MILANO – Il claim congressuale comunicato giusto ieri da via Bellerio è “Lega di lotta e di governo”, ma forse dovrebbe essere “di maggioranza e di minoranza”: quella dei salviniani a difesa del quartier generale e quella dei ribelli che confidano in una qualche «sorpresa», come dice il presidente della Lombardia, Attilio Fontana. Oggi e domani alle fiera di Milano Matteo Salvini dovrà vedersela con il senatore Massimo Garavaglia, che è riuscito a raccogliere le firme necessarie per sfidarlo.
Il voto per il nuovo segretario federale sarà segreto, anche se c’è chi sta cercando il modo di renderlo un po’ meno tale. Per la prima volta dopo anni Salvini rischia di dover fare i conti con un dissenso misurabile e allora tra i suoi fedeliss…
MILANO – Il claim congressuale comunicato giusto ieri da via Bellerio è “Lega di lotta e di governo”, ma forse dovrebbe essere “di maggioranza e di minoranza”: quella dei salviniani a difesa del quartier generale e quella dei ribelli che confidano in una qualche «sorpresa», come dice il presidente della Lombardia, Attilio Fontana. Oggi e domani alle fiera di Milano Matteo Salvini dovrà vedersela con il senatore Massimo Garavaglia, che è riuscito a raccogliere le firme necessarie per sfidarlo.
Il voto per il nuovo segretario federale sarà segreto, anche se c’è chi sta cercando il modo di renderlo un po’ meno tale. Per la prima volta dopo anni Salvini rischia di dover fare i conti con un dissenso misurabile e allora tra i suoi fedelissimi è circolata un’idea per tenere sotto controllo il risultato: far scrivere ai delegati il nome del vicepresidente del Consiglio sulla scheda elettorale in maniera diversa a seconda della regione di provenienza. Il meccanismo è questo: in una regione si dovrebbe scrivere semplicemente “Salvini”, in un’altra “Matteo Salvini”, altrove “M. Salvini” oppure “Salvini M.”. Tutte espressioni che indicano lo stesso candidato e che, se considerate valide, permetterebbero di distinguere i voti in base alla loro provenienza. Una sorta di codice territoriale, capace di aggirare almeno in parte la segretezza dello scrutinio. Non si potrebbe sapere con certezza come ha votato ogni singolo delegato, ma si riuscirebbe a ricostruire quanti hanno rispettato le indicazioni ricevute nelle diverse regioni. E soprattutto a verificare quali segretari regionali siano riusciti a tenere compatto il proprio gruppo e quali, invece, abbiano perso il controllo dei delegati.
La candidatura di Garavaglia, sostenuta da 82 firme raccolte in poco più di una settimana, e con ulteriori 23 che hanno ritirato l’adesione perché spaventati dal pressing dei salviniani, ha cambiato lo scenario. Il senatore lombardo non parte certo favorito, ma la sua presenza obbliga il congresso a una votazione nella quale i malumori potrebbero emergere senza che nessuno debba esporsi pubblicamente. Lo scopo è superare il 30% dei consensi, coagulando il dissenso e certificando l’esistenza di una minoranza organizzata. Il sistema delle diverse grafie, tuttavia, non sarebbe applicabile ovunque. Due le eccezioni più significative: Lombardia e Veneto. Nella prima, dove Garavaglia ha raccolto ben 55 delle firme necessarie alla candidatura, il segretario potrebbe addirittura finire in minoranza. In Veneto, invece, l’orientamento generale è di votare scheda bianca, evitando di schierarsi apertamente. Due situazioni nelle quali il sistema di controllo rischia di rivelare soprattutto la debolezza del segretario.
C’è poi un altro aspetto che promette di alimentare la tensione congressuale. I delegati vicini a Garavaglia intendono chiedere che venga introdotto esplicitamente il divieto di portare lo smartphone nella cabina elettorale, per impedire che qualcuno possa fotografare la scheda compilata e mostrare successivamente la prova del proprio voto. Una precauzione che, nelle intenzioni dei promotori, dovrebbe garantire la libertà di scelta dei delegati, evitando qualsiasi forma di verifica. «Le cabine saranno aperte così da non avere dei retroscena imbarazzanti», spiega lo stesso Garavaglia parlando a SkyTg24. «La Lega deve essere forte, con una voce sola, compatta, unita e determinata», confida Salvini. Anche se intanto di chat in chat gira già una lista ufficiosa di nomi di parlamentari accusati di aver tradito o non sostenuto abbastanza il Capitano, e che si dovranno scordare di tornare in Parlamento: da Gianmarco Centinaio ad Andrea Ostellari, da Stefania Pucciarelli a Vannia Gava.