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Venuti, l'autogol e l'abbraccio di Vlahovic: "Sognavo un finale diverso"

L'esterno della Fiorentina è stato protagonista in negativo infilando nella propria rete il pallone che ha regalato alla Juve la vittoria nella semifinale di andata di coppa Italia. A fine partita l'ex compagno in viola lo ha consolato
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Quando il 29 settembre 2009 Stevan Jovetic faceva il fenomeno e la Fiorentina batteva il Liverpool in una notte di Champions indimenticabile per Firenze e i tifosi viola, in uno stadio Franchi gremito in ogni ordine di posto, lui era lì. A bordo campo, coi suoi 14 anni, come raccattapalle prestato dal settore giovanile viola. Lorenzo Venuti, "Lollo", è arrivato nel club del suo cuore quando aveva soltanto 9 anni. Un bambino che si mise in mostra in quello che sarebbe stato il suo stadio, quando indossava la maglia dell'Ideal Club Incisa. Segnò a raffica in una partita sotto gli occhi della dirigenza viola, quando giocava nella categoria Pulcini. E la Fiorentina decise di prenderlo subito, per poi farlo crescere e maturare. Lui, nato a Montevarchi e poi trasferitosi proprio a Firenze. Dove ha visto i suoi idoli arrivare e andare via. Mentre agitava il telo della Champions a centrocampo, insieme ad altri ragazzi che come lui sognavano ma che chissà adesso dove giocheranno.

Perché Venuti è uno su mille, che ce l'ha fatta coronando il sogno di Lorenzo bambino. La lunga trafila nel settore giovanile viola, i prestiti tra Pescara, Brescia, Benevento (protagonista della promozione in Serie A e voluto dall'allora allenatore Baroni) e Lecce. Alla ricerca di maturità, di continuità ma anche di sè  stesso.

Fin quando non arriva la chiamata giusta e può finalmente esordire con la maglia che ha sempre amato e sognato, quella viola. Prima Montella e poi proprio Cesare Prandelli che quel 29 settembre 2009 era l'allenatore della Fiorentina e che dieci anni dopo si sarebbe ritrovato ancora lì, chiamato da Rocco Commisso dopo l'esonero di Iachini e l'incubo retrocessione.

L'immagine della gara di Coppa Italia è Venuti che piange mentre Vlahovic lo consola. Al 91' di una sfida inchiodata sullo zero a zero, al Franchi, c'è il suo zampino nello sfortunato autogol che ha consentito alla Juventus di vincere la semifinale d'andata al termine di una sfida che segnava il ritorno per la prima volta di Vlahovic a Firenze. Ed è proprio il serbo che lo abbraccia, gli sussurra parole affettuose e di conforto. "Sognavo un finale diverso" ha scritto sui social l'esterno viola. Venuti e Vlahovic hanno condiviso lo stesso spogliatoio fino a poco più di un mese fa. E se Milenkovic e Igor sono stati gli assoluti eroi dei tifosi viola, capaci di annullare la prestazione di Vlahovic, per Venuti rimarrà una gara da incubo. Perché la sconfitta è arrivata nel finale, perché adesso per la Fiorentina sarà tutto maledettamente più complicato in Coppa. Perché soprattutto contro la Juventus.

E Venuti sa che questa gara non sarà mai come le altre per il popolo viola. Lui che ha fatto della sua carriera il senso di appartenenza. Adorato dagli ultras, vero punto d'unione tra la squadra e la tifoseria. Preso a esempio davanti a tutti i suoi compagni di squadra dalla Curva Fiesole quando nel ritiro estivo a inizio stagione i tifosi chiesero alla Fiorentina di onorare la maglia e di dare sempre tutto sul campo a prescindere dal risultato finale.

Il tecnico Italiano lo aveva mandato in campo a inizio ripresa, perché Odriozola si era infortunato. E Venuti fino a quel momento aveva spinto e coperto come richiesto, senza sbavature. Una gara inchiodata su un equilibrio che pareva reggere. Fino a quell'autogol che rimarrà nei suoi occhi a lungo. E chissà se le parole di Vlahovic l'avranno davvero consolato. In fondo Lollo lo sa: l'unico modo per cancellare quanto accaduto è quello di rifarsi, sul campo, provando a dare tutto sé stesso. Come vorrebbero i fiorentini, come vorrebbe rimediare anche Lorenzo. Dopo le lacrime, è il tempo del riscatto.

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