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Guerra in Iran, le news del 16 ottobre

Guerra in Iran, le news del 16 ottobre
(afp)
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Centcom: “Iran non ha export e import via mare grazie al blocco navale Usa”

A causa del blocco navale Usa, "l'Iran non effettua esportazioni né importazioni via mare". E' quanto afferma Brad Cooper, il capo del Comando militare centrale americano (Centcom), in un video di aggiornamento su X relativo agli "effetti delle nostre attuali iniziative contro l'Iran". Lo Stretto di Hormuz "è controllato dagli Stati Uniti e dai nostri partner regionali, non dall'Iran: rimane aperto al traffico commerciale". Solo negli ultimi sette giorni, "circa 400 navi mercantili hanno attraversato lo stretto. Nello stesso periodo, le forze Usa hanno inoltre assistito i partner del Golfo nel trasporto di oltre 100 milioni di barili di greggio, che si aggiungono agli oltre 1,3 miliardi di barili trasportati dagli alleati regionali attraverso lo stretto con il nostro supporto negli ultimi mesi", precisa Cooper.

Yemen, esplosioni ad Aden

Si sono registrate esplosioni ad Aden, nel sud dello Yemen. Lo ha riferito la televisione saudita Al-Arabiya. Sotto attacco ci sarebbe l'aeroporto internazionale di Aden che, secondo altri media locali, sarebbe stato attaccato da tre missili lanciati dagli Houthi.

Trump: “Israele sta aiutando Arabia Saudita contro Houthi”

Israele sta aiutando l'Arabia Saudita contro gli Houthi e anche per questo gli Accordi di Abramo "sono di nuovo sul tavolo". Lo ha dichiarato il presidente americano Donald Trump parlando con i giornalisti. "L'Arabia Saudita è molto lieta di ricevere il sostegno di Israele e il nostro aiuto", ha affermato Trump.

Pezeshkian: “Pronti al dialogo, sanzioni disumane”

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha negato che Teheran stia cercando di dotarsi di armi nucleari, si è dichiarato pronto al dialogo e ha condannato le sanzioni statunitensi. Parlando con il primo ministro georgiano Irakli Kobakhidze, Pezeshkian ha anche auspicato legami più stretti con la Georgia, a poche settimane dall'interruzione dei collegamenti aerei tra i due Paesi da parte di Tbilisi a seguito delle sanzioni statunitensi contro le compagnie aeree iraniane. L'incontro è avvenuto a margine di un vertice delle Nazioni Unite sulla biodiversità a Erevan, in Armenia. "L'Iran non sta cercando di dotarsi di armi nucleari e consideriamo la propaganda malevola contro il nostro Paese come menzogne", ha dichiarato Pezeshkian, secondo un comunicato del suo ufficio. "Siamo sempre stati pronti al dialogo. Pensano di poterci costringere alla resa, ma non ci piegheremo alla coercizione", aggiunge, definendo le sanzioni statunitensi contro Teheran "ingiustificabili e disumane".

Von der Leyen: “Da inizio guerra costi dei combustibili aumentati di +106 miliardi”

"Le famiglie e l'industria stanno pagando il prezzo di una guerra ben al di là dei nostri confini. Dall'inizio della guerra in Medio Oriente, i costi dei combustibili fossili importati sono aumentati di 106 miliardi di euro, senza una sola molecola di energia in più". Lo ha dichiarato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, in conferenza stampa al termine del Consiglio europeo. "Inoltre, dalla fine di febbraio i prezzi del gas sono saliti di circa il 140 per cento e i prezzi del diesel sono raddoppiati", ha aggiunto.

Fotoreporter Washington Post aggredita dai coloni: “Mi hanno spinto a terra e preso a calci”

"Sono stato aggredita, spinta a terra. Per fortuna avevo il giubbotto antiproiettile e l'elmetto, altrimenti probabilmente non sarei nemmeno qui, perché continuavano a prendermi a calci". Lo ha raccontato ai colleghi di Reuters, che lo scrivono sul sito, la fotoreporter del Washington Post Heidi Levine ferita questa mattina in un attacco di un gruppo di coloni estremisti israeliani vicino al villaggio di Abu Falah, a nord di Ramallah, mentre documentava la raccolta di olive degli agricoltori palestinesi. Levine è stata ricoverata in ospedale a Ramallah.

Netanyahu su attacco fotoreporter: “Circostanze non chiare”

Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha condannato l'aggressione da parte di un gruppo di coloni in Cisgiordania in cui è rimasta ferita la fotoreporter del Washington Post Heidi Levine ma ha sottolineato che la vicenda ha ancora contorni poco chiari. "Sono i fatti a dover determinare le conclusioni. Non i titoli dei giornali", ha dichiarato in un comunicato diffuso dal suo ufficio. "I fatti relativi allo scontro nei pressi di Abu Falah, durante il quale Levine sarebbe stata aggredita, rimangono poco chiari e sono oggetto di indagine", si legge nel comunicato pubblicato su X. "Israele condanna inequivocabilmente la violenza contro chiunque: ebrei, arabi, cristiani o giornalisti", prosegue il comunicato, "i responsabili ne risponderanno". "Tuttavia, permangono interrogativi seri. Secondo alcune segnalazioni, circa 200 arabi e attivisti di estrema sinistra si sono scontrati con circa 40 giovani israeliani. I filmati mostrano individui col volto coperto su entrambi i fronti intenti a lanciare oggetti; vi sono inoltre notizie di fuochi d'artificio lanciati contro i giovani ebrei". "Altre immagini sembrano mostrare la Levine che viene fatta cadere a terra e subito rialzata dalla stessa persona, rimasta non identificata", prosegue l'ufficio di Netanyahu. "L'indagine dovrà accertare i fatti, compreso chi abbia dato inizio alla violenza", conclude, "non permetteremo che episodi controversi vengano strumentalizzati per demonizzare le centinaia di migliaia di residenti ebrei di Giudea e Samaria (come Israele chiama la Cisgiordania, ndr) che rispettano la legge. Sono i fatti a dover determinare le conclusioni. Non i titoli dei giornali".

Netanyahu a Obama: “Non siamo occupanti stranieri, terra dei nostri padri”

"Il popolo ebraico non è un occupante straniero nella terra dei nostri antenati". Lo ha affermato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, in un video in lingua inglese, in risposta a una dichiarazione rilasciata dall'ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama, secondo cui Israele "ha sottratto terre a un popolo" al momento della sua fondazione. "La nostra storia non è un'impresa coloniale. La nostra terra non è una terra rubata", ha spiegato Netanyahu. "Questa è la nostra patria. Si chiama Giudea. È da lì che provengono gli ebrei. Siamo legati a essa da migliaia di anni", ha aggiunto. "L'ostacolo alla pace non è Israele, non è la nostra lotta per il diritto stesso di esistere nel nostro Stato... è il rifiuto dei nostri nemici e dei nemici dell'America di riconoscere il diritto del popolo ebraico ad avere un proprio Stato, entro qualsiasi confine", ha sottolineato. Secondo Netanyahu "una pace costruita sulle illusioni si infrangerà contro gli scogli della realtà mediorientale". Israele, ha dichiarato il premier, "non metterà a repentaglio la propria sopravvivenza per assecondare coloro che si rifiutano di accettare i fatti della storia, di riconoscere il nostro diritto all'esistenza o che desiderano placare il terrorismo".

Pezeshkian: “Sanzioni e attacchi Usa ingiustificabili e disumani”

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha incontrato il primo ministro georgiano Irakli Kobakhidze a Yerevan, in Armenia, a margine del Vertice dei leader sulla biodiversità. Riferendosi alle sanzioni statunitensi contro l'Iran, Pezeshkian ha affermato che le misure "vanno oltre i limiti del principio umanitario e gli attacchi statunitensi degli ultimi mesi sono ingiustificabili e disumani". "L'Iran non sta cercando di dotarsi di armi nucleari e consideriamo la propaganda distruttiva contro il nostro Paese come menzogne", ha aggiunto secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa semi-ufficiale iraniana Tasnim. "Siamo sempre stati pronti a dialogare. Pensano di poterci costringere alla resa, ma non cederemo alla forza", ha concluso Pezeshkian.

Lunedì Lavrov a Teheran per colloqui con Araghchi

Il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, si recherà in Iran lunedì, 19 ottobre, per colloqui con il suo omologo, Abbas Araghchi, in merito alle misure adottate da Mosca per favorire una de-escalation nel conflitto che coinvolge Stati Uniti e Israele. Lo ha annunciato la portavoce Maria Zakharova. "E' previsto un esame approfondito di questioni regionali e internazionali, con particolare attenzione alla situazione che riguarda l'Iran e alle iniziative intraprese dalla parte russa per allentare le tensioni", ha dichiarato la portavoce in conferenza stampa. Zakharova ha sottolineato che l'attuale tensione "è colpa di Stati Uniti e Israele" e che i Paesi del Medio Oriente e del Golfo Persico sono stati "trascinati" in questa situazione; un riferimento agli attacchi iraniani contro infrastrutture civili in alcuni Stati della regione. Prima di questo viaggio, Lavrov prenderà parte in Bahrein a un nuovo ciclo di dialogo tra la Russia e il Consiglio di cooperazione del Golfo, ha aggiunto la portavoce. Venerdì scorso, nel corso di una conversazione telefonica con il suo omologo statunitense Donald Trump, il presidente russo Vladimir Putin ha affermato che Stati Uniti e Iran "possono e devono" giungere a un accordo di pace. "Putin ha rimarcato in particolare che le potenzialità della diplomazia riguardo all'Iran sono tutt'altro che esaurite e che le parti possono e devono trovare un'intesa", ha riferito Yuri Ushakov, consigliere del Cremlino per la politica estera. Il giorno precedente, durante un incontro in Turkmenistan con il leader iraniano Massoud Pezeshkian, Putin aveva già osservato che Teheran sta compiendo "sinceri tentativi" per porre fine al conflitto

Israele, sondaggio: “La maggioranza vuole un governo di unità nazionale se non c’è un vincitore chiaro”

La maggioranza degli israeliani preferirebbe un governo di unità nazionale a nuove elezioni nel caso in cui il voto dal 27 ottobre non emergesse un vincitore chiaro. È quanto emerge da un sondaggio pubblicato dal quotidiano 'Maariv', realizzato da Lazar Research in collaborazione con Panel4All su un campione di 700 persone, israeliani e arabi, di almeno 18 anni, intervistate il 14 e 15 ottobre. Secondo la rilevazione, il 55% degli intervistati preferirebbe un governo di unità nazionale, mentre il 27% opterebbe per nuove elezioni e il 18% non ha indicato una preferenza. La rilevazione evidenzia differenze tra i blocchi politici: il 54% degli elettori dell'opposizione sosterrebbe un governo di unità nazionale soltanto se guidato da un esponente del proprio schieramento. Tra gli elettori della coalizione di maggioranza, quasi il 40% preferirebbe invece un esecutivo guidato da Benjamin Netanyahu, mentre il 32% sceglierebbe di tornare alle urne in caso di nuovo stallo politico. Il sondaggio rileva inoltre che il 48% degli intervistati considera il leader del partito Yashar, Gadi Eisenkot, più adatto a ricoprire la carica di premier rispetto a Netanyahu, fermo al 41%. Sul piano delle intenzioni di voto, il partito Yashar di Eisenkot è in testa con 21 seggi, seguito dal Likud di Netanyahu con 18 e da B'Yachad di Bennett con 13. I Democratici di Yair Golan sono a nove seggi, mentre Israel Beitenu, Otzma Yehudit, Lista araba congiunta e Giudaismo Unito della Torah sono accreditati di otto seggi ciascuno. I blocchi della maggioranza e dell'opposizione sarebbero entrambi a quota 51 seggi, mentre i Riservisti- Partito Economico e Popolo d'Israele otterrebbero quattro seggi ciascuno, superando la soglia elettorale ma restando fuori dai due schieramenti. Nessuno dei blocchi raggiungerebbe quindi la maggioranza di 61 seggi necessaria per formare un governo

Media: “Giornalista del Washington Post ferita dai coloni a Ramallah”

La giornalista americana Heidi Levine del Washington Post e due palestinesi sono rimasti feriti in un attacco di coloni contro degli agricoltori durante la raccolta delle olive nel villaggio di Abu Falah, a est di Ramallah, in Cisgiordania. Lo riporta l'agenzia di stampa palestinese Wafa, citando la Mezzaluna Rossa, secondo cui i due palestinesi, una donna di 63 anni e un uomo di 40, sono stati picchiati e trasportati in ospedale. Anche Quds network parla su X dell'aggressione alla Levine da parte di coloni israeliani mentre documentava la raccolta delle olive nel villaggio di Abu Falah. Secondo le fonti di Wafa, i coloni hanno attaccato gruppi di agricoltori e dato fuoco agli ulivi. Nei filmati relativi all'aggressione si possono udire degli spari. I palestinesi hanno affermato che durante l'incidente le forze di difesa israeliane hanno sparato proiettili veri e lanciato granate lacrimogene contro di loro per costringerli ad andarsene

Libano, raid israeliani nel distretto di Tiro

Aerei israeliani stanno attaccando la località di Al-Mansouri nel distretto di Tiro, nel Libano meridionale. Lo riferisce Al Jazeera

Media: “Coloni attaccano palestinesi in diverse località nell'area di Ramallah”

La Mezzaluna Rossa palestinese ha prestato soccorso a una donna di 63 anni e a un uomo di 40 anni, rimasti feriti in seguito a percosse subite durante un attacco da parte di coloni vicino al villaggio di Abu Falah, nell'area di Ramallah. Lo riportano i media palestinesi rilanciati dal Times of Israel. Nei filmati dell'episodio, avvenuto questa mattina, si possono udire anche degli spari, che sarebbero stati esplosi dai coloni. L'Idf non ha ancora rilasciato commenti. Parallelamente, i media palestinesi riferiscono che alcuni coloni hanno aggredito persone impegnate nella raccolta delle olive nei pressi del villaggio di Turmus Ayya, sempre nell'area di Ramallah. Le immagini dell'accaduto mostrano i coloni mentre incendiano l'auto di un palestinese. L'agenzia di stampa palestinese Wafa riferisce che i coloni hanno dato fuoco a un totale di tre veicoli. Sono stati inoltre diffusi filmati che ritraggono dei coloni vicino al villaggio di Burqa, nell'area di Ramallah, mentre sembrano tentare di avvicinarsi ad alcuni palestinesi che si trovano tra gli ulivi

Idf: “Ucciso un comandante di Hamas, partecipò all’attacco del 7 ottobre”

Un comandante di Hamas che ha partecipato all'attacco del 7 ottobre 2023, e un membro della Jihad islamica palestinese sono stati uccisi ieri nella Striscia di Gaza nel corso di attacchi distinti. Lo rende noto l'esercito israeliano. Un attacco nel nord di Gaza ha portato all'uccisione di Mohammed Mohammed Abd al-Khalek Hala, identificato dalle Idf come un comandante di Hamas all'interno della divisione del gruppo terroristico dedicata alla produzione di armi. Secondo l'esercito aveva preso parte all'attacco del 7 ottobre, si occupava della produzione di vari tipi di armamenti e promuoveva "il potenziamento militare del gruppo terroristico in tutta la Striscia di Gaza".
Un altro attacco, avvenuto a Khan Yunis, nel sud di Gaza, ha causato la morte di Ahmad Jabrin Tawfiq Dalha, un membro della Jihad islamica palestinese, riferiscono le Idf. Entrambi stavano pianificando attacchi contro le truppe e i civili israeliani e tentavano di ripristinare le capacità operative delle rispettive organizzazioni, "in sistematica violazione del cessate il fuoco", affermano le Idf

Bbc: “Record di navi che hanno segnalato di aver subito attacchi a Hormuz”

Il numero di navi che hanno segnalato di aver subito attacchi nello Stretto di Hormuz e nelle sue vicinanze ha raggiunto un livello record, secondo un'analisi di Bbc Verify basata sui dati dell'agenzia marittima britannica Ukmto. Secondo quanto riferito, tra il 5 e l'11 ottobre sono state attaccate dodici imbarcazioni: si tratta del numero più elevato di attacchi settimanali segnalati all'agenzia dall'inizio del conflitto. Nella settimana precedente, erano state 10 le navi a denunciare attacchi. Secondo l'Ukmto, sei di queste imbarcazioni sono state colpite domenica scorsa, un dato che rappresenta il picco massimo registrato in un solo giorno. Dall'inizio di questa settimana, sono stati segnalati altri quattro attacchi. I dati del settore indicano che, con l'aumento degli attacchi, la ripresa dei flussi di petrolio attraverso lo stretto - osservata il mese scorso - ha subito un rallentamento: secondo i dati della società di analisi commerciale Kpler, il 13 ottobre sono transitati attraverso lo stretto circa 12,6 milioni di barili al giorno, un volume inferiore ai 15 milioni registrati alla fine di settembre. Per confronto, prima dell'inizio del conflitto il flusso era di circa 17 milioni di barili al giorno.
Secondo gli esperti, Teheran sta prendendo di mira le navi nel tentativo di esercitare un maggiore controllo sul passaggio marittimo, proprio mentre le forze armate statunitensi hanno intensificato le operazioni di scorta alle petroliere che attraversano la parte meridionale dello stretto, nel tentativo di sottrarle agli attacchi iraniani. Gli esperti rilevano inoltre che l'Iran sta conducendo un numero crescente di attacchi contro imbarcazioni che si trovano anche a maggiore distanza dallo Stretto di Hormuz.

Arabia Saudita: abbattuto un drone lanciato dagli Houthi

Il portavoce della coalizione a guida saudita, il maggiore generale Turki al-Maliki, ha dichiarato che le forze della coalizione hanno intercettato e distrutto un drone lanciato verso la Provincia Orientale dell'Arabia Saudita.
Non è stato subito reso noto da dove provenisse il drone, nè se vi siano stati danni.

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