Nelle serre di ultima generazione l'agricoltura sembra una scienza esatta. Centraline digitali calibrano al millimetro luce, temperatura, umidità e nutrienti disciolti nell'acqua. Eppure, davanti a questo trionfo di automazione, resiste un paradosso antico: per capire se una pianta si sta ammalando, bisogna ancora affidarsi all'occhio di un agronomo che cammina tra le corsie. È da questa falla che nasce Agrisky, startup deeptech romana che ha deciso di dotare le serre di un vero e proprio sguardo artificiale. "Ci ha colpito una contraddizione evidente", spiega il CEO e co-fondatore Kaloian Gueorguiev. "Oggi controlliamo ogni parametro climatico, ma la salute biologica della singola foglia resta legata all’ispezione visiva periodica. In un ecosistema chiuso, però, il tempo è tutto".
AGRI-EYE: lo scanner robotico autonomo
Il campo d’azione privilegiato di Agrisky sono gli impianti fuori suolo: idroponica, acquaponica e vertical farm. Sistemi virtuosi, capaci di abbattere il consumo idrico fino al 90% rispetto alle colture tradizionali e di azzerare il consumo di suolo, ma caratterizzati da un tallone d'Achille invisibile: la velocità di contagio. In questi circuiti chiusi l'acqua e l'aria ricircolano senza sosta. "Un singolo focolaio batterico o fungino può viaggiare nei tubi nutritivi e trasformarsi in poche ore in un disastro sistemico", prosegue Gueorguiev. La posta in gioco è enorme: secondo la FAO, ogni anno fino al 40% della produzione agricola globale viene distrutta da parassiti e patogeni. Nelle serre ad alta tecnologia perdere un raccolto non significa solo sprecare quintali di cibo, ma vanificare l'energia e le risorse impiegate per farlo crescere. La risposta ingegneristica si chiama AGRI-EYE: uno scanner robotico autonomo montato su una monorotaia che corre sospesa sopra le colture. Muovendosi con regolarità millimetrica, il dispositivo scansiona ogni singola piantina combinando telecamere RGB, sensori nel vicino infrarosso e algoritmi di computer vision proprietari. Sfruttando indici multispettrali come l’NDVI (lo stesso utilizzato dai satelliti per monitorare le foreste dallo spazio), il robot misura l’attività fotosintetica e il vigore cellulare. Il risultato è una sorta di check-up clinico non invasivo: lo scanner non sostituisce l'agronomo, ma gli segnala con precisione chirurgica le piante sofferenti molto prima che le alterazioni diventino visibili a occhio nudo. Intervenire in tempo significa isolare il problema sul nascere. E, soprattutto in ottica green tech, evitare trattamenti chimici o fitosanitari massivi a pioggia su tutto l'impianto, limitandosi ad azioni mirate dove serve e quando serve.
Quattro giorni di anticipo sul basilico
I riscontri sul campo stanno confermando le promesse di laboratorio. Nei test interni gli algoritmi hanno registrato un’accuratezza del 99,4% nella classificazione dello stress vegetale. Ma la prova del nove è quella operativa, attualmente in corso presso le serre acquaponiche di Agri Island: sul basilico, AGRI-EYE si è dimostrato capace di intercettare i segnali di sofferenza con fino a quattro giorni di anticipo rispetto ai sintomi visibili sulla foglia. "Quattro giorni, in serra, fanno la differenza tra un raccolto salvato e un danno economico irreparabile", sottolinea Gueorguiev. La sperimentazione semestrale servirà proprio a quantificare le metriche di sostenibilità e ritorno dell’investimento: piante preservate, litri d'acqua risparmiati, ore di manodopera ottimizzate e perdite evitate. Parallelamente, il team sta già addestrando i modelli di intelligenza artificiale per il prossimo traguardo: la stima predittiva delle rese, per pianificare la raccolta e azzerare le eccedenze.
Dall'università al mercato
Agrisky nasce a fine 2023 dall'incontro tra due profili complementari all'interno del programma Dock3: da una parte Gueorguiev, un passato da analista finanziario; dall’altra Renzo Fabrizio Carpio (CTO), ingegnere con un dottorato e sette anni di ricerca su robotica e AI per l’agricoltura di precisione all’Università Roma Tre. Un approccio pragmatico che ha permesso all’azienda di compiere un passo raro nel panorama delle startup deeptech alle prime battute: chiudere il bilancio 2025 già in utile (circa 31 mila euro su 102 mila di ricavi), trainata dalle vendite del software gestionale Agrisky.App, sviluppato per finanziare la R&S dell'hardware. La strategia industriale è chiara: non fare concorrenza a chi costruisce gli impianti, ma allearsi con loro. "Lasciamo il ferro a chi lo sa fare", sintetizza il fondatore. Dialogando con player di primo piano della serricoltura europea come Idromeccanica Lucchini, l'idea è integrare le guide robotiche fin dalla progettazione delle nuove strutture, rendendole native "AGRI-EYE Ready".
I prossimi passi di Agrisky
Dopo aver depositato la domanda di brevetto europeo e aver raccolto i primi capitali pre-seed, la svolta istituzionale è arrivata nel 2026 con l'ingresso in FoodSeed, l'acceleratore FoodTech della Rete Nazionale di CDP Venture Capital, che ha portato la raccolta complessiva a quota 290 mila euro, a cui si sono aggiunti diversi bandi pubblici d'innovazione. Ora l'orizzonte guarda all'espansione. Con un round di investimento seed da 1,5 milioni di euro in fase di preparazione, Agrisky punta a industrializzare la produzione dello scanner e ampliare i dataset oltre le erbe aromatiche e le insalate, guardando anche alle colture a sviluppo verticale. L’obiettivo finale sintetizza la frontiera dell’agritech europeo: rendere le serre non solo fabbriche protette di cibo, ma ecosistemi intelligenti capaci di autoregolarsi e difendersi dallo spreco.