Milano — Tutto in una notte. Olga Kharlan, fuoriclasse della sciabola, simbolo dello sport ucraino, sette ori tra Olimpiadi e Mondiali, va a letto convinta che potrà negare la stretta di mano alla russa Anna Smirnova, che le tocca incontrare nel primo turno del torneo di sciabola ai Mondiali di Milano. Nel frattempo la famiglia si rifugia per tre ore in un rifugio sotterraneo a Mykolaiv, il governo ucraino decide di dare il via libera ai suoi atleti, che possono tornare ad affrontare russi e bielorussi in gara come neutrali, e la federazione mondiale di scherma cala all’improvviso una nuova regola: torna la cavalleresca stretta di mano alla fine di ogni assalto, cancellando la disposizione dell’era Covid che permetteva il tocco con la lama. Il giorno dopo Olga si presenta, in pedana, vince, nega la mano, e quel punto inizia un balletto macabro con la pedana occupata per tre quarti d’ora per protesta dalla russa, e la squalifica shock dell’ucraina. Finisce con due ragazzi in lacrime: Olga, e il fidanzato Gigi Samele, vicecampione olimpico della sciabola, che in serata scrive un post rovente contro “un sistema dove la prepotenza vince sull’onestà”. Tra le voci impazzite che si rincorrono, c’è pure quella di dirigenti internazionali che assicurano “dobbiamo fare così sennò ci tagliano la testa”.
Olga Kharlan ha il viso bagnato dalle lacrime. La tuta giallo-azzurro, i capelli raccolti, la voce dolce ma ferma. Due settimane fa un drone ha sfiorato la sua casa di Kiev.
Mondiali di scherma, squalificata l'ucraina Kharlan: non ha stretto la mano alla russa Smirnova
Olga, peggio non poteva finire il vostro ritorno in gara contro i russi.
“È ingiusto che i russi gareggino, che noi dobbiamo affrontare gente che rappresenta quel paese. È ingiusto che loro siano in Italia, che gli siano stati concessi i visti. Non distruggono solo il mio paese, la sua gente, sono dei killer: ora distruggono anche la nostra scherma. È un fatto”.
Cosa è successo in pedana con Anna Smirnova?
“Non potevo fare diversamente. Dopo il match le ho porto la lama, non la mano, un tipo di saluto permesso durante il Covid, ma nella notte hanno cambiato la regola, perché sapevano che sarebbe successo. L’arbitro mi ha detto “va via dalla pista”, e la russa ha cominciato una protesta inaccettabile”.
Come ha saputo della squalifica?
“Mi stavo riscaldando per l’assalto successivo, poi quando ero già nella camera di chiamata mi hanno detto che mi avevano dato la black card. Mi aspettano due mesi di squalifica, ma credo saranno di più. E pensare che il giorno prima avevo anticipato il mio gesto, e un dirigente di altissimo livello mi aveva dato un parere positivo. Chi? Il presidente (Emmanuel Katsiadakis, n.1 ad interim al posto dell’oligarca Aliser Usmanov, sospeso, ndr)”.
Secondo lei è stata una decisione politica?
“Naturalmente. Quando hanno deciso di riammettere i russi come neutrali, ho chiesto alla federazione: “Se lo sono davvero, devono firmare una carta che prova la loro neutralità”. Ho visto una foto di questa atleta, Anna Smirnova, che ha un fratello al fronte, che combatte in Ucraina. Ora lei ha cancellato quella foto, ma il problema resta. Dovrebbero essere neutrali, ma non lo sono. Sono supportati dal governo. Non possono dire niente perché sono spaventati. Hanno le famiglie lì, ok, ma allora che dire se gli ucraini non vogliono stringere loro la mano?”.
Il suo fidanzato Gigi Samele era in lacrime, all’inizio della guerra la aiutò a portare in Italia sua sorella e il figlio. E lei si allena a Bologna.
“Gigi è totalmente coinvolto dal 24 febbraio 2022, questa guerra è anche la sua. Non avrei voluto che vivesse questo, perché sta male. Gli ho detto di tirare anche per me, dobbiamo lottare come mai prima. È una merda questa guerra, ma forse un giorno il mio gesto farà storia, e avrà aiutato a cambiare il sistema”.
Nel tennis russe e ucraine giocano, anche se non si stringono la mano: cosa vi manca nella scherma?
"Nella Wta hanno cambiato la regola, e lasciano che le giocatrici non si stringano la mano. Nella Fie non succede perché sappiamo come vanno le cose qui... Non potevo comportarmi diversamente: prima dell’assalto ho pensato alla gente che muore, e mi sono detta: ‘questo è il mio nemico e devo affrontarlo’. Non mi pento, mi hanno scritto anche dal fronte per ringraziarmi”.
Ma riesce a vedersi tra un anno nel villaggio olimpico di Parigi coi russi?
“Voglio andare in pedana per l’Ucraina. Dietro ogni atleta che sarà a Parigi ci sarà una storia enorme, cominciata il 24 febbraio 2022. Ogni ucraino sacrifica qualcosa, anche amici e parenti. Partecipare alle Olimpiadi sarà un modo per dire: ‘Stiamo combattendo, siamo dei fighters’. Quel che ho dimostrato in pedana, anche se non mi hanno permesso di vincere”.