Caro Francesco, mi perdonerai l’intrusione, ma è per manifestarti (una tantum) il più profondo dissenso. Veltroni aveva mille e una ragione. Di Renzo Montagnani conservo il ricordo ginnasiale di un irripetibile Zeno Cosini nella riduzione teatrale di Tullio Kezich. Correva l’anno 1978 e il palcoscenico era quello dello Stabile di Trieste con la regia di Franco Giraldi. Insomma, è stato un grande attore, e forse pure qualcosa di più. Per il poco che vale, te lo giuro.
Gianni Cuperlo
Caro Gianni, avevi 16 anni e Svevo per Trieste era come la Madonna per Lourdes. Renzo Montagnani, che aveva già 48 anni, in quello stesso 1978 interpretò L’insegnante viene a casa, L’insegnante va in collegio, La soldatessa alle grandi manovre, La soldatessa alla visita militare, Il ginecologo della mutua. Faceva anche cose più interessanti e più impegnate, ma così si affermò e così è ricordato, come il bravo caratterista del “cinema osé”. Ricevo molte lettere che ricordano le sue difficoltà familiari. Cap…
Caro Francesco, mi perdonerai l’intrusione, ma è per manifestarti (una tantum) il più profondo dissenso. Veltroni aveva mille e una ragione. Di Renzo Montagnani conservo il ricordo ginnasiale di un irripetibile Zeno Cosini nella riduzione teatrale di Tullio Kezich. Correva l’anno 1978 e il palcoscenico era quello dello Stabile di Trieste con la regia di Franco Giraldi. Insomma, è stato un grande attore, e forse pure qualcosa di più. Per il poco che vale, te lo giuro.
Gianni Cuperlo
Caro Gianni, avevi 16 anni e Svevo per Trieste era come la Madonna per Lourdes. Renzo Montagnani, che aveva già 48 anni, in quello stesso 1978 interpretò L’insegnante viene a casa, L’insegnante va in collegio, La soldatessa alle grandi manovre, La soldatessa alla visita militare, Il ginecologo della mutua. Faceva anche cose più interessanti e più impegnate, ma così si affermò e così è ricordato, come il bravo caratterista del “cinema osé”. Ricevo molte lettere che ricordano le sue difficoltà familiari. Capitarono anche a Ennio Flaiano, che però non si specializzò nella serie di Giovannona coscia lunga. Tutti ci portiamo addosso le altre vite che avremmo potuto vivere. E in molti abbiamo visto la faccia cinematografica della gioia in certe sequenze di Lilli Carati, poi costretta al porno dalla durezza della vita. Ma non penso che bisognerebbe assegnarle un Oscar alla carriera che non ha vissuto. Ecco, facciamola finita con la beatificazione dei morti.
Caro Merlo, Kimi Antonelli aveva con Mercedes un contratto di circa 2 milioni l’anno che è già passato a 10 milioni l’anno più annessi pubblicitari e la scelta immediata di risiedere a San Marino, anche se il principe di Monaco aveva aperto le porte pure a lui. Possibile che non ci sia un campione italiano che dica sono italiano, resto in Italia e pago le tasse italiane, come tutti i dipendenti e pensionati! Ho letto che il padre aveva già avviato attività redditizie in loco e lui si è limitato al ricongiungimento famigliare!!! Ma perbacco un po’ di dignità italiana!
Cav. Dott. Rag. Guido De Santis — Gussago(BS)
Kimi non somiglia all’Italia malandrina e non dovrebbe essere additato come furbacchione dall’Italia che si erge a “polizia morale”. Kimi (come Sinner) è uno dei tanti arcitaliani che hanno scelto di vivere all’estero per comodità e per convenienze anche fiscali, e lei con i suoi titoli maiuscoli e i suoi punti esclamativi, caro Cav Dott Rag De Santis, è uno dei tanti arcitaliani che cerca nella ricchezza altrui le evasioni e le indegnità che non ci sono.
Caro Merlo, “Se non vi sta bene come presiedo, quella è la porta”: sono le parole a dir poco villane del presidente della Commissione Covid, Lisei (FdI), rivolte all’ex ministro Speranza. Bignami (anche lui FdI) ha infierito: “Cosa nasconde, onorevole?”. L’estremismo no-vax giustifica anche la prepotenza?
Mirella Serri
Vedere il bravissimo Roberto Speranza aggredito, processato e insultato dai nemici della scienza e dai politici No-Vax è come vedere Gulliver immobilizzato dai lillipuziani.