Eisenkot al premier: “Leader degno si sarebbe dimesso”. Netanyahu festeggia ma, allo stesso tempo, dice di rimanere in attesa dei risultati finali. All’86% dello scrutinio, 53 seggi andrebbero al blocco di Netanyahu, 48 a quello di Eisenkot, 19 ai partiti arabi.
Trump: “Ho detto a Vance di riprendere negoziati con Teheran”
Donald Trump ha dato il via libera al vicepresidente JD Vance per riprendere i negoziati con l'Iran. Lo ha riferito lo stesso presidente Usa, parlando con i giornalisti al seguito.
Netanyahu parla con Ben Gvir e Smotrich: “Restiamo uniti”
Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha parlato stasera con i suoi partner di estrema destra, il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir e il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, promettendo di mantenere unito il loro blocco, secondo quanto riportato dai media israeliani.
Il blocco di Netanyahu, che comprende il suo partito Likud e le fazioni ultraortodosse, nonchè Otzma Yehudit di Ben Gvir e il Sionismo Religioso di Smotrich, dovrebbe conquistare 53 seggi nelle elezioni di ieri, un numero considerevolmente inferiore alla maggioranza di 61 seggi.
Anche gli oppositori di Netanyahu sono divisi, il che alimenta le speculazioni su un possibile governo di unità nazionale, una prospettiva che potrebbe vedere Netanyahu abbandonare i suoi alleati di estrema destra. Netanyahu, tuttavia, avrebbe detto a Ben Gvir e Smotrich: "Siamo uniti e resteremo uniti", secondo quanto riportato dal canale televisivo filogovernativo Canale 14.
Eisenkot: “Agirò per un governo del cambiamento sionista e per la leva militare”
“Ci attendono altre lunghe giornate di lavoro, ma siamo concentrati sull'arduo compito che ci è stato affidato: portare il cambiamento in Israele e instaurare un governo sionista e per il servizio militare. Questa è la volontà del popolo che ha espresso sfiducia nel governo del fallimento del 7 ottobre e dei disertori. Un blocco che si trova al punto più basso della sua storia in vent'anni". Lo scrive Gadi Eisenkot su X nel primo commento di oggi dopo l'uscita dei risultati quasi finali delle elezioni che danno il suo partito in svantaggio.
Wsj: “Vance ha scritto a esponente linea dura dell'Iran per riavviare i colloqui”
JD Vance ha scritto al segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale dell'Iran, Mohsen Rezaei, nel tentativo di far ripartire i negaoziati. Lo riporta il Wall Street Journal, secondo il quale la missiva è stata inviata su indicazione di Donald Trump. I contatti riflettono la convinzione di alcuni funzionari statunitensi che dialogare con gli esponenti iraniani della linea dura potrebbeer portare a risultati diplomatici migliori.
Eisenkot: “Cambieremo il Paese, lavoriamo a un governo sionista”
Gadi Eisenkot punta a formare un nuovo governo in Israele e promette di lavorare per un cambio di rotta dopo il voto. "Siamo concentrati sul difficile compito che ci è stato affidato: portare il cambiamento in Israele e formare un governo di mobilitazione sionista", ha scritto su X, ringraziando gli elettori che hanno sostenuto il suo progetto politico.
Eisenkot ha rivendicato il risultato ottenuto in appena un anno con il suo nuovo partito Yashar, definito "una valida alternativa di governo, responsabile e all'altezza delle istituzioni". Nel suo messaggio ha attaccato inoltre il governo di Benjamin Netanyahu che, a suo giudizio, non gode più della "fiducia" degli israeliani ed è "al punto più basso" in 20 anni.
"Avverto il peso della responsabilità e della fiducia che centinaia di migliaia di cittadini hanno riposto in me", ha concluso Eisenkot, assicurando che il suo schieramento è pronto ad affrontare "il grande compito" che lo attende.
88,6% voti scrutinati, coalizione Netanyahu 53 seggi
Secondo i 5.047.241 voti scrutinati, pari all'88,6%, il blocco Netanyahu si attesta a 53 seggi, il blocco Eisenkot a 48 e i partiti arabi a 19. Il Likud ha 26 seggi, Yashar! 21, Lista Unita 12, Insieme 12, i Democratici 8, Giudaismo Unito della Torah 7, Yisrael Beiteinu 7, Shas 7, Otzma Yehudit 7, Ràam 7, Sionismo Religioso e Zehut 6. Un'analisi dei risultati mostra che al Partito dei Riservisti di Yoaz Hendel e Yaron Zelekha mancano 30.910 voti per entrare nella Knesset.
Domani sera i risultati definitivi
La Commissione elettorale centrale israeliana ha annunciato che lo spoglio delle schede inviate con busta dovrebbe iniziare intorno all'1 del mattino e concludersi domani sera.
Trump: “Dobbiamo finire il lavoro in Iran, con un accordo o in un altro modo”
"Dobbiamo portare a termine il lavoro, che sia attraverso un accordo o in altro modo, vedremo se i negoziati potranno avere successo". Lo ha detto Donald Trump in un'intervista a Axios, sottolineando che sono in corso negoziati con l'Iran tramite i mediatori.
Domani il leader democratico Golan vede Eisenkot e Lapid
Yair Golan, leader dei Democratici, dovrebbe incontrare domani Gadi Eisenkot, leader di Yashar, e Yair Lapid, numero due di Beyachad. Lo riferisce il sito di notizie israeliano Ynet all'indomani delle elezioni legislative in Israele, precisando che dovrebbe trattarsi di due incontri distinti. Intanto Golan a Channel 12 ha confermato che intende vedere domani tre leader di partito per parlare della formazione di un governo, ma senza entrare nei dettagli. "Spero di incontrare tutti entro domenica", ha detto, assicurando che lavorerà per convincere gli altri leader della "missione cruciale" ovvero "portare speranza alla popolazione di Israele". Ma senza rispondere alla domanda se Avigdor Liberman sarà tra i leader che vedrà domani.
Secondo gli ultimi dati allo schieramento guidato dal primo ministro uscente Benjamin Netanyahu andrebbero 53 dei 120 seggi della Knesset e 48 al blocco guidato Eisenkot.
Orbán: “Straordinaria vittoria di Netanyahu”
"Congratulazioni al primo ministro Benjamin Netanyahu e al Likud per la vittoria alle elezioni israeliane! Ancora una volta avete smentito ogni previsione, superato ogni modello e dimostrato che i vostri critici avevano torto. Non vedo l'ora di vederti continuare a ricoprire la carica di primo ministro di Israele. Congratulazioni per questa straordinaria vittoria, amico mio". Lo scrive in un tweet l'ex primo ministro ungherese Viktor Orbán.
Hezbollah: “Il risultato del voto dimostra la sconfitta di Netanyahu”
"I risultati delle elezioni israeliane sono l'espressione di una sconfitta, e i tirannici Stati Uniti non si trovano in una situazione migliore". Così il segretario generale di Hezbollah, Naim Qassem, ha commentato l'esito delle parlamentari che si sono svolte ieri in Israele e che non hanno visto nessuno dei due principali blocchi ottenere la maggioranza dei 61 seggi alla Knesset.
"Non ci interessa chi governa Israele, ma deve sapere che non potrà continuare la sua occupazione e deve lasciare la nostra terra", il Libano, ha sottolineato Qassem.
"L'Iran e il suo grande popolo hanno perseverato, offerto martiri e sventato gli obiettivi di Israele e degli Stati Uniti di rovesciare la Repubblica islamica. E' impossibile per gli Stati Uniti controllare l'Iran", ha proseguito il leader di Hezbollah. "Non c'è spazio per discutere del disarmo della resistenza finché esiste l'occupazione e continua la sua aggressione", ha proseguito. In merito all'intesa firmata dal governo di Beirut e da Israele a Washington lo scorso 26 giugno, Qassem ha detto che "l'accordo quadro non ha legittimità perché viola la Costituzione" ed è pertanto considerato "nullo e privo di validità".
Il partito arabo Lista Comune: pronti a sostegno esterno a Eisenkot
Il leader della Lista Comune araba si è detto pronto a dare un sostegno esterno a un governo guidato da Gadi Eisenkot. "Non vediamo la possibilità di far parte di una coalizione governativa israeliana nelle attuali circostanze politiche, soprattutto considerando la guerra in corso a Gaza, gli insediamenti in Cisgiordania" e altre questioni, ha detto Yousef Jabareen della Lista Comune.
"Tuttavia, con l'obiettivo di far cadere questo governo, sarebbe possibile per noi sostenere un governo alternativo stando fuori della coalizione", ha assicurato.
La Lista Comune ha ottenuto ieri 12 seggi, mentre l'altra formazione araba Ràam ne ha avuti 7. Insieme potrebbero teoricamente dare al blocco di opposizione, che ne ha al momento 48, la maggioranza alla Knesset.
Trump: “Per Netanyahu il mio appoggio ha fatto differenza”
Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha affermato che Netanyahu è "in una situazione piuttosto buona ora", dopo la pubblicazione dei risultati parziali. "Ho sentito dire che il mio appoggio ha fatto una grande differenza per Bibi", ha affermato Trump in alcune dichiarazioni rilasciate ad Axios. Trump ha aggiunto di non aver ancora pensato a un suo coinvolgimento in un tentativo di formare un governo israeliano guidato da Netanyahu. "Darò un'occhiata", ha detto.
Media, Herzog vedrà Netanyahu e Eisenkot per testare governo di unità
Channel 11 riporta che il presidente israeliano, Isaac Herzog, dovrebbe incontrare, già nei prossimi giorni, ancora prima della pubblicazione dei risultati finali e dell'inizio delle consultazioni, Benjamin Netanyahu e Gadi Eisenkot - separatamente - per iniziare a testare la fattibilità di un governo di unità nazionale.
Likud: “Elezioni rubate da partiti arabi che sostengono il terrorismo”
"Le elezioni sono state rubate da partiti arabi che sostengono il terrorismo e l'eliminazione dello Stato ebraico attraverso gravi reati penali quali corruzione, minacce, violenza, falsificazione e utilizzo di software proibiti per sollecitare gli elettori". Lo afferma il Likud in una nota, sostenendo che il partito del premier Netanyahu "sta fornendo alla polizia, allo Shin Bet e alla Commissione elettorale centinaia di testimonianze e prove di brogli elettorali in numerosi seggi arabi: migliaia di buste contenenti denaro contante e schede elettorali precompilate, minacce e violenze contro i commissari dei seggi".
Wall Street Journal: gli Usa hanno allertato il Golfo, nuovi raid contro l’Iran dopo midterm
Gli Stati Uniti hanno comunicato a diversi Paesi del Golfo di essere pronti a condurre una breve e intensa campagna militare in Iran dopo le elezioni di medio termine. Lo ha riferito il Wall Street Journal.
A conferma delle intenzioni, l'esercito americano sta inviando un altro sistema Patriot dal Texas in Israele per rafforzarne le difese missilistiche, secondo i dati di tracciamento del volo e due funzionari a conoscenza del dossier. Gli Stati Uniti hanno spostato truppe fuori dalle basi in Medio Oriente dove erano vulnerabili. E, sempre in preparazione di un'escalation, hanno fatto scorta di munizioni, mentre bombardieri e caccia a reazione si stanno preparando per gli attacchi.
Nella regione, dove già sono dispiegate 20 navi a guerra, è atteso un altro gruppo porta-aerei insieme con un'unità di spedizione dei Marine. Si stima che la guerra, al suo ottavo mese, sia costata 47,1 miliardi di dollari a metà ottobre, un conteggio che non include danni causati alle basi statunitensi nella regione. Circa il 60% del budget - 29 miliardi - è stato impiegato per munizioni come i missili Tomahawk e Patriot.
Secondo le fonti del Wsj, il presidente Donald Trump non ha ancora deciso se procedere, ma sarebbe propenso a un grande attacco post-elettorale contro le infrastrutture e i siti nucleari iraniani.
L'alternativa sarebbe cercare di nuovo di arrivare a un accordo.
Ma nonostante gli sforzi diplomatici dei mediatori regionali continuino, ancora non si vedono passi avanti.
In questo quadro, è stato spiegato, il Pentagono si è attrezzato per offrire al presidente ogni opzione se dovesse decidere di attaccare.
Katz attacca Eisenkot: “L’appello all’esercito è antidemocratico”
"L'invito rivolto agli alti vertici militari" di Israele "a non obbedire alle direttive del primo ministro, né alle mie o a quelle di altre autorità competenti in materia di sicurezza", è una "dichiarazione antidemocratica e avulsa dalla realtà". Lo dice il ministro della Difesa israeliano Israel Katz riferendosi alle parole del candidato dell'opposizione, Gadi Eisenkot.
Eisenkot aveva sottolineato che in attesa della formazione di un nuovo governo, a Netanyahu spetta soltanto il compito di "gestire gli affari correnti" e esortato i "responsabili della sicurezza e i funzionari statali" a "restare fermi di fronte a qualsiasi tentativo" di "strumentalizzare la sicurezza di Israele a fini politici".
Le “doppie buste” da conteggiare sono tra 430mila e 480mila
Sono tra 430mila e 480mila, e non come precedentemente stimato oltre 600mila, le schede elettorali espresse con il sistema delle cosiddette 'doppie buste' nelle elezioni israeliane. Lo ha indicato la Commissione elettorale centrale, precisando che la cifra è ancora provvisoria dal momento che le schede sono ancora in fase di ricezione.
Questo sistema di voto è riservato in particolare a militari, detenuti, diplomatici in servizio all'estero e ad elettori impossibilitati a votare nel seggio assegnato. Le schede vengono conteggiate separatamente, dopo aver verificato che l'elettore non abbia già votato. Secondo il Times of Israel, i risultati finali dovrebbe arrivare domani pomeriggio mentre per l'ufficializzazione bisognerà attendere il 4 novembre.
Considerando che ogni seggio alla Knesset corrisponde a circa 40mila voti, le schede ancora da scrutinare potrebbero valere complessivamente circa 12 seggi, con possibili ripercussioni sugli equilibri politici. Al momento, né il blocco del primo ministro Benjamin Netanyahu né dell'opposizione raggiungono la maggioranza di 61 seggi necessaria per formare un governo.
Raid dell’Idf su Gaza: 3 morti e 10 feriti
E' di almeno tre morti e dieci feriti il bilancio di raid aerei israeliani condotti nel sud della Striscia di Gaza, nella zona di Rafah, dove è stata colpita una struttura del ministero dell'Economia dell'enclave palestinese. Lo riporta l'agenzia di stampa Wafa citando fonti locali e spiegando che altri tre palestinesi sono rimasti feriti, di cui alcuni in modo grave, in un raid israeliano sul campo profughi di Nuseirat nel centro della Striscia di Gaza.
Il presidente Herzog: “La prossima settimana consultazioni”
"Inviterò i rappresentanti dei gruppi parlamentari a tenere consultazioni la prossima settimana in preparazione all'incarico di formare il prossimo governo. Chiedo a tutti coloro che vengono a incontrarmi di venire con la mente aperta". Lo afferma il Presidente israeliano Isaac Herzog.
Il presidente israeliano Herzog: “Fare di tutto per evitare nuove elezioni”
"Dobbiamo fare di tutto, tanto più dopo la giornata di ieri, per evitare di dover ricorrere a ulteriori elezioni. Mi aspetto che chiunque arrivi qui" per le consultazioni post-voto "lo faccia con una mente aperta". E' il commento del presidente israeliano Isaac Herzog, alla luce della tornata elettorale che si è tenuta ieri nel Paese. Nessuno dei due blocchi principali ha la maggioranza mentre i partiti arabo-israeliani hanno registrato un exploit.
Scrutinio delle urne terminato: 53 seggi al blocco Netanyahu, 48 a blocco Eisenkot
Con il 100% dei voti delle urne scrutinati, 53 seggi vanno al blocco Netanyahu, 48 a quello del Cambiamento guidato da Eisenkot mentre 19 ai partiti arabi. Il voto ai seggi rappresenta l'86% del totale e ora mancano circa 650mila 'buste doppie' ancora da scrutinare che possono cambiare il quadro.
Netanyahu: “Non permetteremo una coalizione con i partiti arabi”
"Osama Saadi della 'Lista Unita' e alleato del blocco di sinistra dedica i risultati elettorali ai palestinesi a Gaza, in Giudea e Samaria e nella 'Gerusalemme occupata' ed elogia il popolo palestinese e i terroristi che si trovano in prigione. È con questi individui che intendono formare un governo pericoloso. Non permetteremo che ciò accada". Lo ha scritto Benjamin Netanyahu diffondendo un video del discorso ieri sera al quartier generale della 'Lista Unita' di Osama Saadi, ex parlamentare e candidato nella lista.
Media: il blocco di Eisenkot vuole nominare il nuovo presidente della Knesset con i voti dei partiti arabi
Il blocco di partiti di opposizione israeliani guidato da Gadi Eisenkot intende sfruttare i propri voti, insieme a quelli dei partiti arabi, per nominare un nuovo presidente della Knesset, incarico attualmente ricoperto da Amir Ohana, esponente del Likud. A riferirne è l'emittente israeliana Canale 12, mentre prosegue lo spoglio delle schede elettorali e regna ancora l'incertezza sulla formazione di un nuovo governo. Secondo quanto riportato, non sarebbe stato ancora individuato un candidato condiviso, sebbene siano stati fatti i nomi di Oded Forer, deputato di Yisrael Beytenu, ed Elazar Stern, della lista Yashar, come possibili opzioni. A riferirne è il Times of Israel.
Il Likud mantiene il controllo delle città al confine con il Libano e colpite da Hamas
Molte delle città e delle comunità israeliane più colpite dall'attacco di Hamas il 7 ottobre 2023 e dai missili lanciati da Hezbollah dal vicino Libano hanno confermato il loro sostegno al Likud del premier Benjamin Netanyahu. E' quanto emerge dall'analisi del voto secondo i risultati parziali. Kiryat Shmona, Shlomi, Avivim e Dovev, tutte situate lungo il confine settentrionale di Israele con il Libano, sono tra le comunità che hanno assegnato la percentuale maggiore dei loro voti al Likud. La maggior parte degli abitanti delle città di confine nel nord di Israele è stata evacuata per lunghi periodi a causa dei combattimenti delle Forze di difesa israeliane (Idf) contro il gruppo libanese di Hezbollah.
Durante la guerra, Netanyahu ha avuto un lungo diverbio con il sindaco di Kiryat Shmona, Avichai Stern, membro del Likud, e si è recato raramente in città, nonostante fosse tra le più colpite dall'evacuazione di massa. Kiryat Shmona ha subito ingenti danni a causa dei razzi e dei droni lanciati da Hezbollah dal Libano, ma nonostante questo dallo spoglio aggiornato alle 12.30 emerge che circa il 48% dei voti in città è andato al Likud. Nel sud di Israele, il 39% degli elettori di Sderot ha votato per il Likud. Qui il 7 ottobre 2023 ben 53 persone sono state uccise durante l'assalto di Hamas.
Tajani: “Mi auguro che chi andrà al governo in Israele lavori per la pace”
Sulle elezioni politiche in Israele "vediamo i risultati finali. Io mi auguro che chiunque vada al governo lavori per la pace, per concludere questa stagione, che si trovi un accordo su Hormuz, che si trovi un accordo anche per garantire definitivamente la sicurezza di Israele, per dar vita a uno Stato palestinese che viva in pace con Israele, che riconosca Israele e sia riconosciuto da Israele". Lo ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, all'assemblea di Confindustria Energia a Roma.
Scrutinio all’84,5%: 54 seggi al blocco Netanyahu, 49 seggi a quello Eisenkot, di Yashar, 17 ai partiti arabi
Con l'84,5% delle schede scrutinate, i risultati parziali pubblicati dalla Commissione elettorale centrale assegnano 54 seggi allo schieramento guidato dal primo ministro Benjamin Netanyahu e 49 seggi a quello guidato da Gadi Eisenkot, di Yashar. I partiti a guida araba - la Lista Comune e Ràam - scendono a 17 seggi
Il capo della Lista Unita araba: “Chi vuole un’alternativa a Netanyahu dovrà parlare con noi”
"Chiunque voglia offrire un'alternativa sostanziale e autentica al governo sanguinario di Netanyahu dovrà parlare con noi per spianare la strada al cambiamento che il popolo israeliano desidera ardentemente": lo ha dichiarato il presidente della Lista Unita (che riunisce tre partiti arabi) Yousef Jabareen, intendendo dire che qualsiasi partito aspiri a sostituire il governo di Benjamin Netanyahu dovrà dialogare con la sua fazione, dato che i risultati parziali delle elezioni mostrano che i partiti a guida araba potrebbero conquistare un numero senza precedenti di 19 seggi alla Knesset
Media: “Il conteggio definitivo dei voti delle doppie buste è atteso per venerdì”
Le schede elettorali delle elezioni legislative israeliane dovrebbero scrutinate nella giornata di oggi, ma non quelli delle cosiddette doppie buste, ossia i voti espressi per corrispondenza e a distanza, che potrebbero non essere completamente conteggiati fino a venerdì. La Commissione elettorale centrale stima che ci siano circa 600mila doppie buste, un aumento significativo rispetto alle elezioni del 2022. Considerando che ogni seggio alla Knesset equivale a circa 40mila voti, queste schede potrebbero avere un impatto significativo sul panorama politico finale. I voti contenuti in queste buste, la maggior parte dei quali proviene dai soldati delle Forze di Difesa Israeliane, tradizionalmente tendono a non favorire i partiti arabi e ultraortodossi (Haredi), osserva il Times of Israel. I voti dei soldati verranno conteggiati insieme alle altre schede pervenute tramite voto per corrispondenza, o in modalità equiparata, a partire da questa sera. Il sistema delle cosiddette "doppie buste" comprende anche i voti dei detenuti, del personale medico, delle persone affette da patologie e rappresentanti israeliani in missione all'estero
Trump: “Non ho sentito Netanyahu ma sembra sia andata bene”
Il presidente statunitense Donald Trump ha detto di non aver ancora parlato con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, ma si è mostrato ottimista riguardo al risultato ottenuto dal leader del Likud mentre lo spoglio è ancora in corso. "Mi giungono voci che sia andato molto bene; la situazione è piuttosto combattuta", ha detto Trump parlando con i giornalisti presso la Joint Base Andrews, nel Maryland.
"Potrebbe essere in vantaggio, o in una situazione di parità", ha detto. "E' ancora un pò presto, ma mi dicono che in Israele figure di primo piano commentano con stupore: "Wow", è andata molto meglio di quanto si pensasse". Il risultato finale potrebbe essere "una situazione di stallo o una vittoria, staremo a vedere", ha aggiunto Trump
Ben-Gvir: "Un governo d'unità nazionale con Eisenkot sarebbe paralizzante"
Ben-Gvir: "Un governo d'unità nazionale con Eisenkot sarebbe paralizzante"
Scrutinio al 76,8%: 54 seggi per il blocco Netanyahu, 47 per Eisenkot e 19 ai Partiti arabi
Il blocco dei partiti che sostengono Benjamin Netanyahu resta fermo a 54 seggi nelle ultime proiezioni fatte sulla base del 76,8% delle schede di cui è stato completato lo spoglio, stando ai dati della Commissione elettorale israeliana, che assegna 47 seggi al blocco guidato da Gadi Eisenkot e assegna un seggio in più ai partiti arabi, che salgono a 19
Borsa di Tel Aviv in calo: pesa l’incertezza politica
Apertura in calo per la Borsa di Tel Aviv di fronte all'incertezza sull'esito delle elezioni in Israele. Anche lo shekel si disprezza mentre i primi risultati elettorali indicano una situazione di stallo politico sulla formazione del prossimo governo e sui possibili orientamenti della futura politica economica. L'indice di riferimento Ta-125 della Borsa di Tel Aviv crolla dell'1,7%, mentre il Ta-35, che comprende le principali società quotate, perde l'1,5%. L'indice Ta-90, che monitora i titoli con la maggiore capitalizzazione non inclusi nel Ta-35, scende del 3%. L'indice Ta-Insurance, relativo al settore assicurativo, registra un calo del 4,1%. E' quanto riferisce 'The Times of Israel'. Lo shekel si indebolisce dell'1% rispetto al dollaro, attestandosi intorno a 3,0843 shekel per dollaro. "C'è incertezza politica: gli investitori attendono i risultati elettorali definitivi e, al momento, non è chiaro quale sarà la composizione del prossimo governo", sottolinea a 'The Times of Israel' Ronen Menahem, capo economista dei mercati presso la banca Mizrahi Tefahot. "Gli investitori cercheranno una coalizione stabile, in grado di attuare la politica fiscale e di stabilire le priorità di bilancio a sostegno della crescita economica"
Al 72,4% dello scrutinio blocco Netanyahu con 54 seggi
Alle 10:03, con il 72,4% delle schede scrutinate, i risultati parziali pubblicati dalla Commissione elettorale centrale attribuiscono 54 seggi al blocco pro-Netanyahu e 48 al blocco guidato da Eisenkot. I partiti arabi ora contano 18 seggi dopo che Ràam ne ha guadagnati due
Il leader dem Golan: “Abbiamo l’opportunità di formare un governo con gli arabi”
Il leader dei Democratici, Yair Golan, ha nuovamente esortato l'opposizione a fare un accordo con i partiti arabo-israeliani per formare un governo, all'indomani delle elezioni. "Abbiamo l'opportunità di formare un governo del cambiamento in partnership con i cittadini arabi di Israele. Ora serve coraggio. Serve leadership. Serve smettere di avere paura e iniziare ad agire", ha scritto su X il leader di sinistra. A scrutinio ancora in corso, il blocco guidato dal premier Benjamin Netanyahu si attesta a 55, il blocco dell'opposizione con leader Gadi Eisenkot a 48 e 16 i partiti arabo-israeliani. Questi ultimi, prima del voto, hanno espresso la disponibilità a entrare in una coalizione di governo o sostenere un governo di minoranza dall'esterno, ma all'epoca Eisenkot aveva respinto l'idea. "Netanyahu ha perso. Io so contare fino a 120. 65 è più di 55. Così funziona la democrazia israeliana", ha scritto su X Golan, mettendo insieme i seggi dell'opposizione con quelli arabi. "Non abbiamo futuro qui se non smettiamo di avere paura. E se non smettiamo con il razzismo. Non dobbiamo più accettare la divisione razzista di Netanyahu tra voti ebraici e voti arabi", ha aggiunto, sottolineando che "chi cerca di cancellare i voti dei cittadini arabi si arrende a Netanyahu e rinuncia a Israele"
Scrutinio al 66%: Netanyahu a 56 ed Eisenkot a 48
Con il 66,2% delle schede scrutinate, i risultati parziali assegnano 56 seggi al blocco guidato dal premier israeliano Benjamin Netanyahu e 48 seggi al blocco guidato da Gadi Eisenkot, leader di Yashar. I partiti arabi si attestano a 16 seggi. Restano sotto la soglia di sbarramento I Riservisti (2,7%), Amcha Israel (1,6%) e Haredi Public (0,2%). Lo scrutinio dei voti espressi tramite 'doppia busta' - che includono quelli dei diplomatici all'estero e i militari - vengono conteggiati in una fase successiva
Belgrado: “Allerta rossa terrorismo dopo l’aggressione all’ambasciata di Israele”
Il ministro dell'Interno serbo Ivica Dacic ha reso noto che il livello di minaccia terroristica è stato portato al massimo, ovvero in "allerta rossa". "Ciò comporta controlli di sicurezza più rigorosi e una maggiore presenza delle forze dell'ordine in siti sensibili, incluse infrastrutture e luoghi frequentati da grandi folle", ha affermato. Nella notte la polizia serba ha ucciso un aggressore davanti all'ambasciata israeliana a Belgrado, dopo che un agente era stato preso di mira in quello che è stato definito un "attacco terroristico"
Serbia, aggredisce agente a guardia ambasciata Israele: ucciso
Un giovane è stato ucciso dopo aver aggredito un agentedi guardia presso l'ambasciata israeliana a Belgrado. Lo ha dichiarato il ministro dell'Interno serbo Ivica Dacic alla Radio-televisione serba, precisando che l'aggressore - gridando "Allahu Akbar" - si è scagliato contro il gendarme armato di due coltelli, costringendo l'agente a fare uso della propria arma da fuoco e a ucciderlo. L'episodio è avvenuto poco dopo la mezzanotte, riferisce Radio Slobodna Evropa. Dacic ha definito l'accaduto un attacco terroristico, precisando che il sospettato era già monitorato dai servizi di sicurezza, perchè noto sostenitore dello Stato islamico. Le autorità non hanno ancora reso nota l'identità dell'aggressore nè fornito ulteriori dettagli sulle indagini in corso. L'ambasciata israeliana a Belgrado era già stata presa di mira in passato. Nel giugno 2024, un aggressore aveva ferito gravemente un agente di guardia alla sede diplomatica utilizzando una balestra. L'uomo era stato poi ucciso durante un intervento della polizia
Commissione elettorale centrale, con il 57% delle schede scrutinate, rivede il distacco tra Netanyahu e Eisenkot: 55 i seggi al blocco del premier contro i 49 dell’opposizione
Con il 57,3% delle schede scrutinate, il blocco che fa capo al premier Benjamin Netanyahu ha 55 seggi e 49 il blocco dell'opposizione guidato da Gadi Eisenkot, con i partiti arabo-israeliani a 16. Lo riferisce il Times of Israel citando i dati della Commissione elettorale centrale.
Commissione elettorale, al 50% dello spoglio delle schede: “Blocco Netanyahu in vantaggio”
Lo schieramento di Netanyahu è in testa dopo lo scrutinio del 50% delle schede. Lo comunica la Commissione elettorale.
Trump: “Dopo il mio endorsement rimonta clamorosa di Netanyahu”
In Israele "sembra profilarsi una clamorosa rimonta" o addirittura "una vittoria" per Benjamin Netanyahu: a sostenerlo è Donald Trump, che ha anche evidenziato un ruolo decisivo che sarebbe derivato dal suo endorsement al primo ministro. Il presidente americano ha pubblicato un post sulla piattaforma social Truth. "Quando il presidente Trump ha appoggiato Bibi la situazione è completamente cambiata e ora, anziché una sconfitta schiacciante per un grande primo ministro, sembra profilarsi una clamorosa rimonta che si conclude con un pareggio, o addirittura con una vittoria per Netanyahu". Nel post poi aggiunge: "Vogliano soltanto il bene del medio oriente, di israele e degli stati uniti d'america".
Blocco Netanyahu avanti per 57 a 47 seggi
Con il 42% delle sezioni scrutinate, i risultati assegnano 57 seggi al blocco favorevole al primo ministro Benjamin Netanyahu e 47 alla coalizione di opposizione, guidata dall'ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot. Le forze di matrice araba Hadash-tàal e Ràam otterrebbero invece gli altri 16 seggi.
A un quarto dello scrutinio, Likud primo partito
Scrutinati 3.024 seggi elettorali, sugli oltre 12 mila: il partito di Benjamin Netanyahu, Likud, è in testa con 282.772 voti, pari al 23,36%. Secondo quanto pubblicato dalla Commissione centrale per le elezioni per il rinnovo della 26/ma Knesset al secondo posto c'è Yashar di Gadi Eisenkot con 190.524 voti, pari al 15,74%. Il terzo partito più votato è Insieme, guidato da Naftali Bennett, con 103.220 voti (8,53%).
Commissione elettorale: scrutinio al 25% assegna 63 seggi al blocco di Netanyahu
Con il 25,2% delle schede scrutinate, i risultati parziali pubblicati dalla Commissione elettorale centrale israeliana assegnano al blocco favorevole a Netanyahu 63 seggi, mentre al blocco a lui contrario, guidato da Eisenkot ne vanno 49. I restanti otto seggi sono detenuti dalla "Lista Comune" (Joint List) - una formazione non allineata composta prevalentemente da fazioni arabe. Si tratta di risultati parziali, destinati a variare con il proseguimento dello scrutinio. I voti espressi tramite "doppia busta" - tra cui quelli dei militari - verranno conteggiati in una fase successiva.
Usa avvertono i Paesi del Golfo di una possibile nuova offensiva contro l’Iran
Gli Stati Uniti hanno informato alcuni Paesi arabi del Golfo di prepararsi a un'offensiva militare breve ma intensa contro l'Iran, prevista per il periodo successivo alle elezioni di metà mandato statunitensi. Lo riporta il Wall Street Journal, citando fonti informate sulle discussioni in corso. Secondo il quotidiano, l'esercito americano sta trasferendo una batteria di missili Patriot dal Texas per rafforzare le proprie difese aeree e sta spostando le truppe da basi che potrebbero essere esposte al fuoco iraniano. Si tratta, scrive il giornale, di segnali che indicano come Stati Uniti e Israele si stiano preparando a una nuova fase di scontro con l'Iran. In risposta, la Casa Bianca ha dichiarato che non commenterà "piani militari sensibili, la cui esistenza è tutta da verificare", sottolineando tuttavia che "il presidente Trump mantiene tutte le opzioni sul tavolo per garantire che l'Iran non possa mai dotarsi di un'arma nucleare".
Netanyahu: “Opportunità storica e irripetibile per sconfiggere l’Iran una volta per tute”
“Israele si trova di fronte a un'opportunità storica e irripetibile, insieme al nostro amico presidente Trump per eliminare la minaccia iraniana una volta per tutte. Siamo stati in grado di superare i nostri nemici, e saremo in grado di farlo anche in futuro". Così il primo ministro Benjamin Netanyahu rivolgendosi ai suoi sostenitori, dopo la diffusione degli exit poll, a Gerusalemme. Dal quartier generale elettorale del Likud ha poi definito "una vergogna" la disponibilità di alcuni partiti a collaborare con le formazioni arabe.
Netanyahu: “Dobbiamo formare un governo nazionale forte di destra”
Parla Netanyahu, forte degli ultimi exit poll che vedono il blocco a sua guida avanti con 52 seggi nella Knesset: “Siamo in attesa dei risultatii definitivi, ma il Likud è il promo partito in Israele. Dobbiamo formare un governo nazionale forte di destra”, ha detto il premier israeliano.
Secondo Channel 12 sale il blocco a sostegno di Netanyahu con 52 seggi
Il blocco a sostegno di Netanyahu sale a 52 seggi, superando lo schieramento di opposizione. Nel suo exit poll aggiornato, Channel 12, come riporta 'The Times of Israel', assegna 52 seggi al blocco pro-Netanyahu e 50 al blocco anti-Netanyahu; nel precedente sondaggio, diffuso alle 22:40, i numeri erano rispettivamente 50 e 52.
New York Times, in exit poll no voti militari a favore Netanyahu
Negli exit poll relativi alle elezioni politiche in Israele non sono conteggiate le centinaia di migliaia di schede espresse in seggi elettorali speciali, tra cui quelli allestiti presso basi militari, ospedali, carceri e ambasciate. E' quanto sottolinea il New York Times osservando che nelle elezioni precedenti tali voti si sono orientati a favore della coalizione del primo ministro Benjamin Netanyahu. "Quest'anno, le autorità elettorali hanno stimato che verranno espressi circa 600.000 voti di questo tipo, pari a circa il 10 per cento degli aventi diritto. I risultati relativi a queste schede non dovrebbero essere resi noti prima di giovedì", si legge.
Nuovi exit poll danno Eisenkot e Netanyahu alla pari
Il fronte di Benjamin Netanyahu e quello dell’opposizione guidato dal centrista Gadi Eisenkot sono ora alla pari con 51 seggi ciascuno, secondo nuovi exit poll diffusi nella notte tra martedì e mercoledì. Le emittenti televisive Kan 11 e Channel 13 assegnano lo stesso numero di seggi ai due schieramenti, mentre Channel 12 continua ad attribuire un lieve vantaggio al blocco di Eisenkot, con 52 seggi contro i 50 del suo rivale.
Leitner: “Formazione ha infranto barriera della paura”
Moti Leitner, presidente di Haredi Public, secondo quanto riferisce 'The Times of Israel', adotta un tono ottimista dal quartier generale della campagna elettorale del suo partito, dichiarando ai sostenitori che la formazione ha infranto 'la barriera della paura', nonostante non sia andata nemmeno vicino al raggiungimento della soglia di sbarramento elettorale. Il partito ultra-ortodosso ha proposto una visione alternativa rispetto alle altre formazioni ultra-ortodosse, esprimendosi a favore della coscrizione militare e includendo donne nelle proprie liste elettorali. Leitner prevede che, malgrado il mancato raggiungimento dell'obiettivo, 'questa sera segna l'inizio di un lungo camminò per la sua visione. "Il popolo eterno non teme un lungo cammino", ha affermato.
Eisenkot: “Scelto cambiamento, no nuove elezioni”
Il candidato dell'opposizione, Gadi Eisenkot, ha dichiarato che Israele ha scelto il cambiamento, voltando pagina rispetto al primo ministro Benjamin Netanyahu, e ha annunciato che cercherà di formare un nuovo governo e che si opposone a nuove elezioni. Rivolgendosi ai suoi sostenitori, Eisenkot ha inoltre lanciato un avvertimento a Netanyahu: "Non osare usare la sicurezza di Israele per i tuoi fini politici", un riferimento che appare legato alle minacce di quest'ultimo di sferrare nuovi attacchi contro l'Iran.
Eisenkot ai vertici Idf: “Non seguite Netanyahu”
Il leader di Yashar, Gadi Eisenkot, ha definito "Benjamin Netanyahu è un primo ministro di transizione" nel suo discorso alla sede del partito. L'ex capo di Stato Maggiore si è poi rivolto ai vertici delle forze di sicurezza: "Siate fermi contro qualsiasi tentativo di sfida" da parte di Netanyahu. E ha ammonito il leader del Likud: "Netanyahu, non osare usare la sicurezza di Israele per i tuoi scopi politici".
Eisenkot a Netanyahu: “Leader degno si sarebbe dimesso”
"Un leader degno di questo nome avrebbe accettato la sfiducia del suo popolo e annunciato oggi stesso il suo ritiro dalla vita politica". Così il leader di Yashar, Gadi Eisenkot, ha commentato gli exit poll e parlato del premier Benjamin Netanyahu. "Non usare la sicurezza di Israele per i tuoi scopi politici", ha aggiunto Eisenkot rivolgendosi a Netanyahu. Parlando alla sede del partito al Centro Sportivo Nazionale di Tel Aviv, Eisenkot ha detto che "l'opinione pubblica israeliana si è espressa a favore del cambiamento. E' ormai evidente che Netanyahu si trova di fronte a una maggioranza sionista più ampia". L'ex capo di Stato Maggiore ha quindi affermato che "sarebbe un errore andare alle prossime elezioni. E' mio dovere fare tutto il possibile per realizzare la volontà del popolo".
Katz: “L'opposizione aspetti i risultati reali del voto in Israele”
Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha commentato su X i risultati degli exit poll, suggerendo all'opposizione di "mostrare moderazione e attendere i risultati reali prima di gettare la maschera e annunciare la volontà di formare un governo di minoranza con il sostegno dei partiti arabi - in contraddizione con tutti gli impegni presi prima delle elezioni - poiché potrebbero trovarsi costretti a fare un altro dietrofront e a negare di averlo mai voluto".
Lapid: “Netanyahu e il suo governo sono crollati oggi”
"Benjamin Netanyahu e il suo governo sono crollati oggi; questa è stata una sconfitta totale" : "Il popolo di Israele ha vinto. Siamo la maggioranza". Ad affermarlo è Yair Lapid, il fondatore di Yesh Atid che si è alleato in B'Yachad con Naftali Bennett che riconosce che la strada verso una coalizione ampia potrebbe non essere semplice, ma suggerisce che, una volta formato un governo, potrà essere ampliato successivamente. "Dobbiamo farlo per tutte le persone straordinarie che, invece di stare a casa a chiedersi, 'cosa succederà?', hanno chiesto 'cosa si può fare?'" sottolinea Lapid.
Likud primo partito ma blocco Eisenkot avanti
Likud resta il primo partito ma il blocco dell'opposizione guidato da Gadi Eisenkot è leggermente in testa, senza tuttavia avere la maggioranza di 61 seggi, chiamato a fare i conti con l'exploit dei partiti arabo-israeliani. E' questa la fotografia che rimandano gli exit poll dopo la chiusura delle urne, in una delle tornate elettorali più combattute e partecipate della storia d'Israele. A testimoniarlo, nero su bianco, c'è l'affluenza alle 22 al 77,7%, la più alta dal 1999, +7,1% rispetto alle ultime elezioni del 2022, quasi 5,7 milioni di votanti su 7,3 aventi diritto.
Leader della lista araba contattato da entrambi i blocchi politici, pro e contro Netanyahu
Masnour Abbas, leader della lista araba Ràam, ha afferma di essere stato contattato da personalità di entrambi i blocchi politici, pro e contro Netanyahu, a causa della situazione di stallo nella formazione della coalizione emersa dagli exit poll. "Tutti ci stanno contattando, non solo quelli del 'blocco del cambiamento'", ha dichiarato Abbas a Channel 12. Abbas ha manifestato la sua disponibilità a entrare a far parte di un governo guidato dal leader del partito Yashar, Gadi Eisenkot, ma ha affermato che prima deve essere chiaro se tale coalizione sia effettivamente realizzabile.