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Caso Scarpinato, dopo lo scontro tra FdI e M5S in Antimafia si spaccano anche magistratura e Csm

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Due blocchi schierati su posizioni opposte si contendono la lettura di quello che ha circondato la strategia del terrore, da Palermo ai Georgofili
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Qual è la posta in gioco sulle stragi. Trovare il vero movente, cristallizzare il contesto? O riscriverne la storia? È la domanda che pesa di più, di fronte allo scontro che monta sul caso Scarpinato. Dal Tg 1 ecco il biasimo della presidente della Commissione antimafia Chiara Colosimo per il senatore 5S, mentre rispunta Andrea Delmastro via Fb per chiederne le dimissioni. La destra alza il tiro sul parlamentare ed ex pm Roberto Scarpinato, nel finale di una legislatura già profondamente segnata da guerre e veleni sulla giustizia. Ma si divide anche la magistratura, dentro e fuori il Consiglio superiore: e non è escluso che tutto diventi materiale di propaganda alla vigilia – destinata a scaldarsi – delle elezioni per i nuovi consiglieri di Palazzo Bachelet.

Tre distinti documenti al Csm per chiedere la pratica a tutela per il gip di Caltanisetta Santi Bologna. Da un lato Mi, con i laici di centrodestra. Poi ecco la condanna del renziano Ernesto Carbone. Infine, con 48 ore (travagliat…

Qual è la posta in gioco sulle stragi. Trovare il vero movente, cristallizzare il contesto? O riscriverne la storia? È la domanda che pesa di più, di fronte allo scontro che monta sul caso Scarpinato. Dal Tg 1 ecco il biasimo della presidente della Commissione antimafia Chiara Colosimo per il senatore 5S, mentre rispunta Andrea Delmastro via Fb per chiederne le dimissioni. La destra alza il tiro sul parlamentare ed ex pm Roberto Scarpinato, nel finale di una legislatura già profondamente segnata da guerre e veleni sulla giustizia. Ma si divide anche la magistratura, dentro e fuori il Consiglio superiore: e non è escluso che tutto diventi materiale di propaganda alla vigilia – destinata a scaldarsi – delle elezioni per i nuovi consiglieri di Palazzo Bachelet.

Tre distinti documenti al Csm per chiedere la pratica a tutela per il gip di Caltanisetta Santi Bologna. Da un lato Mi, con i laici di centrodestra. Poi ecco la condanna del renziano Ernesto Carbone. Infine, con 48 ore (travagliatissime) di ritardo, tutto il gruppo di Area, con Unicost, Md e gli indipendenti Fontana e Mirenda. Blocchi sulle barricate, ad unirli solo la critica a Scarpinato per le parole (“quel giudice dà manforte al bullismo politico contro di me”) con cui ha reagito alla posizione assunta dal gip nisseno, che attribuisce al senatore M5s un’attività “depistante”, nel voler escludere la pista mafia-appalti dall’orizzonte del massacro di via D’Amelio. Il Pd intanto mette nero su bianco: “La maggioranza usa l’Antimafia come una clava. Ma non sarà consentito a nessuno, tantomeno a questa destra, scrivere la storia del Paese”.

La destra in pressing per le dimissioni

Nel conflitto tra FdI e M5S interviene la presidente Colosimo: “Trovo veramente surreale, impensabile, che un ex magistrato dia del bullo a un procuratore della Repubblica e a un giudice", sottolinea. “L'attività è depistante perché cercare di far credere che Paolo Borsellino conoscesse l'archiviazione dell’indagine su mafia-appalti è falso. Nella famosa riunione del 14 luglio, un'inconsueta riunione, Borsellino non fu informato di quell'archiviazione. Dirlo oggi, dopo tanti anni, e indurre a dirlo, è depistante”.

Il riferimento è alle parole con cui il senatore 5S aveva accusato la scelta del gip di alimentare “il bullismo” contro di lui. Il prezzo da pagare per aver sempre contrastato – sostiene Scarpinato - la tesi delle stragi originate solo da vicende di affari e appalti che allontanano l’estremismo nero, o la caccia ai raffinatissimi mandanti esterni. A chiedere che il senatore pentastellato lasci la bicamerale ecco anche l’ex sottosegretario Delmastro (che in quella stessa commissione si è dovuto sottoporre alle domande dei colleghi, spiegando che non sapeva chi fosse il presunto riciclatore Mauro Carroccia, ai tempi della Bisteccheria). “Io mi sono dimesso pur senza che i fatti avessero alcun nesso con la mia attività istituzionale e senza essere indagato, Scarpinato cosa aspetta a dimettersi?", scrive su Fb il deputato meloniano. Subito rintuzzato da M5s e Pd: “Un delirio”, “Ma è Delmastro vero o un fake?”, “Avanspettacolo che non fa ridere”.

Csm e magistratura divise sulle parole del Gip

Lo scontro ha i suoi effetti tra le correnti delle toghe e in Csm. Il primo colpo lo battono quelle di Magistratura Indipendente, il gruppo più vicino al centrodestra. “Inaccettabile che un singolo magistrato venga accusato di falsità o di dare manforte al bullismo politico”, è la vicinanza manifestata dalla consulta Giovani di Mi verso il 39enne gip nisseno. A Palazzo Bachelet tre testi per una pratica a tutela. I togati di Mi con i laici di centrodestra Felice Giuffrè, Enrico Aimi, Daniela Bianchini e Daniele Porena stigmatizzano le parole di Scarpinato «perché provengono da chi ha a lungo esercitato le funzioni di magistrato e conosce bene la differenza tra la critica, anche radicale, di un provvedimento e l'attribuzione al giudice che lo ha adottato di una collocazione all'interno di un conflitto politico".

Il laico (quota Renzi) Ernesto Carbone è più duro: “Criticare un provvedimento è legittimo. Delegittimare il giudice che lo ha firmato no. Le parole del senatore hanno superato questo confine. Sulle stragi del '92-'93 non servono sospetti sui giudici, serve rigore". Infine, al terzo giorno, ecco le 13 firme di Unicost, Area, Md e degli indipendenti in calce a una terza richiesta a tutela (anche per non lasciare terreno fertile alla campagna di Mi). Nella quale, contestando di fatto a Scarpinato l’aver attribuito a quel gip “uno specifico intento: voler 'rianimare' una determinata pista investigativa”, si ricorda tuttavia, perché la destra intenda, la questione “già emersa in altre recenti occasioni: i provvedimenti giudiziari possono essere sottoposti alla più ampia e severa critica pubblica; altra cosa è attribuire ai magistrati intenti, finalità o interessi estranei alla valutazione degli atti e all'applicazione della legge”. Vedi i casi di Open Arms per Salvini (assolto), della rivelazione del segreto d’ufficio per Delmastro (condannato), o dei risarcimenti sui migranti stabiliti dalla Cassazione (attaccata frontalmente dalla premier).

Ed è proprio sul terreno cruciale di quelle stragi, che filtrano analisi di segno opposto, da fonti dell’Anm e delle toghe progressiste. Secondo cui le personalità politiche finite nell’occhio del ciclone “hanno sempre fatto dichiarazioni per difendersi e spiegare, anche da non indagati. Mentre non va smarrita la volontà di cercare i veri responsabili”.

Il Pd: a chi fa paura la verità sulle stragi

Ben al di là del bersaglio Scarpinato, argomenta l’opposizione, l’obiettivo è circoscrivere le stragi a un perimetro puramente militare, di mafie e business. La destra si prepara a depositare la sua relazione su questo dossier, ben prima della fine della legislatura. “E’ l’ennesimo capitolo di un uso politico della commissione Antimafia da parte della maggioranza, che non può escludere nessun parlamentare dai lavori parlamentari”, scrive il gruppo pd in Antimafia, dopo la lunga riunione voluta dal capogruppo Walter Verini, nella nota firmata con Enza Rando, Debora Serracchiani, Giuseppe Provenzano, Valentina Ghio, Anthony Barbagallo, Franco Mirabelli, Valeria Valente.

“L’esito che arriva da Caltanissetta non sorprende: quello di escludere che dietro le stragi di Capaci e di Via d'Amelio possano esserci state altre cause e altri moventi oltre al filone mafia-appalti. Ma ci ha pensato la Cassazione a bocciare questo indirizzo, imponendo giustamente a Caltanissetta di proseguire indagini, per esempio, sui rapporti tra stragi ed estremismo neofascista”, scrivono i commissari dem. “Noi pensiamo, e lo riaffermeremo nella relazione di minoranza, che anche altri siano stati i filoni che guidarono quelle stragi: filoni legati alla volontà di indirizzare e orientare il corso politico del Paese. Velabro, San Giovanni in Laterano, Via dei Georgofili, Via Palestro, il mancato attentato allo Stadio Olimpico possono avere avuto connessioni e disegni con le stragi di Palermo. E non sarà consentito a nessuno, tantomeno a questa destra, scrivere a proprio piacimento la storia del Paese, occultando responsabilità e complicità".

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