Metti un palestinese e un israeliano in cucina. E alla tv
di Francesca Santolini“Non ho cresciuto mio figlio per essere un soldato, l’ho cresciuto perché fosse il mio orgoglio e la mia gioia. Chi osa posargli un fucile sulla spalla per colpire il figlio adorato di un’altra madre? È tempo di deporre spada e fucile!”. Per anni le parole di una celebre canzone pacifista americana hanno campeggiato sulla parete del ristorante israelo-palestinese Kanaan, nel raffinato quartiere di Prenzlauer Berg a Berlino. Non erano una decorazione messa lì per caso, quelle strofe, riprese dalla Rana Choir, un coro femminile israeliano-palestinese che canta in ebraico, arabo e inglese, rappresentavano l’anima di questo locale piuttosto straordinario. Qui dal 2015 tra il profumo di spezie mediorientali e il chiacchiericcio rilassato dei commensali, si è consumata quotidianamente una piccola rivoluzione, quella di chi si è ribellato all’idea che l’odio tra israeliani e palestinesi sia ineluttabile. L’avventura così come migliaia di persone l’hanno conosciuta finora sta per finire: Kana…
“Non ho cresciuto mio figlio per essere un soldato, l’ho cresciuto perché fosse il mio orgoglio e la mia gioia. Chi osa posargli un fucile sulla spalla per colpire il figlio adorato di un’altra madre? È tempo di deporre spada e fucile!”. Per anni le parole di una celebre canzone pacifista americana hanno campeggiato sulla parete del ristorante israelo-palestinese Kanaan, nel raffinato quartiere di Prenzlauer Berg a Berlino. Non erano una decorazione messa lì per caso, quelle strofe, riprese dalla Rana Choir, un coro femminile israeliano-palestinese che canta in ebraico, arabo e inglese, rappresentavano l’anima di questo locale piuttosto straordinario. Qui dal 2015 tra il profumo di spezie mediorientali e il chiacchiericcio rilassato dei commensali, si è consumata quotidianamente una piccola rivoluzione, quella di chi si è ribellato all’idea che l’odio tra israeliani e palestinesi sia ineluttabile. L’avventura così come migliaia di persone l’hanno conosciuta finora sta per finire: Kanaan chiuderà i battenti presto (a marzo probabilmente) schiacciato dall’aumento dei costi e dalla situazione politica, ma il progetto continuerà a vivere in altre forme. «Organizzeremo pop-up, catering, libri, percorsi educativi e stiamo lavorando a una serie tv», racconta Oz Ben David, uno dei due proprietari. Lo scopo resterà lo stesso: Make hummus, not war, come per tutti questi anni ha recitato lo slogan del ristorante.
Un improbabile incontro
Questa avventura imprenditoriale è nata dall’incontro tra due uomini che probabilmente in Israele avrebbero faticato a lavorare insieme, anche se sulla carta hanno lo stesso passaporto e gli stessi diritti: Ben David è un sionista dichiarato e gay. Jalil Dabit, il suo partner in affari, è palestinese di origine ed è uno dei due milioni di arabi che hanno cittadinanza israeliana: il 21 per cento della popolazione del Paese, spesso discriminata e messa da parte in uno Stato che – ancor più dal 7 ottobre 2023 – fatica ad accettare chiunque sia diverso al suo interno. I due si sono incontrati a Berlino: a unirli, la voglia di condividere con il pubblico il meglio delle rispettive tradizioni culinarie, che spesso si intrecciano e si sovrappongono.
«La complessità è ciò che rende speciale la storia di Kanaan», spiega Ben David mentre sistema con cura i piatti sul banco. «Non siamo le persone che potresti immaginare capaci di costruire un futuro insieme. Eppure eccoci qui, non lo stiamo solo immaginando, lo stiamo realizzando».
Alti e bassi
Ben David insiste nell’usare il presente, anche di fronte alla prossima chiusura. L’imprenditore non è un idealista e negli ultimi anni insieme al suo socio ha affrontato non poche difficoltà. Dopo che l’attacco di Hamas al Sud di Israele, con i suoi 1.200 morti e 251 rapiti, Kanaan ha chiuso per motivi di sicurezza, ma la serranda è rimasta abbassata solo cinque giorni. «La decisione di riaprire non è stata semplice, ma ci siamo resi conto che dovevamo prendere posizione, dimostrare di essere qualcosa di diverso» .
In seguito, il ristorante ha subito attacchi di vandalismo e intimidazioni. Il più grave è avvenuto nel luglio 2024, dopo aver organizzato un brunch queer ebraico-musulmano, ma la risposta è stata potente: una manifestazione davanti al locale che ha visto fianco a fianco il sindaco di Berlino, la comunità queer di sinistra per la Palestina e quella israeliana di destra. Il ristorante ha lanciato una campagna di raccolta fondi per riparare i danni e finanziare progetti educativi per la tolleranza e in sole 24 ore, sono stati raccolti oltre 15 mila euro. Ad agosto del 2025, in coincidenza con una delle fasi più dure dell’offensiva israeliana su Gaza, un’altra crisi: i due soci hanno lanciato un appello, ricordando il valore anche simbolico di Kanaan. Nel giro di pochi giorni, il locale è tornato a riempirsi, con un aumento dei coperti addirittura del trecento per cento. È su cose come queste che si basa ora la scommessa verso il futuro: qualche settimana fa la casa di produzione tedesca Traumfabrik Babelsberg ha annunciato i piani per una miniserie basata su Kanaan. In italiano, il titolo suonerà come “rompere i binari, uscire dalle righe”: sarà una serie in cui la cucina si incrocerà con la politica. L’ispirazione viene da The Bear, una serie televisiva americana di successo che è ambientata nella frenetica cucina di un ristorante.
Protagonisti saranno i due soci, ma anche il mondo che si è mosso per anni intorno al loro ristorante. E che si muove attorno a questa zona di Berlino, ex Est diventata un quartiere di moda ma con i piedi ancora ben saldi nella multietnicità e in culture differenti.
E se domani…
Per quanto la chiusura sia un momento amaro per Ben David e per Dabit, entrambi sono pronti a ripartire: la speranza è che la serie e il tour culinario che sarà abbinato all’uscita in tv possano toccare un numero di persone più ampio di quelle che normalmente frequentavano il ristorante. Una cosa non cambierà: il mondo attorno a Kanaan resterà vegetariano e vegano. Una scelta non casuale: «Finché avremo macellai, ci saranno guerre», dice Ben David citando Tolstoj. «Costruire ponti tra di noi, cercare ciò che abbiamo in comune è sempre stato il nostro tratto distintivo: e continuerà ad esserlo», promette.
Sul Venerdì del 13 febbraio 2026