene anche una doccia - con delle essenze da comprare a buon mercato sempre dalla signora Rosa.
Matrimonio di convenienza
L'aumento dell'attività religioso-spirituale è vissuto come una grande occasione non solo dagli operatori del settore, ma anche dai politici, cioè dagli stessi che lo hanno causato. La tentazione di "strumentalizzare" la fede a fini propagandistici è sempre stata forte in Venezuela, sin dai tempi in cui l'ex presidente Hugo Chávez, uomo superstizioso al punto di riempire gli apparati statali di santeros (salvo poi scoprire che erano spie cubane), intuì che la Chiesa cattolica era un perfetto strumento di propaganda politica. Quanto Chávez avesse ragione è stato chiaro sia al governo sia all'opposizione l'anno scorso, quando Javier Bertucci, pastore pentecostale, si è candidato contro Maduro alle contestatissime elezioni politiche (quelle che furono disconosciute da tutta la comunità internazionale). Vinse l'erede di Chávez, ma Bertucci - che in campagna elettorale si era detto indisponibile a governare sia con i chavisti sia con l'opposizione - portò a casa quasi un milione di voti: un risultato incredibile, viste le condizioni in cui si era votato.
Da allora sia Maduro sia Guaidó nelle loro apparizioni pubbliche non disdegnano di associare la propria figura a quella di qualche immagine sacra. "Sono un leader autenticamente cristiano" dice di sé Maduro (in realtà anche lui incredibilmente superstizioso e suggestionato dalla santeria); a cui risponde Guaidó dicendo ufficialmente di essere sposato (cosa non vera) e sorvolando il più possibile sulla sua appartenenza alla massoneria.
Per lo stesso motivo, entrambi cercano in questi drammatici giorni di tirare i sacerdoti per la tonaca. "Vengono qui spesso rappresentanti del governo o dell'opposizione" racconta il pastore della Chiesa evangelica di fronte al centro commerciale Sambil, "chiedendoci di veicolare qualche loro messaggio nei nostri discorsi. Ma noi non possiamo farlo. Non saremmo più credibili e sarebbe pericoloso per tutti: in questo momento siamo l'ultimo punto fermo per molta gente, le persone non hanno da mangiare, hanno acqua una volta alla settimana e fanno fatica a capire che cosa sta succedendo. Se li tradiamo anche noi è la fine".
Sul Venerdì del 24 maggio 2019